Monthly Archives: Marzo 2014

silloge (parte prima)

1)

Bevete pure la vita con ghiaccio e gin e riflettete il viso nei vuoti bicchieri non sapendo più nulla del vostro nome.

2) Guardare le vetrine, assistere al vortice umano oscillare tra i due poli della strada e osservare nell’intatto minuto la miseria.

So di avere quanto basta nella borsa e qui un fazzoletto pronto all’uso di un eventuale addio, ma è certo che lo userò per il naso.

Passeggiamo io e te, in ogni angolo di strada a cercare disperatamente bellezza, quella che non vuole denaro alle sue celebrazioni.

È così che lo scoiattolo ci viene a salutare, si lascia guardare nell’impacciata simpatia e ridiamo del nulla, la nostra semplice presenza.

Solo perché c’è un qui, ed ora, e un futuro che sfugge all’uomo, solo perché sei tu che intenerisci le mie angustie rivelazioni.

Questa è la freccia che cattura il tempo eterno appeso al muro delle nostre case già cambiate, freccia che restaura le speranze nei cassetti.

Guardare le vetrine, assistere al vortice umano oscillare tra i due poli della strada e osservare nell’intatto minuto...

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Con andamento lento

Andare dove porta il sentiero d’alta montagna, faticoso e vero.

 Con andamento lento. 

Sentire i tuoi passi grattare i sassi.

Con andamento lento. 

Ascoltare il silenzio strano del mondo montano.

Con andamento lento. 

Alzare lo sguardo verso la corona di vette che toccano il cielo…

E andare oltre la severa barriera, verso altri orizzonti…

Con volo di farfalla.

 

 

 

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non vita

 

Io perduta, impotente, senza scheletro Amaca di carne, pesante. È come se svolasse la vita: ragnatele le vene inudibili lotte le lacrime. Mentre il mondo fuori È gravido come la piena, mentre crudele è la finestra, sento una pioggia di rabbia, col suo passo a granelli, infittirsi e inchiodarmi alla mia angoscia del vuoto.

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poesie

Le voci sparse

Voci tronche, fuggitive, gemiti tenebrosi e fatati. Allucinate voci della pena e della solitudine, prigioniere senza pace né espressione. Vogliono parole e geometrie nitide. Sono le labbra incise dei legni brunastri, pallide, potenti! Sono le voci dei bambini non nati voci tronche, morate in calici fermi. Voci mute dalle sfumate macchie Angeli fermi nella notte stellata? dei giorni fertili della terra? Serafini ciechi di paradiso lasciarono lacrime scure di cristallo. Impronte vermiglie, scie argentee lasciarono le voci tronche di passione. Bianco sospira il vento nel sentiero di neve L’ angolo della colpa

Per essere in un angolo della terra, nella sera bruciante di un giorno di maggio fra ciliegi fuggenti. Pene iridescenti, feste livide, colpa per essere nell’officina della mitologia, negli specchi del sogno e degli alati che squamano. Colpa per essere nella terra che brucia, fra i cerchi della luna, dove brilla una gemma bianca che fugge nei navigli dell’acqua ferrea.

Lei

Come prigioniero, coi muri intorno di case, di ferro - niente si vede , niente si può - Debbo liberarti piccolo uccello, bambina fragile soave sinuosa, aria che anela...

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per il mare

Tre volte il fé girar con tutte l’acque; a la quarta levar la poppa in suso e la prora ire in giù, com’altrui piacque, infin che ‘l mar fu sovra noi richiuso.   Inferno Canto XXVI

 

 

 

Caro Giordano, non sono a casa mia. Ho dormito qui. Mi è venuta voglia di scriverti. Ho trovato questo pezzo di foglio a quadretti e una penna. È anche macchiato. So che non baderai alla forma. Sarà come parlarti.

Piove. Di certo fuori c’è profumo di terra bagnata. Dalla finestra il muro di verde distende le foglie. Come un gatto si allunga quando lo spazzoli. L’acqua è la striglia. In questa camera c’è odore macerato di umori e malattia. È  un’estate meticcia. Un tempo originale quest’anno. È mattina. Il tè fuma nella tazza e Maria muore nel letto. È anziana lo so.

Mentre mettevo il miele di castagno nel tè, mi è tornata in mente una mail che...

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la vita di noi

Amore è costruzione di futuro, mi dici.

Mi chiedo che vuol dire costruire futuro, quando mi smantello nei giorni, ovunque consumati senza lasciare avanzi.

Amare, libertà: di essere. Ma prima e comunque, imparare, donne, a riempirci la vita: di noi.

Provarci, pure col sorriso spaccato a metà. Scorrere fiumane: noi lo sappiamo. E non farci bastare una sola frontiera.

Milano, 11 gennaio 2014

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biografia Michele Pandolfo

Michele Pandolfo consegue nel 2009 la laurea specialistica in Filologia moderna presso l'Università degli Studi di Trieste con una tesi dal titolo "La letteratura italiana della diaspora somala: voci postcoloniali al femminile". Ora è dottorando di ricerca presso l'Universita degli Studi di Udine in "Storia: culture e strutture delle aree di frontiera". Le sue ricerche riguardano la storia coloniale italiana in Africa, con uno sguardo mirato alla Somalia, gli studi sul postcolonialismo italiano e le sue rappresentazioni culturali, i fenomeni diasporici e le questioni di genere.

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biografia Angela Caputo

Angela Caputo è nata nel 1985 a Bari. Ha conseguito la laurea triennale in Scienze della Mediazione Linguistica presso la Scuola Superiore per Mediatori Linguistici “Carlo Bo” (Bari) e la laurea specialistica con lode in Lingue e Culture Europee e Americane presso la Facoltà di Lingue e Letterature Straniere dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”. Nel corso dell’ anno accademico 2012/2013, ha frequentato il Master di II livello in Traduzione di Testi Postcoloniali in Lingua inglese presso l’'Università degli Studi di Pisa, durante il tirocinio del quale, sotto la guida del Prof. Andrea Sirotti, è stata impegnata nella stesura di un saggio critico e di commenti bio-bibliografici per le riviste “Soglie” ed “El Ghibli”.

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biografia Roberta Sala

Roberta Sala nasce a Voghera, in provincia di Pavia, nel 1987. Dopo essersi diplomata al liceo classico, consegue la laurea triennale in Lingue e Letterature Moderne presso l’Università degli Studi di Pavia, con una tesi sulla resa melodrammatica del celebre romanzo di Mary Shelley, Frankenstein. In seguito, nel 2012, si laurea con lode in Traduzione all’Università degli Studi di Torino, sottoponendo all’attenzione della commissione un lavoro critico sulla poetessa russa contemporanea Nina Iskrenko. Per effettuare le ricerche sull’argomento trascorre alcuni mesi a San Pietroburgo, seguendo corsi di lingua e letteratura presso il Dipartimento di lingua russa per stranieri dell’Università Politecnica. Durante l’anno accademico 2012/2013 frequenta il Master in Traduzione di Testi Postcoloniali all’Università degli Studi di Pisa, cui segue uno stage di tre mesi nella redazione della casa editrice milanese Marcos y Marcos. Attualmente sta svolgendo un dottorato di ricerca in slavistica presso l’Università degli studi di Torino,...

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Oppressione e fuga: cenni di ribellione femminile nei versi di Nina Iskrenko

«Но Нина ушла и праздника не стала»[1], afferma Evgenij Bunimovič, letterato e amico di Nina Iskrenko, in un articolo scritto in memoria dell’autrice subito dopo la sua scomparsa prematura. A partire dagli anni ’90, infatti, grazie al dinamismo che la contraddistinse nei versi, così come nelle azioni letterarie che era solita organizzare, la poetessa fu riconosciuta dagli altri membri del Klub Poezija come il vero e proprio leader spirituale del gruppo. Al punto che, dopo la sua morte, anche il Klub cessò di esistere. La vitalità dell’autrice si manifesta in particolare in una spinta energica verso la sperimentazione, che tocca ogni livello della sua opera. All’interno dei testi, infatti, la Iskrenko ricrea una dimensione frammentaria e anarchica, fondata sull’armonia di elementi eterogenei e opposti tra loro. L’ironia, in questo universo caotico e irrazionale, prende il posto del giudizio morale, e risulta fondamentale al fine di ribaltare...

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