Monthly Archives: Aprile 2019

La giusta dose

(…) La vecchia signora non riusciva a dormire,
faceva i conti con il proprio numero periodico,
forse rendendosi conto adesso, di fronte a una notte angolosa,
che vivere è dividere numeri primi tra loro. (…)

Julio Monteiro Martins – L’Amore Scritto

La giusta dose

In campagna la notte è più nera.
Nemmeno la luna adesso.
Una civetta canta.
Una vecchia conta.
Non hanno sonno.

Anna, Livia, Carlo del Bardo, Milvia, Alberto, Primino, Assunta. Quelli che stavano al Cerageto. Tutti morti.

La mia maestra, Licia Consoli. Aristide, Maria, Miretta, Alcide che andò in America. Costanza. Mario. I miei compagni di scuola.

Dino il prete che gli garbavano i maschi. Oreste il fascista. Mia madre e il suo alito di cipolla. Marta col labbro leporino. Lo zio Beppe. Il castagno davanti casa. Il cane-pecora che era di tutti.

Ad Ann Diamond

Così tanti suoni si rincorrono
tra i rami degli alberi
toccati dal vento. Così tante storie
vengono narrate all’ombra
d’un cipresso, gli sguardi al galoppo
nel chiaroscuro un cortile
è avvolto nel sonno; polvere, cenere
in un libro recluso nell’antichità,
lacrime liquide, maturo il frutto.
Pioggia del Canada in un ricordo
sbiadito nel vetro. Fiumi, partoriti
nella notte senza nome una montagna
in un cerchio di penombra, sollievo
tocca il vertice d’una campana
sfiora nel vento un rantolo, nelle ossa,
penetra il freddo stridulo, sotterfugio
nei rioni spesso soli e abbandonati
là vivono poetiche visioni, una donna
vestita di cielo una melagrana con abito
forbito d’anima, nel cuor benedicente
d’autunno e di vocabolario.

FABIO STRINATI ...

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Il caffè parla africano

Il caffè è una tregua. Una pausa che ci concediamo, da soli, o in compagnia, nel turbinio delle incombenze quotidiane. Canta Mahmud Darwish in una sua poesia: “Voglio l’odore del caffè. Voglio cinque minuti. Voglio cinque minuti di tregua per il caffè.”

La mia tregua è iniziata a 24 anni. Prima, c’era solo un odore fastidioso in cucina quando la moka emetteva il suo borbottio, che il mio stomaco adolescente mal sopportava. A 24 anni è arrivato il primo lavoro, il pranzo in mensa con i colleghi, e il rito del caffè dopo pranzo. Accompagnavo i colleghi al bar accanto, e restavo senza bere nulla. Impossibile continuare a osservare a lungo: un giorno ho ceduto al caffè. E ho scoperto che mi piaceva. Parecchio. Oggi, 20 anni e molti caffè dopo, appena...

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