meltemi

Helene Paraskeva
Meltèmi
LietoColle     2009

raffaele taddeo

“Cerco parole che rimarginano,/…./inseguo soavi verbi,/ Soffici, morbidi, delicati,/…/trovo sempre/…/le altre,/ quelle che lacerano,/ e graffiano.”  Sono alcuni  versi della poesia “scava-scava”, che stanno ad indicare lo scarto fra l’immagine  che Helene Paraskeva si era fatta, o che ancora rimane come nostalgia, della poesia  e la sua pratica poetica.
Ciascuno pensa che la poesia sia un trovare parole dolci che consolano, ma il vero poeta difficilmente può esprimere versi confortanti perché la poesia si palesa là dove c’è dolore, sofferenza o ingiustizia.
I miei giovani allievi, quando insegnavo loro i versi di Leopardi, mi chiedevano sempre ragione del fatto che i poeti erano sempre tristi. Domande ingenui, scaturite da cuori e menti ancora adolescenti, ma che chiaramente avvertivano lo scarto fra il divertimento, la pomposa espressione di versi solo sonori  e la poesia.
In effetti la silloge della scrittrice di origine greca propone versi che non consolano, ma che si rivelano per lo più  sottilmente amari, attenti alla vita di questo mondo che non promette nulla di buono.
Questa raccolta di poesie si struttura su tre nuclei di contenuto: a) un gruppo di versi incentrati sul problema della migrazione e del perpetuo disagio  dei migranti; b) un secondo gruppo di composizioni, poche ma interessanti, incentrate sull’essere del poeta, che esprimono sotto molteplici aspetto la poetica di Helene Paraskeva; c) un gruppo consistente di composizioni spurie, cioè non conglobabili sotto una tematica unitaria.
Le poesie che trattano il tema della migrazione sono di vario genere e colgono più il sentimento di amarezza che sente il migrante perché incompreso piuttosto che una vera e propria sua sofferenza.
“Xenitià [la migrazione], subisco i tuoi frastuoni, …/ e spesso  mi domando/…/ perché la mia umanità ti sfugge e non mi riconosci.”   Oppure viene messo in evidenza il fastidio degli autoctoni nei confronti degli stranieri “e la Capitolina – faccia di bronzo –/ rassicura i figli/ Sono migranti, passano come gli stormi”. Durissima e acida è la presa di posizione contro l’ingiustizia “L’ira nera/ contro gli ingiusti/ che fanno oro del pane/ e intanto/ – fra tè verde e pasticcini rosa -/ parlano d’altro.” Ancora più incisivo è la poesia “Io non sono razzista…ma”, titolo che prende il nome dall’ultimo verso e mostra l’ipocrisia di chi ha un comportamento xenofobo, dimentico della sua storia e si difende col proclamarsi …non razzista.
Significative sono le poesie che trattano dell’essere poeta perché affrontano sia il tema della forma della poesia che della poetica stessa. “Le parole che lacerano e graffiano”  stanno proprio ad indicare la veste formale che acquistano le composizioni di Helene Paraskeva pur nella ricerca di soavità e delicatezza. La poesia “Identità nascosta” mette a fuoco da una parte gli elementi da cui si trae la poesia – “Lì ho nascosto il cuore,/sotto una lastra,/ fra i mostri mitici di marmo, /delle grotte marine.” – e affiorano alla mente i versi di Ungaretti nella poesia “Il porto sepolto”- , dall’altra si evidenzia  la separatezza del poeta rispetto agli altri perché “…trovo/ che gli occhi del poeta / si disfano, si sciolgono./ Solo per diventare perle.”  E’ da prestare attenzione alla espressione “i mostri mitici di marmo”, che stanno ad indicare una delle fonti, i miti, da cui attinge la poesia della scrittrice di origine greca.
L’ultima poesia di questa triade dal titolo “Scrivi” indica l’incapacità del poeta di resistere alle pressioni che le contraddizioni della società rovesciano sul poeta che ne viene inghiottito trasportato, incapace di rimanere in disparte, distaccato.
Il terzo gruppo di poesie è meno impegnativo, non perché meno profondo ma perché più lieve e più quotidiano.
Delicata e attraente è la poesia “La libreria” dove il legame affettivo con i libri si traduce nella loro personificazione
Non manca anche la sperimentazione linguistica nella commistione fra inglese italiano in “Vacanza estiva”.
Non si notano elementi metrici particolari e tuttavia se alla prima lettura la versificazione può sembrare solo semplice,  ad una lettura ripetuta la poesia risulta anche  intensa e suscettibile di approfondimenti.
Helene Paraskeva   che fino ad ora si era cimentata nella prosa dimostra che può,  con risultati più che apprezzabili, esprimersi in poesia.

21-12-2009