Stanza degli ospiti

Ampie vedute su un piccolo vuoto

Sono una persona di ampie vedute, ma ci sono fatti e impressioni che non posso ignorare.
I miei vicini non mi piacciono. Quello della porta di fronte è un meridionale, anzi a dire il vero è proprio un terrone. Lascia sempre l’auto troppo vicina al mio posto macchina, faccio fatica a parcheggiare. Parla sempre a voce alta e ha l’aspetto di uno che non si lava. È pieno di peli che pare uno scimmione. Meno male che tra qualche mese se ne va.
Al piano sotto ci sono i baluba indiani. Sono in quattro: marito, moglie e due ragazzi giovani. Un paio d’anni fa è arrivato il padre che non faceva altro che farmi vedere le foto dei figli. Poi sono arrivati i figli. La ragazza, forse sedicenne ma forse anche più giovane, era bellissima ma in capo a un anno è sfiorita. Per forza, suo padre è un bastardo che, al posto di farla studiare, l’ha mandata a lavorare da una famiglia di bastardi italiani che la sfruttavano per tre soldi. Passava la vita a pulire e al ritorno suo padre la picchiava (e chissà cos’altro le faceva) e le rubava i soldi per andare a bere con gli amici, che poi. Ubriachi, portava a casa. Ho trovato la ragazza più volte sul pianerottolo in lacrime. Non so più quante volte gli ho augurato di finire sotto un tir. E, guarda un po’, una sera, mentre ubriaco fradicio attraversava in bici il passaggio a livello, è passato il treno. Lo hanno raccolto sulle rotaie pezzo a pezzo per centinaia di metri dal luogo dell’incidente. La figlia ha pianto un paio di giorni e ora ha ritrovato il radioso sorriso della prima volta che l’avevo vista. Lei, suo fratello e sua madre sono rinati e l’altra settimana hanno traslocato. Mi hanno chiesto in regalo i mobili che avevo in soffitta. Mi hanno spiegato che il loro cugino ricava letti dalle ante degli armadi. Sarà un fachiro. Comunque glieli ho dati perché tanto li dovevo buttare e così ho avuto lo sgombero gratis.
C’è la sudamericana che si è fidanzata con il settantacinquenne che l’ha comprata per fingersi giovane e lei gli ha scodellato il bambino per assicurarsi matrimonio e pensione (quella del vecchio). Intanto i due bambini che già aveva, siccome non le servono più, li guarda una volta ogni tanto e, per ricordarsi che esistono, li prende a cinghiate.
L’asiatica che ha l’impresa di pulizie, quella sì che è furba. Ha sfruttato un piccolo incidente accaduto in classe a sua figlia per fare causa alla scuola e ai professori. L’ha portata al pronto Soccorso a tre giorni dall’incidente avvenuto durante l’intevallo. Nel frattempo le ha insegnato a mentire e a fingere di avere chissà quale commozione cerebrale per estorcere soldi all’assicurazione della scuola. La bambina ha sette anni.
Ogni volta che vado al centro odontostomatologico per l’apparecchio ai denti dei miei figli c’è una coda infinita di extracomunitari e di gente con figli disabili. E come sono arroganti! Fanno di tutto per passarti davanti, con la scusa che devono andare a lavorare o che hanno fretta o che il loro figlio down deve andare a lezione. Come se io non lavorassi e i miei figli fossero esonerati dalla frequenza scolastica. Sono tanti, sempre di più. Hanno monopolizzato la sanità pubblica, così noi paghiamo le loro cure e poi dobbiamo andare a fare gli esami e le visite privatamente.
L’elemosina la do, ogni tanto. Ma mica posso elargire euro a tutti i mendicanti che incontro, altrimenti finirò io a chiedere la carità.
Ci sono quelli bravi, discreti. E invece c’è quello che incontro sempre in centro. Si avvicina cantilenando una frigna incomprensibile e insiste che vuole qualche soldo per mangiare. Però se gli dai solo cinquanta centesimi smette di piagnucolare e sibila una frase cattiva nella sua lingua. Un po’ come la zingara al semaforo che ti maledice se non le lasci almeno due euro.
Il tizio fuori dal supermercato, che è grande e grosso, aspetta sempre che abbia finito di sistemare i sacchetti nel baule e poi viene a chiedere oppure vuole mettere a posto il carrello per prendere la monetina. Ma scusa, non potrebbe venire ad aiutarmi al posto di avvicinarsi solo quando ho finito di caricare la spesa in macchina?
E al ristorante quando arrivano al tavolo mentre stai mangiando e ti dicono che hanno fame? O quando mandano in giro per i tavoli i bambini piccoli tutti sporchi e bisunti, poverini, con in mano un bicchiere di plastica nero e lercio? Non è orrendo continuare a mangiare senza dare almeno cinquanta centesimi? Ovvio che ti senti in colpa. Lo fanno apposta.
Poi ci sono quelli che hanno conquistato un posto al sole o addirittura fatto i soldi, che sono di un’arroganza insopportabile.
Eccoli lì, come diventano, quando si inseriscono nella società. Diventano come noi.
Tante volte mi chiedo come mi tratterebbero se i nostri ruoli fossero invertiti. Male, credo, e anche peggio di come li tratto io. In fondo sono una femmina, non avrebbero per me la medesima compassione. Nei posti da dove vengono loro il rispetto per le donne non esiste.
E quelli che vengono qui a predicare la loro religione e pretendono che le loro donne vadano in giro con il velo e chissà se sono terroristi? Arrivano a casa nostra e vogliono tutti i diritti e poi tu vai nel loro paese ed esigono che rispetti al millimetro le loro regole. E la nostra libertà va a farsi benedire.
Certo, mi dispiace per quelli che approdano con i barconi della speranza, ma possiamo permetterci di tenerceli tutti? Saranno tutti profughi o tra loro si nascondono i terroristi?
Mi devo fermare, perché non so se sono capace di smettere.
Viviamo in tempi ambigui e ambigui noi siamo. No è forse così? ”Alla lunga”, diceva Emil Cioran, “la tolleranza genera più mali dell’intolleranza”.
Sono una persona di ampie vedute, o almeno me la racconto così.

L'autore

Clementina Coppini

Clementina Coppini

Laureata in lettere classiche da oltre vent'anni, durante i quali ho dimenticato pressoché tutto quello che sapevo, non ho molto da dire su me stessa. Scrivo per giornalettismo.com, mondointasca.org e grey-panthers.it, per il Cittadino, giornale di Monza, la mia città, e per Vivere, rivista della Brianza, la mia terra. Prima ho collaborato con tante riviste e scritto tanti libri per bambini, poi sono cambiata e ho cercato cose nuove. Bisogna provare a fare tutto per diventare bravi e a me manca ancora tanta strada per diventarlo. Non credo di essere arrivata, anzi certi giorni mi pare di non essere nemmeno partita. Ho pubblicato due romanzi a puntate (un capitolo ogni domenica) su Giornalettismo non tanto per la loro bellezza quanto perché il direttore è buono e mi vuole bene, e ne sto pubblicando un terzo. Ho pubblicato un romanzo cartaceo e spero di pubblicarne altri, ma questo bisogna chiederlo al mio editore. L’ultimo romanzo lo scrivo in via sperimentale su un blog che ho fatto apposta per lui e che si chiama Pensierini di un Mandarancio (pensierinidiunmandarancio.blogspot.it). Il mandarancio sarei io, per via del nome (argh!). Per me è un grande onore scrivere su El-ghibli, che mi ha dato la soddisfazione di veder pubblicati i miei racconti ma soprattutto le mie poesie. Nessuno aveva mai fatto questo per me prima. Grazie.