Recensioni

Aukuì 1

Fatima Ahmed
Aukuí
Eks&Tra  2008

Raffaele taddeo

Fatima Ahmed, che si era già segnalata  nel concorso Eks&Tra, qualche anno fa, è apparsa sulla scena della letteratura della migrazione con questo testo che riannoda  ricordi, sensazioni, esperienze fatte dalla protagonista  in spazi molto diversi e distanti fra di loro: Asia (Cambogia), Africa (Somalia), Europa (Italia, Belgio, Olanda).

E’ un romanzo  autobiografico, né l’autrice, nata in Cambogia  e approdata alla fine in Italia, nasconde questa caratteristica del suo scritto, anche se, come in ogni autobiografia narrata, l’io e i personaggi descritti assumono sempre un alone mitico che li distanzia  dalla realtà.

Le diversità spaziali che assorbono momenti significativi della vita della protagonista includono anche aspetti culturali che sono propri di ciascun luogo abitato e vissuto.  I modi di vivere, di rapportarsi agli altri,  dipendono dallo spazio e dalla cultura  che  gli uomini nella secolare storia di residenza   hanno costituito.

Sfumature di rapporto ambientale, che è insieme  antropico e culturale, fanno sì che, nonostante la guerra civile che scoppia in Cambogia, quella terra con i suoi abitanti risulti ospitale e intessuta di vita quotidiana fatta di semplici cose che denotano valori umani profondi.

Più cupa è la descrizione di vita che la famiglia di Fatima conduce  in Somalia, forse perché maggiormente gravata dalle difficoltà economiche.

L’Italia viene percepita nelle sue contraddizioni di sfruttamento, sentimenti contrastanti, ma anche di grande generosità.

La struttura narrativa gioca su continui flash back, tenuti insieme da uno speranzoso viaggio naufragato per la richiesta della figlia di assistenza al suo precipitoso parto.

I ricordi non seguono una  organizzazione cronologica   anche se formano tre grandi gruppi: Il ritorno in Somalia, passando per Aden; la vita trascorsa in Cambogia; l’arrivo e difficoltà di vita in Italia.

Questa organizzazione del tessuto narrativo rende vivace e leggera la lettura che così sembra snellita e fluida.

Un aspetto di fondo del testo che a prima vista sembra voler essere  una rapsodia di fatti e di esperienze personali è invece la delineazione della figura paterna che assume una forte valenza così che  il desiderio di narrare di Fatima Ahmed sembra  sia dovuto alla volontà di raccontare le tappe della sua liberazione dalla figura paterna piuttosto che al mero desiderio di esprimersi.

Emerge l’ossatura di un uomo, capace di rispetto e tenerezza nei confronti  della moglie, di dedizione e amore nei confronti dei figli e figlie, ma anche di attaccamento alle tradizioni, così che il rapporto educativo risulta estremamente rigido.

Un aspetto contraddittorio, anche se appena percepito, emerge da una diversità di atteggiamento delle richieste comportamentali che Mohamed, nome del padre, fa alle figlie a seconda dell’ambiente in cui si trovano.

In Cambogia, pur nella sua veduta molto legata alle tradizioni, sembra più accondiscendente e permissivo.

In Somalia, il suo comportamento è rigidissimo e non ammette trasgressioni coerentemente con la richiesta della società presso la quale è ritornato.

Lo spazio, i costumi stabilitisi dettano anche modi di comportamento ad ogni uomo, che è condizionato dall’ambiente sociale in cui vive.

Un altro elemento che rimane visibile sullo sfondo, anche se non in maniera opprimente e neppure patetica, è la zoppia della protagonista, dovuta ad una poliomielite. Fatto questo che accentua l’aspetto protettivo del padre, ma è anche elemento di frustrazione per giochi o per inciampi nello sviluppo di carriere lavorative.

Il linguaggio e semplice e fatto di periodi organizzati con una o due frasi. Difficilmente assistiamo allo sviluppo di un periodare molto articolato.   La lettura ne risulta più accattivante.

Milano  19-01-2009

L'autore

Raffaele Taddeo

Raffaele Taddeo

E’ nato a Molfetta (Bari) l’8 giugno 1941. Laureatosi in Materie Letterarie presso l’Università Cattolica di Milano, città in cui oggi risiede, ha insegnato italiano e storia negli Istituti tecnici fin dal 1978. Dal 1972 al 1978 ha svolto la mansione di “consulente didattico per la costruzione dei Centri scolatici Onnicomprensivi” presso il CISEM (Centro per l’Innovazione Educativa di Milano). Con la citata Istituzione è stato coautore di tre pubblicazioni: Primi lineamenti di progetto per una scuola media secondaria superiore quinquennale (1973), Tappe significative della legislazione sulla sperimentazione sella Scuola Media Superiore (1976), La sperimentazione nella scuola media superiore in Italia:1970/1975. Nell’anno 1984 è stato eletto vicepresidente del Distretto scolastico ’80, carica che manterrà sino al 1990. Verso la metà degli anni ’80, in occasione dell’avvio dei nuovi programmi della scuola elementare, ha coordinato la stesura e la pubblicazione del volumetto una scuola che cambia. Dal 1985 al 1990 è stato Consigliere nel Consiglio di Zona 7 del Comune di Milano. Nel 1991 ha fondato, in collaborazione con alcuni amici del territorio Dergano-Bovisa del comune di Milano, il Centro Culturale Multietnico La Tenda, di cui ad oggi è Presidente. Nel 1994 ha pubblicatp per il CRES insieme a Donatella Calati il quaderno Narrativa Nascente – Tre romanzi della più recente immigrazione. Nel 1999 in collaborazioone con Alberto Ibba ha curato il testo La lingua strappata, edizione Leoncavallo. Nel 2006 è uscito il suo volume Letteratura Nascente – Letteratura italiana della migrazione, autori e poetiche. Nel 2006 con Paolo Cavagna ha curato il libro per ragazzi Il carro di Pickipò, ediesse edizioni. Nel 2010 ha pubblicato per l’edizione Besa La ferita di Odisseo – il “ritorno” nella letteratura italiana della migrazione.