Recensioni

cercando Lindine

Valentina Acava Mmaka
Cercando Lindive
Epochè      2007

raffaele taddeo

Siamo abituati ad una tipologia di romanzo ove predomina l’azione, ove avvenimenti e fatti che accadono stabiliscono caratteristiche dei personaggi e significato della narrazione. Nella letteratura della migrazione, invece,  ci si trova spesso di fronte a strutture narrative ove gli eventi sono ridotti al minimo e spesso l’ossatura narrativa è data dalla descrizione di stati d’animo, di impressioni, dall’analisi interiore.
E’ anche il caso del testo di Valentina Acava Mmaka  che pone al centro del suo scritto l’analisi introspettiva  di due elementi tipici del vissuto di ogni migrazione, specie quando ha il carattere dell’esilio. Ogni migrante vive con sofferenza  l’allontanamento da ciò che è stabile e costitutivo e che riguarda il suo io legato alla dimensione territoriale.  L’identità, infatti, quando ci si stacca dal territorio d’origine, viene messa fortemente in crisi. Sembra che la persona si spaesi, non sappia più riconoscersi quando si separa dal territorio che le ha dato i natali.
Nel testo di Valentina Acava Mmaka  l’irriconoscibilità della propria identità viene metaforicamente simboleggiata dal cambiamento di nome.  Ruth sembra addirittura aver soffocato Lindiwe che non ha più voce neppure nella parola perché Ruth ha assunto, malamente, la lingua del paese ospitante, ed ha trascurato di insegnare alla figlia la lingua d’origine, quasi a voler dimenticare se stessa, “…tu hai lasciato che la nuova lingua inghiottisse la tua, hai lasciato che ti rendesse orfana”.
L’abbandono della lingua materna  ha quasi reso sterile, impotente Ruth perché non riesce a riconoscersi nella nuova lingua. “La lingua ALTRA è un deserto di sabbia”. E così pure non riesce a riconoscersi nel nuovo territorio: “…perché questo tempo non mi appartiene, questo luogo non aderisce alla mia pelle, le sillabe di questa nuova lingua sono troppo scivolose per restare.”
Il secondo aspetto, apparentemente secondario, ma in realtà centrale al  romanzo,  sembra   è il problema del ritorno perché proprio fatto, dopo la fine dell’aparteid , ripropone  i problemi dell’identità trascurata e sopita di Lindiwe.

“Tornare. Torno./ Quante implicazioni in questo verbo…tornare… Ora che la storia mi permette di comprare il biglietto di ritorno, penso a quale viaggio sto per compiere. Torno al mio  paese, ma torno anche ai segni di un passato e torno da un’assenza…”
I problemi che il ritorno solleva sono consistenti. Chi sta ritornando Lindiwe o Ruth? Ruth non è più Lindiwe, Il tempo, il mutamento dello spazio l’hanno modificata, così come è modificato tutto lo spazio che aveva lasciato 30 anni prima. “E se alla fine di tutte queste peregrinazioni mentali me ne restassi qui e non tornassi più? Non dovrei vedere le città cambiate…Ho davvero voglia di   ritrovare una città cambiata simile a quella dove vivo oggi?”.
Queste modificazioni pongono il dubbio della persistenza stessa dell’identità e rendono l’io estremamente incerto e angosciato nel non poter rinvenire in sé una identità che lo ponga in sintonia con un ritorno appagante. Sarà riconosciuta? Oppure nessuno si accorgerà di lei? Riconoscerà quei luoghi o gli saranno estranei.
Il narratore è consapevole delle difficoltà così che quasi a chiusura del romanzo scrive: “Avevo già raccontato storie di donne alla ricerca della propria identità che ritornano alle proprie radici, ai paesi lasciati anni prima con un bagaglio di speranze e aspettative, consapevoli che il ritorno costituiva l’affermazione di sé, il ritrovarsi, la conquista della propria identità, ed ecco che la visita di Lindiwe mi ha immesso su una strada inaspettata.Lindiwe e il ritorno impossibile”
Ogni ritorno è in sé impossibile perché non si modifica la storia e chi è partito non può rifare la storia di chi è restato. La rigenerazione, il ritrovarsi sono solo speranze utopiche, nella  accezione più letterale, cioè di un paese che non esiste, perché il ritornare aggiunge sofferenze ed ulteriore spaesamento.
Le analisi che si affrontano sono  contestualizzate nella storia del Sud Africa, dall’aparteid alla fine della segregazione razziale, con il ricordo e la riproposizione di una delle pagine storiche più significative della lotta dei neri per acquistare gli stessi diritti dei bianchi in quella parte del Sud dell’Africa.
Elementi di sperimentazione sono presenti nella organizzazione della struttura linguistica, perché si passa da flash-back riguardanti episodi storici alle analisi interiori.  Un   monologo interiore espresso in  forme dialogiche, ove  i personaggi coinvolti sono le facce   identitarie della stessa persona.

15-05-2007

L'autore

Raffaele Taddeo

Raffaele Taddeo

E’ nato a Molfetta (Bari) l’8 giugno 1941. Laureatosi in Materie Letterarie presso l’Università Cattolica di Milano, città in cui oggi risiede, ha insegnato italiano e storia negli Istituti tecnici fin dal 1978. Dal 1972 al 1978 ha svolto la mansione di “consulente didattico per la costruzione dei Centri scolatici Onnicomprensivi” presso il CISEM (Centro per l’Innovazione Educativa di Milano). Con la citata Istituzione è stato coautore di tre pubblicazioni: Primi lineamenti di progetto per una scuola media secondaria superiore quinquennale (1973), Tappe significative della legislazione sulla sperimentazione sella Scuola Media Superiore (1976), La sperimentazione nella scuola media superiore in Italia:1970/1975. Nell’anno 1984 è stato eletto vicepresidente del Distretto scolastico ’80, carica che manterrà sino al 1990. Verso la metà degli anni ’80, in occasione dell’avvio dei nuovi programmi della scuola elementare, ha coordinato la stesura e la pubblicazione del volumetto una scuola che cambia. Dal 1985 al 1990 è stato Consigliere nel Consiglio di Zona 7 del Comune di Milano. Nel 1991 ha fondato, in collaborazione con alcuni amici del territorio Dergano-Bovisa del comune di Milano, il Centro Culturale Multietnico La Tenda, di cui ad oggi è Presidente. Nel 1994 ha pubblicatp per il CRES insieme a Donatella Calati il quaderno Narrativa Nascente – Tre romanzi della più recente immigrazione. Nel 1999 in collaborazioone con Alberto Ibba ha curato il testo La lingua strappata, edizione Leoncavallo. Nel 2006 è uscito il suo volume Letteratura Nascente – Letteratura italiana della migrazione, autori e poetiche. Nel 2006 con Paolo Cavagna ha curato il libro per ragazzi Il carro di Pickipò, ediesse edizioni. Nel 2010 ha pubblicato per l’edizione Besa La ferita di Odisseo – il “ritorno” nella letteratura italiana della migrazione.