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Concorso letteratura-mondo a Marsala – Il fascino della diversità

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Scritto da Noemi Lamia

“Il fascino della diversità” di Noemi Lamia e “Il pezzo mancante” di Francesco Parisi hanno vinto (ex aequo) la prima edizione del concorso letterario “Letteratura-mondo” a Marsala. La premiazione è avvenuta nei giorni scorsi al Convento del Carmine di Marsala, nel corso di un evento promosso dall’associazione Istantanee e patrocinato dall’amministrazione comunale.
Il concorso è stato ideato lo scorso autunno dopo un laboratorio di scrittura tenuto da Kossi Komla-Ebri che ha visto la partecipazione di un gruppo di studenti marsalesi.
Il tema proposto: “l’incontro con l’altro”.

Al concorso hanno partecipato 23 studenti, provenienti da tutti gli istituti superiori della città. Ad esaminare gli elaborati una giuria composta da Kossi Komla-Ebri , Raffaele Taddeo, Pap Khouma, Matilde Sciarrino e Sabrina Marino. Alle spalle dei vincitori si sono piazzati Serena Clemenzi e Sofia Alagna del Liceo Classico.I primi quattro classificati sono stati premiati con la consegna di libri scritti da autori migranti.
In più, Noemi Lamia (proveniente dal Liceo Scientifico “Pietro Ruggieri”) e Francesco Parisi (proveniente dell’ITT “Piersanti Mattarella”) hanno la possibilità di vedere pubblicato i propri racconti sulla rivista on line El Ghibli.

PRIMO PREMIO EX AEQUO:  88/100   IL FASCINO DELLA DIVERSITA’ DI Noemi Lamia Liceo Scientifico ‘P. Ruggieri’

Il racconto, scritto in prima persona, affronta il tema della diversità fisica così come viene vissuto da una giovane ragazza e ne mette in risalto i problemi che ne conseguono: senso di colpa, solitudine, frustrazione. L’autore riesce ad esprimere i limiti imposti dall’aspetto fisico. Esso viene valorizzato e trasformato in opportunità per conquistare l’autostima e con essa la perduta serenità. È l’incontro con l’altro che apprezza, incoraggia ed ama che spinge ad apprezzare, incoraggiare ed amare se stessi. Lo stile è semplice e diretto, la narrazione fluida e coerente con la tematica.

Abito al porto vecchio, a qualche isolato dal mare. Ma non lo vedo quasi mai. Solo certi giorni, quando so di non trovare nessuno a casa, allungo la strada all’uscita da scuola e passo a guardare le navi. Osservo i bracci meccanici che le caricano e scaricano, l’acqua color petrolio che tremola in piccole onde sporche. Chissà cosa c’è dentro quelle enormi casse. Sospese ai ganci della gru, vengono spostate dai camion alle navi o viceversa. Poi, rientro, nel silenzio. Mia madre è uscita per il turno pomeridiano, mi ha lasciato in forno il pranzo da scaldare. Mio padre lavora fuori, torna solo il fine settimana e neanche tutti. Altrimenti, dice, lo stipendio se ne va solo per i viaggi. Dopo mangiato lavo il mio piatto e sto attenta che il parmigiano non resti attaccato sul fondo altrimenti le lamentele di mia madre mi accompagneranno per sempre. A volte nel pomeriggio mi allontano a piedi dal porto brutto e arrivo a quello turistico. E il cielo marino si riempie di queste bellissime e lussuosissime navi, grandi quanto un intero quartiere. Ho un debole per le crociere, so da dove partono e ho imparato a memoria i giorni e le date. Penso che mi piacciono non per la loro stravaganza, tanto quanto per le espressioni spensierate e felici delle persone che vi salgono. Come se per qualche settimana, mettessero in pausa il mondo reale, pieno di problemi, di sofferenze, di cattiverie e si avventurassero per questo paese dei balocchi, magari circondati dalle persone che più hai a cuore. E mentre, guardo come una pazza maniaca, le famiglie felici, una ragazza dai boccolosi capelli biondi coglie la mia attenzione. Sale trascinando il trolley lungo la passerella di un imponente imbarcazione bianca e arricchita da ampie vetrate nere che le conferiscono un aspetto tanto semplice tanto costoso. Ho intuito che lei ci lavora su quella nave, e ieri sera ho visto la sua faccia al telegiornale della sera. Forse sarà famosa, tutti la conosceranno, e avrà un uomo che l’aspetta a casa. Vederla non fa altro che peggiorare il mio umore.
Penso abbia la mia stessa età, ma ,contrariamente a me, avrà sicuramente una carriera e una vita di cui andare fiera. Ritorno a casa, non voglio vedere altre persone normali. Chiamo mio padre e naturalmente mi risponde immediatamente cercando di non far trapelare la sua stanchezza che io però riesco a percepire.
Mio padre è un grande uomo, mi ama follemente. Il suo amore nei miei confronti è così insano direi che lo costringe a lavorare quattordici ore al giorno, nella speranza di risparmiare abbastanza soldi per il mio intervento. Mi distendo nel divano, rileggendo per la settima o forse ottava volta il mio libro preferito, ma la mia mente invece si focalizza sulla figura di quella ragazza al porto. Così bella, di una bellezza che, come ho potuto constatare, non passa inosservata, una bellezza pura e genuina. Dopo anni passati ad osservare le persone, mi concentro sui loro più involontari movimenti e fantastico sui loro caratteri. La sua camminata, ad esempio, era delicata se così si può definire una camminata, e le donava un aria di una persona gentile, di qualcuno che è un incanto per gli occhi e non se ne accorge. Io, invece, sono a conoscenza di non essere tutto ciò. Il resto del pomeriggio passa velocemente e dopo aver cenato, vado a letto senza aver neanche visto mia madre per un intero giorno. Presumo che anche oggi abbia fatto ore di straordinario. Nel buio della mia camera, sola, penso. Penso che dopo l’incidente, i miei genitori si siano spenti, e non riescono a veder nulla al di fuori di me. Si alzano per me, lavorano per me, risparmiano per me, fanno le ore piccole per me. Ed io?! Io mi sento in colpa per essere un così gran peso. Immagino e fantastico su come sarebbe
stata la mia vita se non fossi passata da quella stradina, e se “un umano adulto di sesso maschile” non avesse avuto la brillante idea di buttare un secchio di acido alla sua ragazza. Mancandola, e prendendo in pieno un passante. Un comune passante con una vita rovinata. Non ho mai pensato che se avesse colpito la sua ragazza il suo gesto sarebbe stato meno orribile. Affatto. Invece non riesco proprio ad accettare la
crudeltà e la disumanità che si sta sempre più insinuando nel genere umano. Non accetto che una sedicenne non possa sentirsi al sicuro per le vie del suo quartiere. Una sedicenne con tutta la vita davanti a sé, e che non poteva minimamente immaginare il suo destino. Un destino triste, un destino dove tutte le persone che incontri si spaventano o peggio gettano occhiate di compassione, dove i bambini alla tua vista scoppiano a piangere e si senti una nullità, dove i tuoi coetanei ti deridono alle spalle e li allontanano da te.
E purtroppo quell’innocente sedicenne sono io. Ho abbandonato la scuola e vissuto per un lungo periodo in ospedale. Ho anche perso ogni amicizia e ogni contatto, perché l’unica cosa che volevo in quel momento era sparire e non essere ricordata da nessuno per la ragazza dal viso malformato. Solo dopo due anni di sedute
dallo psicologo, ho deciso di frequentare nuovamente la scuola e di cercare un lavoro che mi desse la possibilità di finanziare l’intervento che mi permetterà di essere non dico bella, ma perlomeno normale. Ma nessuno ha voluto assumermi, mi hanno detto che potrei spaventare i clienti. Ringrazio mentalmente tali
commercianti per la loro delicatezza nel dire le cose e per la loro penso innata abilità nel farmi sentire sbagliata. Sento una lacrima solcare il mio viso, poi un’altra e un’altra ancora . E piangendo in silenzio mi addormento.
“Giorno nuovo vita nuova”, o almeno così si dice. Io invece inizio la mia solita routine. Mi preparo, faccio colazione e vado a scuola. Tutto procede normalmente, a scuola nessuno mi rivolge la parola eccetto i professori e qualche ragazzina curiosa. E non gli do neanche torto, sono la ragazza con la faccia strana e per lo più con quasi tre anni più grande di loro. All’uscita decido di recarmi nuovamente al mare. Non so
sinceramente il motivo. Presumo perché lui non scappa o non cambia strada quando mi vede, rimane lì con me. Mi siedo alla mia solita panchina, e guardo con che violenza le onde sbattono sulla costa. E mentre sono incantata da questo meraviglioso e pericoloso panorama, sento la mano di qualcuno poggiarsi sulla
mia spalla. Mi giro e vedo la donna di ieri: sono alquanto scioccata. Lei non scappa e non sta nemmeno indietreggiando, sta solo osservando il mio volto. Sorpresa penso sia la parola che descriva al meglio come mi senta. Adesso si siede accanto a me e mi parla. Mi chiede il nome. Rispondo ma balbettando, non sono certo abituata a certe attenzioni da sconosciuti. Per chiunque sarebbe stata una comune conversazione, io invece mi sento a disagio. Fortunatamente non mi porge altre domande e inizia a parlare. Si chiama Valeria, ha trentadue anni( ma ne dimostrava minimo dieci in meno) ed è una stilista.
Fino a lì nulla di strano, ma dopo avvenne qualcosa di inaspettato: mi sta chiedendo se volessi sfilare per lei. Io sfilare?! Mi alzo, mi sta solo prendendo in giro. Mi giro per andarmene quando mi blocca per un polso e dice che la sua proposta è seria, per qualche insano motivo mi considera affascinante, diversa, fuori dagli schemi e dagli stereotipi. Contro la mia volontà, entro in modalità difensiva,e forse sto alzando un po’ troppo la voce. Ma lei non può permettersi di illudermi. So di essere orribile. Inizio a camminare velocemente verso casa. Nel frattempo Valeria urla, se avessi cambiato idea domani alla stessa ora lei sarebbe stata su quella panchina ad aspettarmi.
Arrivo a casa e sento un buonissimo odore di panettone al cioccolato: il mio preferito. Mamma era già arrivata e non voglio raccontarle nulla. Mangiamo, guardiamo la nuova puntata della nostra serie TV ,e vado a dormire.
Suona la sveglia, faccio colazione, mi vesto ma non voglio indossare la solita tuta; prendo dei jeans aderenti neri e una maglietta più elegante. Se avevo deciso di recarmi da Valeria?No, non ancora, ma in tal caso volevo indossare qualcosa di carino.
Fisica, matematica, inglese, filosofia, storia. Un’altra giornata scolastica è andata. Devo decidere adesso, e senza pensarci troppo e con pochissima convinzione di aver fatto la scelta adeguata, mi sto dirigendo verso il porto. Valeria è lì ad aspettarmi. Quando si accorge della mia presenza fa un sorriso enorme, mostrando i suoi bellissimi denti bianchi. Mi chiedo cosa vedesse in me. Penso sia di fretta, infatti parla così velocemente che non riesco a cogliere tutte le parole. La seguo e mi fa accomodare all’interno della nave in cui qualche giorno prima l’avevo vista salire. Camminiamo per un paio di minuti, lei saluta persone indaffarate mentre io
sto in silenzio. Arriviamo ad una grande porta, la apre e resto a bocca aperta. Una sala enorme, arredata con classe e al centro, circondato da migliaia di sedie, c’è un palco. Una passerella più precisamente. Ci accomodiamo nel retro del palco e mi spiega che fra qualche ora avrebbe lanciato una nuova e originale collezione di moda e che non esiste al mondo modella più originale di me. Non avevo molto tempo per decidere, visto che in breve la sala si sarebbe riempita di persone. Non mi sentivo sicura di mostrare il mio aspetto ai miei amici, e adesso sto riflettendo se farmi vedere da un pubblico di stilisti ed essere fotografata.
Allo stesso tempo non volevo lasciarmi scappare una simile opportunità, avevo già perso abbastanza nella vita. Firmo il mio primo (e ultimo) contratto da modella. L’idea di dover sfilare mi sembra ancora tanto assurda che non posso far altro che scoppiare a ridere. Mi portano in un’altra stanza dove una serie di parrucchiere e truccatrici mi strattonano a destra e sinistra, mi mettono un vestito dai colori accesi e un paio di trampoli formato scarpe ancora più colorati. Sono sola nel mio camerino (chi avrebbe mai detto che ne avrei mai avuto uno) dove sto provando a camminare senza cadere e morire. Devo fare una cosa più importante,chiamare mia madre e dirle di presentarsi su questa nave senza molte altre spiegazioni. Il tempo
passa in fretta, e in men che non si dica sono in fila, preceduta da decine e decine di bellissime modelle.
Valeria mi ha messa alla fine dicendo che io sarei stato il pezzo forte della serata. Il mio turno è arrivato. Il tendone si apre, inizio a camminare con una sicurezza che non sapevo di avere. Tutte le luci sono su di me, i fotografi sono ovunque e nella folla intravedo il volto di mia madre in lacrime. Non lacrime di dolore, lacrime di gioia. Dopo anni la vedo felice. Una decina di minuti e tutto finì. Corro da mia madre per abbracciarla e lei stava parlando con Valeria. Sta ancora sorridendo. A quanto dicono tutto il pubblico è impazzito per me. Per la prima volta dopo tanto non mi sento sbagliata. Vado a letto.
E’ domenica non devo andare a scuola, ma mi sono ugualmente alzata presto per l’arrivo di mio padre. Nel tragitto, mia madre sosta in un edicola per comprare il settimanale che piace leggere a mio padre. Nella calma di una mattinata domenicale, salto in aria sentendo mia madre che inizia a gridare come un
adolescente davanti al suo idolo. Scendo dalla macchina e leggo: “La nuova modella anticonformista” citava uno, oppure “Al diavolo tutti gli stereotipi sulla bellezza”. Per la gioa mia madre li compra tutti. Non penso di aver perfettamente realizzato cosa mi stesse succedendo. Andiamo a prendere mio padre con le riviste in bella vista sul cruscotto. Anche lui ha avuto una strana reazione. Si sta commuovendo. E’ la prima volta che lo vedo piangere. Anche lui sembra la felicità in persona.
Nel pomeriggio mi reco al porto, incontro Valeria e dal suo sorriso intuisco che è a conoscenza delle copertine. Non diceva nulla sorrideva e basta, quando a un certo punto avanza la mano con una busta. La apro; è un contratto per la sua agenzia per cinque anni e una sostanziosa busta paga. Cinque anni poi.
Firmo immediatamente. Lo dico ai miei genitori e siamo tutti entusiasti e finalmente felici. Non voglio più fare l’intervento, il mio essere diverso mi rende unica e solo adesso capisco che non è un male in fin dei conti. La mia vita ancora una volta prende una piega che non mi sarei mai aspettata. Adesso dovevo fare un’ultima cosa, prenotare con i risparmi dell’intervento una fantastica crociera ai miei genitori che dopo anni di sacrifici, era il minimo che si meritassero. Felice e finalmente soddisfatta di me, sto iniziando una nuova vita..






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Noemi Lamia

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