Confidenze confidenziali

Natalia Bondarenko
Confidenze confidenziali
Rayuela   3013

raffaele taddeo

Il gruppo di poesie contenute nella pubblicazione dal titolo Confidenze confidenziali non viene chiamata “silloge”, ma poemetto a significare che le composizioni contenute non possono essere considerate un insieme di poesie ciascuna a se stante, autonoma, ma devono ritenersi legate le une alle altre quasi in una sorta di narrazione. Tradizionalmente il poema è una narrazione a carattere vario, ma pur sempre una narrazione, e se è pur vero che Pascoli e D’Annunzio usano questo termine (primi poemetti, poema paradisiaco) come raccoglitori di composizioni poetiche, tale raccolte presentano però una qualche intrinseca unità tematica, quindi ancora in una certa misura una narrazione.   L’aspettativa del lettore è quella quindi di individuare la linea narrativa e/o tematica di quest’insieme di composizioni poetiche.

Intanto alcune considerazioni a margine. Il poema nella poesia italiana, almeno dell’ultimo secolo, non è una forma molto adottata, ad eccezione di alcuni poeti anche notevoli come Attilio Bertolucci e Nanni Balestrini e pochi altri di minore importanza. Una riscoperta del poema ci viene da parte degli scrittori di origine straniera che, appreso la lingua di Dante da adulti in Italia, la stanno utilizzando per le loro composizioni. Gëzim Hajdar ha scritto Poema dell’esilio, ma la scrittrice di origine russa Anna Belozorovitch ha scritto qualche anno faL’uomo alla finestra, un poema classico sotto alcuni aspetti perché è una vera e propria narrazione in versi.

La composizione di Natalia Bondarenko  si configura in questo scenario come pungolo da parte dei poeti di origine straniera al recupero di una forma poetica un po’ in disuso. D’altra parte sarebbe  da indagare sul perché in queste poetesse d’origine russa si ha questa attenzione ad una forma che potrebbe sembrare non congeniale ai nostri tempi ancora  ancorati al canone romantico ove il parlare di sé è l’aspetto più solido e consumato della poesia. E tuttavia se Anna Belozorovitch in L’uomo alla finestra ripropone proprio la forma epica della narrazione ove l’io è del tutto assente, salvo il quanto di autobiografico  può esserci in qualunque opera artistica, nella composizione di Natalia Bondarenko  abbiamo invece una predominanza dell’io per cui la forma poemica si è piegata al canone romantico.

Confidenze confidenziali  può suddividersi in tre parti: una prima che prende in esame nascita e infanzia della narratrice di questo poemetto; una seconda invece riguarda il momento dell’espatrio e dello spaesamento fisico e spirituale conseguente; il terzo tratta della situazione di immigrata. Un poemetto quindi che si esplica attraverso le dimensioni  diacroniche spazio-temporali. In effetti la suddivisione interna ne presenta cinque, ma la II e la IV sono composte da una sola poesia, quasi come punto di passaggio fra una situazione ed un’altra. In più v’è un prologo.  Un esame attento di queste poesie di snodo ci trasportano nella cifra poetica più significativa di Natalia Bondarenko.   L’incipit del poemetto parte da “Dopo un singhiozzo, in un’ambulanza,/……/” e termina con “Ma…porca miseria!/Dovevo uscire con le gambe avanti/per saper camminare.” La vita incomincia con un pianto, un singhiozzo, che è il vero dell’esistenza umana, singhiozzo che poi ci fa camminare. La vita è fatta essenzialmente di sofferenza e lacrime. Sempre nella stessa poesia si dice”…ho capito che / da grande avrei fatto l’uncinetto, guardando in giù/ come fanno le donne sottomesse,/stordite dai passi delle formiche, con le lingue/legate ai denti, con il cuore che sa solo ululare.” I sentimenti non riescono neppure ad essere riconosciuti, a trovare espressione di parole decifrabili. La poesia posta allo snodo che introduce la seconda parte “un pullover di lana grezza” ci fa capire quanto sia duro lo spaesamento e la vita di straniamento a causa della migrazione. Nella parte finale infatti dice: “sotto,/ però, stavano le scarpe di mia madre/ quelle che un giorno mi hanno spinto fuori casa/ sprofondandomi il petto.” Può essere stato anche un gesto fisico tenue quello di spingere fuori casa, ma nella coscienza, nel sentimento diventa uno “sprofondamento”, una violenza che porta al buio più pesto, al baratro all'”abisso orrido immenso ov’ei precipitando il tutto oblia” –direbbe Leopardi. Anche l’altra poesia di snodo indica con durezza ciò che avviene nella vita da immigrata. Inizia quasi in sordina, delicatamente “Nel paesino dove vivo ora/…/ma poi già immediatamente dopo e nella parte finale ritorna tutta la durezza e il risentimento per una vita che non porta requie e pace. “…Nel paesino dove vivo ora,/le sigarette non fanno nulla./Le persone con i loro pregiudizi/mi faranno morire  prima.

La descrizione biografica dell’infanzia della narratrice mostra una serie di esperienze negative che si coagulano nell’assenza della paternità oscillante fra le avventure amorose e la perdizione nell’alcol. Ma anche la dimensione degli incontri con l’alterità maschile è fatta di  insincerità, di sfruttamento sessuale, senza che i sentimenti possano in qualche modo appianarsi, trovare un approdo minimamente sicuro. “Sotto il cartellone pubblicitario/felici per sempre/mi hai alzato la gonna./ Avevi fretta e temevi per i tuoi pantaloni/color uccello depennato./Dicevi che era la ‘prima volta’… e si è inclinato,/il palo, dal peso della bugia./Dicevo a me stessa che sarà l’ultima./E il lampione unico che illuminava/il cartello pubblicitario/ si è spento dalle risate.”

In questo scenario di dura esistenza ove l’esperienza della vita non può produrre che “ululati”, è riconoscibile da una parte l’incapacità di relazionarsi anche pacificamente nella lingua e nella parola del paese ospitante  perché la prima è “una tavolozza tutta pasticciata”, e le parole sono “pallottole non estraibili”, dall’altra una permanenza di appartenenza all'”anima” della Russia. “Ma credimi…che sia ubriaca o malata,/l’anima russa non sente l’impurità della pioggia,/non cambia direzione quando le strade sono/ più di due, quando i ponti sono crollati e/ l’orizzonte si macchia di sangue, non sente/ la neve prendere a schiaffi la pelle – “

La caratteristica poetica di Natalia Bondarenko è data da un verso che non plana dolcemente e non si insinua con voce suadente, essa è invece fatta di contrasti, di durezza evocativa e metafore forti che non ti permettono di lasciarla o di abbandonarla perché vuoi conoscerla fino in fondo.  Sul piano tecnico la poetessa russa gioca molto con gli enjambemen, che sono frequenti, ma a volte anche con assonanze come molto evidenti in questi versi:”…non sente/la neve prendere a schiaffi la pelle.”

02-07-2013