Diario di un ritorno

8 agosto 2002

Sono arrivata sotto il 38°parallelo. Ogni persona e ogni luogo che conosco stanno sotto la cintura di una nazione. Prima che arrivassi io, era arrivato l’impero, questo per dire che l’impero è grande. Io ne seguo la geografia. Da lontano, il sottocintura appare come qualsiasi altro piccolo villaggio rurale di stradine tortuose e tipiche case con le tegole, circondate da risaie, campi di verdure e montagne. Mi ha ricordato casa mia, questo per dire questa è casa mia.
Primo piano: locali, ristoranti, negozi di abbigliamento e di souvenir, con le insegne in inglese, in altre parole l’inglese è arrivato prima di me ed era qui prima che io partissi. PAPA SAN, LOVE SHOP, POP’S, GOLDEN TAILOR, PAWN. Ho seguito le insegne e portavano a uno dei cancelli di Camp Stanley, un eliporto, questo per dire che la lingua non è fatta per essere creduta ma ubbidita e per generare ubbidienza[1]. Una donna sulla settantina viveva accanto al LOVE SHOP. Stava facendo il sonnellino pomeridiano. Non ha mai lasciato il sottocintura e alla fine è stata considerata una grande patriota dal suo governo, questo per dire che lei ha seguito le insegne e si è beccata i pidocchi durante la guerra e poi li ha passati ai soldati americani. Ho seguito le case che mi ricordavano la mia. Mi hanno condotta a un altro cancello in metallo e filo spinato. Un’altra donna stava pranzando al My sister’s Place.
Non ricordava in quale anno era ritornata, ricordava solo di aver sentito parlare dell’assassinio di nostro Padre, questo per dire che era qui e io ero ancora altrove e l’unità del linguaggio è fondamentalmente politica[2]. Mi ha raccontato una storia con l’indice destro. Il suo dito indice puntato con fierezza alla bocca, poi tra le gambe aperte, e poi sul didietro. Non aveva avuto scelta sotto il fucile spianato dei soldati americani, questo per dire che la sua povertà non aveva scelta e quando fu costretta a scegliere scelse un soldato americano, cioè scelse l’impero perché l’impero è più grande di nostro Padre, questo per dire che seguì e lasciò sua figlia alla sua geografia e il suo dito indice non ebbe scelta se non quella di essere spietata quando fu costretta a scegliere, questo per dire che era arrivata a casa.

[1] «Le langage n’est même pas fait pour être cru, mais pour obéir et faire obéir». Gilles Deleuze et Félix Guattari, Milles Plateaux, : Capitalisme et schizophrénie , édition de Minuit, Paris, 1980, p.96
[2] «L’unité élémentaire du langage – l’énoncé –, c’est le mot d’ordre». Gilles Deleuze et Félix Guattari, Milles Plateaux, op. cit., p.95

 Traduzione di Arabella Bertola