Category Archives: Generazione che sale

La giusta dose

(…) La vecchia signora non riusciva a dormire,
faceva i conti con il proprio numero periodico,
forse rendendosi conto adesso, di fronte a una notte angolosa,
che vivere è dividere numeri primi tra loro. (…)

Julio Monteiro Martins – L’Amore Scritto

La giusta dose

In campagna la notte è più nera.
Nemmeno la luna adesso.
Una civetta canta.
Una vecchia conta.
Non hanno sonno.

Anna, Livia, Carlo del Bardo, Milvia, Alberto, Primino, Assunta. Quelli che stavano al Cerageto. Tutti morti.

La mia maestra, Licia Consoli. Aristide, Maria, Miretta, Alcide che andò in America. Costanza. Mario. I miei compagni di scuola.

Dino il prete che gli garbavano i maschi. Oreste il fascista. Mia madre e il suo alito di cipolla. Marta col labbro leporino. Lo zio Beppe. Il castagno davanti casa. Il cane-pecora che era di tutti.

Il caffè è una tregua. Una pausa che ci concediamo, da soli, o in compagnia, nel turbinio delle incombenze quotidiane. Canta Mahmud Darwish in una sua poesia: “Voglio l’odore del caffè. Voglio cinque minuti. Voglio cinque minuti di tregua per il caffè.”

La mia tregua è iniziata a 24 anni. Prima, c’era solo un odore fastidioso in cucina quando la moka emetteva il suo borbottio, che il mio stomaco adolescente mal sopportava. A 24 anni è arrivato il primo lavoro, il pranzo in mensa con i colleghi, e il rito del caffè dopo pranzo. Accompagnavo i colleghi al bar accanto, e restavo senza bere nulla. Impossibile continuare a osservare a lungo: un giorno ho ceduto al caffè. E ho scoperto che mi piaceva. Parecchio. Oggi, 20 anni e molti caffè dopo, appena...

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Sotto l’Arengario

racconto di Clementina Coppini

Emma non amava parlare in pubblico, o forse sì. Dipingeva. L’avevano invitata come esperta d’arte in quella sala in centro dove organizzano eventi interessanti. Quella volta però si trattava di un incontro noioso con pochissima gente. Ovvio, altrimenti non avrebbero chiamato lei.
Pietro alla fine si era avvicinato. Si era presentato e le aveva detto che era innamorato dei suoi lavori. Non aveva detto proprio innamorato, ma si capiva che lo era. Era innamorato dei suoi quadri e ora anche di lei. Emma l’aveva capito subito. Lui era elegante, profumato e ben educato. Le piacevano gli uomini in giacca e cravatta che sapevano di Dior, ma lui non l’aveva colpita più di tanto.
Si ricordava di avere avuto un aspetto migliore, ma ora stava appassendo e l’età l’aveva liberata infine dagli sguardi degli uomini. Pietro era arrivato davvero troppo tardi.
Prima...

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