Il racconto di Nadia

Amica Ismael
Il racconto di Nadia
Albatros    2010

raffaele taddeo

 Il secondo romanzo di Amilca Ismael si organizza attraverso l’espediente narrativo di un secondo narratore. Ciò serve all’autrice per non apparire in prima persona nelle vicende raccontate, come se non appartenessero alla sua diretta esperienza, e non potessero essere considerate  fatti autobiografici.  Alla scrittrice premeva far conoscere il suo mondo di provenienza, la realtà sociale, politica, geografica del Mozambico.
Non è il primo caso di scrittori, della migrazione che dopo essersi presentati, dopo essersi fatti conoscere hanno quasi la necessità di condurre i lettori nella loro terra d’origine e manifestarne gli aspetti reconditi. E’ in qualche modo  il caso di Pap Khouma, che dopo Io venditore di elefanti si è cimentato con Nonno dio e gli spiriti danzanti,  testo ambientato in Africa sud sahariana.
L’interesse del libro sta proprio in questa panoramica di usi, costumi, modi di vita, strutture ambientali della zona di residenza di questa ipotetica Diana, forse stessa zona di nascita di Amilca.
Gli aspetti più significativi presi in considerazione sono i seguenti:
a)      le condizioni di vita ambientali, l’estrema povertà e precarietà di vita, fatta di molti stenti. Viene sottolineato nel romanzo, specie nella prima parte la situazione abitativa di estremo disagio, affollamento.   Ma anche la struttura urbanistica, nella quale erano poste le abitazioni, era male organizzata e tipica proprio degli agglomerati a “favelas” nelle grandi metropoli dei ceti meno abbienti.
b)      L’organizzazione familiare nella quale comunque il padre è un padre padrone, che non ammette nessuna possibilità di contestazione o di contrasto da parte dei figli.  Le punizione sui figli, quando essi avevano qualche comportamento ritenuto errato, erano cinghiate. Erano necessari più giorni perché questi bambini, ragazzi (maschi e femmine  indifferentemente) si rimettessero.
c)       La bigamia del padre, che si alternava con due mogli e aveva costruito due famiglie, che vivevano in ambienti contigui. Di fronte alla domanda fatta da Diana (una delle figlie di questa coppia e che fa da secondo narratore) alla madre del perché avesse accettato una situazione di questo genere, la risposta indiretta era stata che questo padre aveva sempre avuto ragione su di lei perché minacciava di portarsi con sé i figli se l’avesse lasciato.
d)      La solidarietà con cui vivevano i figli di entrambe le famiglie senza alcuna gelosia o rivendicazione. Il fatto di appartenere a due famiglie diverse, a essere figli di uno stesso padre ma di madre diversa non portava ad atteggiamenti astiosi fra di loro.
e)      La possibilità di convivenza fra persone appartenenti a religioni diverse. Questo padre era mussulmano, ma la nonna di Diana era cristiana e Diana stessa aveva ricevuto non poche informazioni della religione cristiana anche perché le scuole frequentate erano gestite da religiose cristiane.
f)       Gli effetti della guerra civile.

 Il libro si legge con piacere, perché la lingua è piana e scorrevole.

 07-09-2011