Interventi

In questo numero

Questo numero monografico di “El Ghibli”, che racconta alcune esperienze di scrittura e di teatro vissute e prodotte insieme da cittadini a diverso titolo (italiani, stranieri, migranti, figli di immigrati, detenuti), è organizzato in tre aree, tra le quali il lettore può muoversi liberamente.

Nella prima (Sulla stessa barca. Antologia) è ospitato il lavoro di scrittura realizzato da cittadini italiani e stranieri nell’ambito delle attività tenute nel quartiere Dergano-Bovisa di Milano dall’associazione  “La tenda”. L’insieme di questi testi, frutto dello svolgimento di esercizi ordinati in tre parti, costituisce una vera e propria antologia, pubblicata in un centinaio di copie cartacee in contemporanea all’uscita su questa rivista. Ma come si è arrivati a quei risultati? Quali sollecitazioni, discussioni, progetti li hanno resi possibili?

Ce lo indicano i testi presenti nella seconda area di questo numero de “El Ghibli” (Sulla stessa barca. Materiali), che offrono all’attenzione del lettore il backstage dell’antologia, l’impalcatura che è stata tolta al momento della sua pubblicazione. Infatti l’impianto tripartito di questa seconda sezione segue fedelmente quello della prima, mostrando, per ciascun raggruppamento di testi scritti dagli autori dell’antologia, gli spunti, letterari e saggistici, che li hanno ispirati, gli appunti e gli schemi delle discussioni che li hanno preceduti e, infine, gli esercizi di cui quei testi rappresentano lo svolgimento. Una articolata rete di link tra queste due aree della rivista premette di collegare la parte progettuale dei Materiali a quella della Antologia, mettendo in relazione  istanze e consegne con i loro esiti. Tuttavia, anche se le due sezioni di Sulla stessa barca viaggiano appaiate, la loro fruizione può essere disgiunta. Infatti i brani scelti, le note, i suggerimenti proposti nella sezione Materiali fanno parte di un progetto, che solo in parte è stato accolto e realizzato nel lavoro finale. Si è ritenuto, tuttavia, di pubblicare anche quei testi e quegli esercizi che non hanno avuto seguito, perché la finalità di questa seconda sezione non è solo di rendere conto di ciò che è stato fatto, ma, soprattutto, di stimolare nuove esperienze da fare.

In questa direzione, la terza area (Interventi) allarga e arricchisce lo spettro delle testimonianze di creatività  condivisa tra forme diverse di cittadinanza e di cultura.

Il contributo di Fulvio Pezzarossa esperto di “scritture migranti”che ha dedicato al tema dell’intercultura numerose pubblicazioni, individua alcuni nodi teorici della scrittura interculturale, a partire dall’esperienza, ormai decennale, del Laboratorio di scrittura interculturale presso l’Università di Bologna frequentato da studenti autoctoni e stranieri. Dalle sue riflessioni è possibile ricavare le linee di un ampio e documentato disegno di aggregazione, che passa attraverso la ricerca di forme nuove di cittadinanza, di pratica letteraria e di ospitalità.

La giornalista Gabriella Grasso ci parla del suo laboratorio di scrittura autobiografica realizzato all’interno del progetto “Teatro Utile” dell’Accademia Filodrammatici di Milano e  frequentato da un gruppo di italiani insieme ad alcuni richiedenti asilo ospiti di un Centro di Accoglienza della Croce Rossa. Il suo racconto ricostruisce le tappe di questa esperienza interculturale, a partire dalla comune scoperta del sé dei partecipanti fino alla conclusione dei lavori, sfociata nella messa in scena dei testi in un reading pubblico.

Anche l’esperienza del regista Matteo Andreone si concretizza in un testo teatrale, ma stavolta a fare da collante al lavoro dei frequentanti il suo corso multiculturale non è la scrittura autobiografica, ma quella umoristica, ritenuta “un ottimo strumento di inclusione, coesione sociale e integrazione culturale”. Attraverso un costante confronto tra diverse forme di umorismo e i diversi contesti culturali che le producono alla ricerca di un “terreno comune”, Andreone ha gradualmente trasformato in attori i partecipanti al suo corso, tutti ospiti di centri di accoglienza per richiedenti asilo. Con il loro contributo ha allestito una commedia, che è stata rappresentata in una tournèe di due mesi.

L’attrice e pedagoga teatrale Roberta Secchi è riuscita a fare interagire gruppi di detenuti e detenute con i frequentanti di alcune biblioteche milanesi attraverso lo scambio e la reciproca riscrittura di testi. Tale esperienza “incrociata” tra cittadini dentro e fuori il carcere è servita da una parte ad abbattere le barriere del pregiudizio e dall’altra a ricostruire processi di autostima. Nell’articolo presente in questo numero della  rivista Roberta Secchi espone un breve resoconto di questa sperimentazione, la cui documentazione è confluita in un libro (Ti prendo in parola,  Sensibili alle foglie, 2016).

Paola Balotta, insegnante di scuola media superiore che ha frequentato gli incontri di Sulla stessa barca, si propone, a sua volta, di rompere l’isolamento a cui sono quasi inevitabilmente condannati gli studenti stranieri impegnati in attività di sostegno all’apprendimento dell’italiano come L2. Il suo progetto mira a superare le solite iniziative “fatte per” adolescenti stranieri con altre “fatte con” loro, in gruppi eterogenei di italiani e non. Strumento per creare motivazione e aggregazione tra gli studenti in un ambiente non giudicante potrebbe essere la scrittura di finzione, scatenando la sua modalità più libera e creativa: quella di esprimere la verità raccontando “tutte bugie”.

Anche questa una delle tante direzioni in cui, speriamo, possano prendere corpo e vita i numerosi suggerimenti proposti in questo numero di “El Ghibli”.

r.c.

L'autore

Avatar

Remo Cacciatori

Remo Cacciatori, attualmente insegnante in pensione, è stato docente di scuola media superiore e animatore di numerosi progetti nell’ambito della formazione e dell’editoria scolastica, per la quale ha pubblicato antologie e curatele. Professore a contratto dal 2007 al 2016 presso Università degli Studi di Milano, si occupa di problemi di teoria del romanzo e di narrativa del Novecento.