La vita dell’eroe

Ron Kubati
La vita dell’eroe
Besa  2016    €  13,00

raffaele taddeo

Questo nuovo romanzo di Ron Kubati ci porta nel vivo della guerra di liberazione dall’occupazione fascista e dalla successiva nazista durante la seconda guerra mondiale, periodo in cui si distingue Sami Keçi per le sue imprese belliche e per la capacità di compiere attentati temerari che lo esponevano quasi sempre a morte sicura e dai quali ne usciva con sempre maggiore fama d’eroe. Il romanzo poi si estende alle vicende postbelliche, agli intrighi politici  e alle conseguenti purghe derivate dai diversi schieramenti che si creano con l’alleanza fra Albania e Russia e presa di distanza dalla Iugoslavia di Tito.
In effetti il romanzo più che attribuire a queste vicende storiche cause primarie delle lotte intestine del gruppo dirigente comunista albanese rivolge l’attenzione alla sete di potere di quegli esponenti  e al clima di sospetto che si instaurava.
Il romanzo la cui trama vive su due amori di Sami, quello per Ana, sorella di Demi il suo miglior amico di giovinezza e compagno di tante battaglie e attentati  e quello per Vera, una giovane ragazza appartenuta ad un gruppo minoritario e, da quello che traspare dal romanzo,  tenuto ai margini e disprezzato.
Ana rimarrà il suo amore appena sfiorato sul piano fisico e materiale, ma più intenso e più evocato, quello per Vera sarà il più consumato. Sami ha sposato un’altra ragazza conosciuta in guerra, Drita. Ma non sarà mai un vero amore, anche se da costei avrà un figlio che purtroppo morirà presto e forse sarà causa del totale allontanamento dei due coniugi.
Il romanzo teso e intenso è molto centrato sulla guerra e sui sospetti. Ma il suo interesse, oltre all’aspetto mitico della costruzione di un eroe, invincibile, che riesce a sfuggire ad agguati e a non implicarsi nel clima di sospetti e purghe, va visto nella sorniona descrizione di usi e costumi socio-culturali che sono in netto contrasto con la modernità di una lotta di liberazione. E’ pur vero che un accenno alla possibilità che la lotta di liberazione e resistenza al fascismo e al nazismo possa portare ad un superamento di usi e costumi socialmente vincolanti, è riscontrabile all’interno del romanzo. D’altronde ogni popolo ha visto nelle lotte, nelle guerre un apporto decisivo di ogni persona per cui le differenze di genere, quelle sociali si appianano anche se il loro superamento nel costume, nel diritto viene demandato al momento successivo.
La lettura del romanzo sembra porci di fronte ad un vivido quadro caravaggesco con un forte chiaroscuro sull’eroe e sulle sue vicende, ma con la presenza di zone d’ombra che solo un attento osservatore riesce poi a cogliere e a decifrare.

Il primo fatto che viene quasi narrato in sottotono e, centrando tutto sulla figura di Sami lascia in ombra, quasi totalmente oscurato  è quanto avviene allorché Sami arriva in un paese  jevg e due madri praticamente fanno a gara a offrire le loro figlie adolescenti, se non ancora bambine al “colonnello”.  L’episodio su cui a mio parere è da soffermarsi, da una parte mette in risalto la contraddizione insita in un eroe, appartenente ad una famiglia benestante di città, quindi borghese, che pur in un’epoca di guerra alcuni elementi di modernismo e di sani costumi sociali avrebbe pur dovuto incarnare, eppure a lui sembra che questa usanza un po’ tribale per cui all’eroe è concesso il trofeo migliore femminile o quello che lui sceglie, è qualcosa che stride, che lascia perplessi. Almeno personalmente l’ho visto come un forte appannamento della figura d’eroe. Avrà voluto Ron Kubati rendere meno splendente questo suo eroe volutamente oppure gli è sfuggito considerando che la mescolanza di usi e costumi premoderni con la dimensione di modernità dato dalla lotta di liberazione, dai sentimenti che poi manifesta nei confronti di Vera, dalla libertà che si conquista nei confronti della moglie Drita, invece esaltino ancor più la dimensione di Sami come eroe.
In quasi tutti i romanzi di autori albanesi ci si trova di fronte a queste dimensioni contradittorie con descrizioni di usanze di una volta, con la presenza del kanun,  come legge sociale più forte di ogni diritto.  Spesso, proprio sul piano narrativo, non si comprende quale sia la posizione dell’autore se  è una dura   condanna alle consuetudini  perché è opportuno che la forma del diritto abbia il sopravvento in una società ove la tradizione, i costumi difficilmente si piegano, oppure si guarda a quei costumi con una sorta di nostalgia  perché poi il diritto, pur scritto è sempre piegato a favore di chi ha i soldi e quindi la forma del diritto invece di portare più giustizia è il veicolo di maggiore ingiustizia e perciò è più salvifico rifugiarsi nel tradizionale.

L’altro fatto su cui però si ritorna spesso e, in una assenza di presa di posizione del narratore,  giustificante  quindi sul piano narrativo, è la vicenda del rapporto Sami  Ana. Sami è amico di Demi, fratello di Ana, al quale tradizionalmente è demandato il compito di vegliare sulla sorella. Fra i due amanti avvengono scambi affettuosi e forse qualche rapporto, anche se la narrazione su questo non è molto esplicita. Demi verrà, non si sa come a conoscere o intuire il rapporto fra Ana e Sami.  Andrà a farsi morire in azioni di guerriglia spericolate e suicide, così che alla fine morirà, perché non ha saputo vegliare su sua sorella e forse non vorrebbe in guerra infierire contro il suo amico. Ana conoscerà un medico italiano che sta aiutando la resistenza albanese contro i tedeschi e lo sposerà. Di fatto sul piano narrativo l’infrazione che Sami e Anna commettono è punita, dando sotto molti aspetti ragione al valore della consuetudine piuttosto che a quella del cuore, del sentimento.
IL romanzo, intenso sul piano delle azioni si sofferma poco sulle descrizioni o sulla dimensione psicologica dei personaggi.

11-07-2016