Lesbo

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*Lesbo

Come possiamo permettere
che le nostre vite dai capelli di viola
dalle dita di rosa
dans ce temps meurtrier
de la vie mortelle où la poussière se lève
dans la fumée qui bouge,
dans la fumée qui brûle
le vite dalla pelle di seta sontuosa
dal colore di aurora
di mogano d’ebano
di pesca matura
le nostre vite profumate d’essenze
d’assenzio di mirra
di cinnamomo
i candidi colli che ignorano
pesi più gravi dei baci
delle carezze dei fiori
intrecciati in corone
come possiamo noi?

Oh se di fronte
a questi muri scoppiati
questi cieli scoppiati
questi sangui scoppiati
di fronte alle fami
e alle seti e alle disperazioni
se di fronte agli stupri che stuprano
le donne e le anime e le terre
valessero i baci
– dammi mille baci
poi mille poi cento
poi ancora mille –
se valessero i petali
e le vesti cinte e discinte e il passo
più leggero del volo
nell’oro delle brattee del vischio

Forse la scia di kerosene
che dal cielo si specchia
nella schiuma che si frange
sul lido senza nome
e senza posa spazza
spezza senza fine svolge
le néant englouti
un soupir de sirène

Nessuna Cleide è in casa
forse osserva al porto
l’arrivo dei migranti
le galee favolose dei canti
e il silenzio del cuore
la gente di sabbia e d’oro

Forse si specchia
al porto dove
una pozza di pianto specchia
un’altra Cleide morta
le trecciole attorte
sotto un velo lieve
di umidità e di alghe
le dita scure
dalle unghie bianche
la bimba dai riccioli d’oro

Forse interroga Odisseo
Telemaco ed Enea
che venuti d’oriente portino
notizie e spezie e sogni
di scogliere e marosi
le mani degli ingegni
tra i broccati di stracci
e le sete la sete
Nessuna mano chiude
occhi di acque amare

Forse si indugia al porto
tra lenzuoli e banchine
la voce di rosa
la bimba dai riccioli d’oro
μοι καλα πάις Κλείς
χρυσίοισιν ’ανθέμοισιν