Letteratura-mondo

Rosanna Morace
Letteratura-mondo
Edizione ETS 2012

raffaele taddeo

Il libro Letteratura-mondo italiana di Rosanna Morace segna una demarcazione nella riflessione sulla letteratura prodotta da cittadini stranieri di recente immigrazione in quanto si incomincia a conferire dignità non solo nazionale ma “mondiale” alla fatica della scrittura di autori che ancora oggi stentano ad essere conosciuti ed apprezzati. Intanto lodevole è la funzione di riassorbimento di Carmine Abate all’interno di questa tipologia di letteratura e non solo per il fatto che lo scrittore calabrese abbia appreso la lingua italiana solo in età scolare, essendo la sua lingua madre l’arbëreshë, ma per gli stessi temi e contenuti presenti nelle sue opere. Significativa è poi la individuazione di alcune caratteristiche di questo filone della letteratura italiana. Se gli scrittori in esso riassorbiti scalpitavano per la denominazione di Letteratura della migrazione, in ciò redarguiti da Armando Gnisci, ora dovrebbero sentirsi più che onorati per questa nuova inclusione che a piè pari li trasporta in un’altra dimensione con qualcosa in più e non in meno rispetto agli altri scrittori autoctoni. In ciò avrebbe anche un senso l’affermazione di Gëzim Hajdari secondo cui l’appartenenza alla letteratura della migrazione dovrebbe essere motivo di vanto ed orgoglio. L’appartenere alla Letteratura-mondo italiana dovrà essere motivo di vanto. Il primo aspetto di tutto rilievo, quindi, dell’opera di Rosanna Morace è la nuova denominazione assegnata alla già letteratura della migrazione, o scrittura migrante. La Letteratura-mondo italiana (espressa in lingua italiana) fa piazza pulita di tutte quelle definizioni che risuonavano riduttive o avevano in sé anche solo terminologicamente il marchio dell’ambiguità, impossibilitate ad essere riscattate nonostante le più ampie spiegazioni. Ambigua era anche la denominazione di Letteratura minore che pur richiamandosi ad ascendenze critico filosofiche e non solo letterarie, non riusciva a convincere perché nel termine “minore” prevaleva il senso riduttivo su altri sensi e significati.
Rosanna Morace giunge alla proposizione di questa nuova ed efficace denominazione adoperando gli assunti critici dello studioso martinicano Edoard Glisssant che sia nella teoria che nella pratica ha indicato laLetteratura- mondo come quella che è certamente proiettata verso il futuro specialmente per ragioni storiche ed economiche. Se le letterature nazionali erano le più adeguate ed esprimevano l’ascesa e lo sviluppo del capitalismo, la letteratura mondo è quella che si pone in coerenza con il processo di globalizzazione proprio dei nostri tempi. Gli aspetti che rendono le opere letterarie inseribili nell’ambito della Letteratura-mondo italiana possono divenire elementi di un manifesto di un movimento letterario che inglobi scrittori autoctoni e di origine straniera senza alcuna demarcazione. Accanto a questi elementi, sotto alcuni aspetti fondamentali ed estremamente significativi, notevole è l’acume con cui la saggista Morace rintraccia nelle opere degli scrittori della Letteratura-mondo italiana aspetti strutturali comuni quali la multifocalità (focalizzazione multipla) e la commistione dei generi. La tendenza alla multifocalità è un aspetto che ha caratterizzato in modo significativo molte opere di questi scrittori. Dipenda dal fatto che le ideologie sono finite, che pur nel superamento del postmoderno, tuttavia l’unicità della affermazione della verità è ormai definitivamente tramontata, dipenda anche dal fatto che il profondo vissuto della pluralità dell’identità di questi autori di origine straniera non permette loro di assumere l’unicità identitaria nella loro espressione letteraria, come sarebbe quella del narratore unico (è un aspetto tutto ancora da indagare e scoprire), certo è che la multifocalità porta il testo letterario ad uno straniamento di forte intensità e ad una costante sperimentazione. Da tener presente che oltre alla multifocalità anche la struttura del narratore tradizionale veniva messa in discussione in opere come quella di Saidou Moussa Ba (La promessa di Hamadi) e di Jadelin Gangbo (Rometta e Giulieo).
Ancor più significativa è l’analisi critica che viene fatta riguardo alla ibridazione dei generi e viene messa a punto la commistione che sta avvenendo fra il genere romanzo e il genere racconto. Gli esempi sono innumerevoli sia di autori provenienti dall’area mediorientale come Amara Lakhous o anche Abdel Malik Smari (non nominato nel testo della Morace), per i quali deve essere molto forte la tradizione de “Le mille e una notte” che di scrittori originari dell’area sudamericana come Adrian Bravi, Christiana De Caldas Brito e Julio Monteiro Martins. Ci sarebbe da chiedersi perché c’è un ritorno alla forma del racconto breve, della novella che già nella seconda metà del secolo scorso ha offerto significativi scrittori negli USA come Carver; ci sarebbe da chiedersi il perchè di questo revival di una forma letteraria, anche se rivisitata e attualizzata, che si trova all’origine di ogni letteratura nazionale così come avvenne per i fabliaux francesi, per i racconti di Canterbury, per gli exempla, il Novellino, il Decamerone per quello che riguarda l’Italia. Anche il grande scrittore inglese Jan Mc Even ha affermato recentemente (La Repubblica lunedì 16-10-2012) la superiorità della “novella” o romanzo breve rispetto a quello lungo. Forse si potrebbero riprendere le categorie d’analisi di Gramsci che affermava che quando si presenta un problema di ordine linguistico ci si trova davanti anche ad un problema sociale. Dovremmo in questo caso affermare che quando ci si presenta un problema di forma letteraria allora alla radice esiste un problema socio-politico economico. La forma moderna del romanzo segnò l’ascesa della borghesia, la riscoperta della forma del racconto segna l’affermazione della globalizzazione con i mutamenti socio-politici connessi , con la complessa opera di trasformazioni che stanno avvenendo nel mondo, che portano verso la mondializzazione e il superamento della forma politica della Nazione.
Il libro di Rosanna Morace poi mette sotto il fuoco della lente d’ingrandimento le opere di quattro degli autori della Letteratura-mondo italiana e cioè Adrian Bravi, Carmine Abate, Younis Tawfik e Božidar Stanišić L’attenzione della studiosa che aveva già analizzato a fondo l’opera di Julio Monteriro Martins è rivolta a narratori che abbiano scritto almeno 3 opere fra romanzi o raccolte di racconti. In questa Letteratura-mondo italiana ce ne sono 21 e 48 se si considerassero anche gli scrittori che hanno pubblicato un solo romanzo. Forse la fonte di indagine sulla quantità di autori della migrazione è imprecisa, e forse anche il criterio adottato dalla saggista è un po’ riduttivo e bisognerebbe prestare attenzione anche ad autori che hanno scritto opere di narrativa e poesie come ad esempio Mihai Mircea Butcovan o Helena Paraskeva. E gli stessi autori di sola poesia non rientrerebbero in questa Letteratura-mondo italiana? Mi riferisco a Gëzim Hajdari, a Barbara Phumosel, ecc. Gli elementi propri della Letteratura-mondo italiana non sarebbero solo della narrativa, ma anche della poesia.
Comunque l’analisi degli autori presi in considerazione è molto intensa e dettagliata e Rosanna Morace ne ha messo in evidenza la loro capacità narrativa e la cifra poetica di ciascuno. D’altra parte alcuni di questi autori stanno ricevendo attenzione di critica e di pubblico così come sta avvenendo per Carmine Abate vincitore quest’anno del premio Campiello.
Il libro della studiosa calabrese si distingue anche per una chiarezza espositiva e una precisione terminologica specialistica.

27-10-2012