L’occhio alla terra

Niyi Osundare
L’occhio della terra,  a cura di Pietro Deandrea
Le Lettere – Firenze   2006

Tiziana Morosetti

Il senso ultimo di questa raccolta del poeta nigeriano Niyi Osundare (1947- ), che ci viene proposta per la prima volta in italiano da Le Lettere nella bella traduzione di Pietro Deandrea, è senz’altro “Earth was ours, and we the earth’s” (“la terra era nostra e noi appartenevamo alla terra”), che ben ne riassume anche il fine. Divisa in tre parti, la raccolta vuole focalizzare l’attenzione del lettore sull’ormai evidente degrado dell’ecosistema del nostro pianeta e, contemporaneamente, offrirgli un ritratto delle problematiche ambientali della Nigeria odierna, inaridita da politiche poco attente all’equilibrio della natura e dallo sfruttamento intensivo del territorio da parte delle multinazionali petrolifere. Rispetto a queste tematiche, non nuove nel panorama letterario della Nigeria (esempio tristemente noto al riguardo è senz’altro l’impegno del romanziere e drammaturgo Ken Saro-Wiwa, giustiziato nel 1995 per aver sostenuto la causa degli Ogoni, una piccola popolazione del delta del Niger, contro il disastroso impatto ambientale dei pozzi della Shell), Osundare propone la celebrazione di un tempo mitico in cui la vita dell’uomo seguiva ancora un ritmo armonico con la natura, e nella quale lo sviluppo economico non comportasse necessariamente una rottura del legame con la terra. Questo tempo mitico, descritto con metafore che attingono al linguaggio della natura e che diviene a tratti bucolico (ma senza l’illusione dell’idillio), si riverbera anche a livello autobiografico sulla narrazione dell’infanzia dell’autore, riassunta in quel “farmer-born, peasant-bred” (“nato agricoltore, cresciuto contadino”) che ricorre sia in prefazione che nell’omonima poesia, e che sottolinea con fierezza le origini rurali e popolari del poeta nigeriano. I due termini dell’harmattan (il vento caratteristico della stagione secca) e della pioggia scandiscono dunque le diciannove composizioni della raccolta, alternando ricordi personali a osservazioni di ordine più universale sul futuro dell’uomo.
Sia la biografia che le tematiche trattate da Osundare vengono presentate da Deandrea nell’utile e sintetica introduzione che, unitamente al glossario finale, consente anche ai non specialisti di orientarsi nel difficile panorama della poesia nigeriana. Il verso complesso di Osundare trova inoltre nella traduzione di Deandrea, che è esperto africanista ed ha potuto avvalersi (dettaglio non da poco) del consiglio dello stesso Osundare, da lui incontrato nel corso del suo soggiorno in Nigeria, soluzioni spesso felici e assai azzeccate. L’attenta curatela, nonché il carattere bilingue di questa edizione, giovano dunque senz’altro alla godibilità di questo volume, rendendolo strumento di approfondimento per coloro che sono già avviati nello studio della letteratura nigeriana e di diffusione e valorizzazione di quest’ultima presso coloro che non la conoscono ancora; oltre che (è il caso di sottolinearlo) strumento di riflessione generale su tematiche che riguardano non solo la Nigeria, bensì tutto il nostro mondo contemporaneo.

 

17-05-2006