L’orecchino di Zora

Alcuni aspetti significativi del romanzo sono affrontati nell’introduzione stesa da Fulvio Pezzarossa. E’ così la proposizione di uno spaccato del mondo operaio, classe sociale che nella narrativa italiana è quasi del tutto scomparsa e riappare ora per merito di una scrittrice di origine bosniaca. Non siamo di fronte ad un mondo ove ci sia la presa di coscienza di appartenere ad una classe con i propri valori e le proprie aspettative da rivendicare, ma è la descrizione di vita di stenti e sfruttamento appartenenti a questo ceto sociale, da sempre sfruttati, ma ora sostituita in gran parte specie in alcune zone del Nord Italia da stranieri che spesso sono doppiamente sfruttati  per la loro estraneità ad una comunità ma anche spesso ad organizzazioni che sappiano tutelarlo. Ciò avviene soprattutto quando le organizzazioni di lavoro sono in piccole fabbriche ove la struttura sindacale  è inesistente.
E’ questo il mondo descritto da Duška Kovačević  attraverso le lenti della storia di due giovani che si piacciono, si vogliono bene, si sostengono a vicenda.
In fondo l’intreccio non ha particolare originalità perché il ricatto seduttivo verso la protagonista femminile, Zora, perpetrato dal padrone della ditta faccendiere, donnaiolo, non ha la caratteristica dell’unicità, ma ricalca uno stereotipo narrativo pur con qualche variazione.
Così pure la vivacità femminile rispetto ad una sorta di abulia maschile è anch’essa abbastanza in linea con narrazioni in cui la dialettica  donna-uomo è sempre un aspetto in cui il maschile possiede la forza fisica ma con qualche incertezza in quella del pensiero,  mentre il femminile possiede qualità di astuzia, di comprensione profonda della realtà, di elevata qualità di pensiero.

Gli aspetti più significativi del romanzo poggiano su altri elementi. Intanto la descrizione degli aspetti psicologici che frastornano l’animo di Zora, dopo aver ceduto ai ricatti del suo ex datore di lavoro. Il dubbio di aver  rovinato per sempre la sua storia con suo marito Safet, contrapposto alla possibilità del riscatto,  è descritto con pennellate di indubbio valore. E tuttavia non sta ancora in questo la dimensione originale di questo testo. Se ci mettiamo a riorganizzare la fabula del romanzo con macrosequenze potremmo forse individuare alcuni elementi che diversamente potrebbero scomparire o non risultare essenziali . Ronald Barth diceva che il rapporto fra le sequenze fornisce il senso o i sensi della narrazione. Prendiamo allora le ultime macrosequenze che mi sembrano le più significative alla comprensione del romanzo:
a) il padrone della ditta ove Zora lavorava la ricatta per avere rapporti sessuali con lei.
b) Zora cede al ricatto per paura che il marito, che lavora nella stessa ditta ove era lei, possa essere licenziato.
c) decide di traslocare o cambiare casa e letto.
d) lascia cadere nel tombino un orecchino che aveva ricevuto dal padrone al momento del rapporto sessuale
Mi pare che uno degligli aspetti determinati dalla successione delle sequenze sia il fatto che si cambia spazio come possibilità di cancellare o annullare un comportamento ritenuto immorale o dannoso per la stessa tenuta di equilibrio di Zora. L’altro elemento ancor più significativo forse è   l’abbandono dell’oggetto simbolo della colpa commessa ma anche simbolo di una possibile redenzione.
Il romanzo non ci dice se poi Zora superi tutti i problemi dettati dalla sua coscienza, il romanzo ci dice che l’alternativa ad una vita soffocante avviene mediante una sostituzione spaziale e l’abbandono di un oggetto.
Lo spazio come strumento di ricomposizione, rimodellamento della vita mi pare di estrema importanza perché lo spazio è l’elemento che lega sentimenti, persone, affetti. Il cambiamento di spazio libera l’individuo da legami che diversamente non saprebbe come sciogliere. Altri scrittori e poeti hanno assunto lo spazio come fatto determinante ai fini della storia dell’individuo.
Per Petrarca non c’è possibilità di evasione dal pensiero fisso per Laura qualunque sia lo spazio ove si porti. Ma Verga lega la possibilità di mantenere un’ordinata e tranquilla esistenza come quella dell’ostrica attaccata allo scoglio a condizione che non si evada dallo spazio di nascita portatore di valori. ‘Ntoni non riesce a trovare pace dopo che si è allontanato da Aci Trezza per fare il militare. Ma quando ritorna è ormai un disadattato. Ma così pure si potrebbe analizzare a fondo la dimensione spazio in alcuni dei romanzi di Pirandello come Il fu Mattia Pascal.
Il romanzo di Duška Kovačević  mette a fuoco un’altra funzione dello spazio altro, salvifico quando un individuo entra in conflitto con la comunità, quando il rapporto fra sé e la comunità si è deteriorato per azioni, fatti commessi in contrasto con il sentire della comunità per cui la redenzione non è possibile se non in altro spazio. Generalmente lo spazio si cambia per fatti economici o per eventi violenti, quali guerre, dittature oppure per evasione dalla comunità di appartenenza che non riesce a promettere possibilità di riuscita e sogno.

La scrittrice di origine bosniaca mette a fuoco la funzione dello spazio come àncora di salvezza per colpe commesse , perché lo spazio nuovo diventa rigeneratore di sé, ricrea quasi una “verginità” che si era persa anche per responsabilità propria. Lo spazio, quello nuovo è àncora di salvezza per ogni aspetto  che conduce l’io ad una storia diversa da quella della comunità d’origine, o d’appartenenza (anche se provvisoria.
Viene così individuata la plurifunzionalità dello spazio che nella cultura dei nostri giorni sembra invece rinchiudersi e dividere.