Nella vecchia palestra

Era entrato al tramonto nella vecchia palestra ormai abbandonata da anni. Freddo ed oscurità l’avvolgevano. Strane voci circolavano su questo impianto sportivo ed in effetti i rumori che aveva sentito nei giorni precedenti, quando passava lì vicino, erano insoliti.
Non ne aveva parlato con nessuno, ma il pensiero di entrarci era ormai diventato costante quasi un’esigenza.
Entrato, il vecchio parquet scricchiolò sotto i suoi piedi. Il buio gli impediva di vedere ed allora uscì dalla tasca una piccola torcia e l’ accese. Una debole luce illuminò quell’ ambiente pieno di polvere ed abbandono. Vetri rotti, tribune senza poltrone ma, stranamente, la rete di pallavolo era al suo posto. Nel silenzio il rumore di una finestra che sbatteva lo fece indietreggiare. Si udirono o gli sembrò di sentire passi leggeri. Si avvicinò alla porta degli spogliatoi chiusa quando questa, improvvisamente ed inspiegabilmente cominciò lentamente ad aprirsi. Pensò: “ sono solo storie inventate, ed i rumori che sento sono quelli di una costruzione vecchia che il tempo continua a logorare”. Sentì allora una leggera folata di vento tiepido ed uno scricchiolio come di scarpe di gomma. Alzò il piccolo fascio di luce proveniente dalla torcia e lo vide. Alto, giovane, magro e bianco quasi trasparente. Una figura che risaltava nell’ oscurità.” Sei tornato amico mio”, sentì nella
sua mente.
Riaffiorarono in lui ricordi di un tempo che sembrava ormai avere dimenticato: la palestra, anni addietro, quel campo di pallavolo, partite ed allenamenti e l’ immagine opaca del ragazzo, del suo migliore amico, della malattia che lo ha colpito e lentamente portato via.
Orso Maria era il suo nome. Quel nome lo aveva inizialmente fatto sorridere ma nel tempo lo aveva trovato appropriato perché racchiudeva caratteristiche che lo rappresentavano bene e cioè alto e forte ma anche tenero e generoso.
Avevano condiviso la passione per uno sport, la pallavolo che ti insegna a fidarti dei tuoi compagni, a dare e ricevere aiuto, a non sentirti mai solo, ad impegnarsi insieme per ottenere un risultato. Vittorie e sconfitte, sudore e sorrisi. In pochi attimi tornarono alla mente ricordi che sembravano dimenticati ma il cuore e la mente, per una volta insieme, li hanno custodito gelosamente. Non era spaventato, forse un po’ sorpreso di non esserlo. Era invece avvolto come in un sogno, un bel sogno. Iniziarono a parlare anche se, in realtà, non sentiva il suono delle sue parole. Le sentiva dentro. Parlarono della vita, vissuta dall’ uno, desiderata dall’ altro. Desideri realizzati, speranze deluse, giorni importanti, attese infinite. Poi, ecco la palla: “. Facciamo due palleggi, prendi questa schiacciata “.
Fu proprio allora, mi raccontò mio padre, che si svegliò ed aveva l’ impressione di averlo vissuto davvero quel sogno. Mi parlò tanto del suo amico Orso Maria e della malattia che lo aveva costretto ad interrompere dapprima gli allenamenti e successivamente la facoltà di lettere e filosofia e poi tutto il resto.
Questo episodio è accaduto due anni fa circa. Da allora io e mio padre abbiamo inseguito un grande sogno. Un obiettivo che ci ha fatto sentire ancora più vicini. Un’idea nata da un ricordo e realizzata grazie ad una passione. Ristrutturare la palestra.
Abbiamo iniziato questa splendida avventura contattando gli ex compagni di squadra. Tra di loro vi erano ingegneri, architetti, politici ma anche medici, insegnanti e perfino un
sacerdote. Il ricordo di Orso Maria ha fatto nascere un sentimento comune di appartenenza che ci ha fatto sentire, per me era la prima volta, un team, un’ equipe, una squadra. L’ impresa è stata molto impegnativa ma anche coinvolgente ed emozionante. Chi si è occupato della parte burocratica ottenendo permessi, sopralluoghi, preventivi; chi si è occupato di sovrintendere i lavori; chi si è occupato di raccogliere sponsorizzazioni e fondi per ristrutturare la palestra.
Adesso ci troviamo al giorno dell’ inaugurazione, tutti insieme emozionati ma anche profondamente appagati dall’ essere stati a turno protagonisti e comparse di un progetto che senza l’ apporto dell’ “altro” non avrebbe mai visto il positivo esito finale.
La partita inaugurale è da sold out. La squadra delle “vecchie glorie” sfida la nazionale master nelle cui fila giocano campioni del mondo come Lucchetta, Cantagalli, Zorzi, Toffoli, Gardini e Bernardi.
Il pubblico è quello delle grandi occasioni. Sono sicuro che tra gli spalti o forse a pensarci meglio, dentro il campo, insieme ai suoi compagni di squadra vi è un ospite d’ onore grazie al quale tanti amici si sono ritrovati ed hanno ritrovato il piacere dello stare insieme e della condivisione. Volete che vi dica il suo nome? No, non serve.