Recensioni

Poetica e teatro civile

Candelaria   Romero
Poetica e teatro civile
Aracne   2010

raffaele taddeo

I tre monologhi, testi teatrali di Candelaria Romero, sono raccolti in un unico libretto e vogliono rappresentare, anche senza pretese, un modello e una  ricerca metodologica originale e significativa di fare teatro.
Lo stesso titolo dà specificazione dell’intenzione creativa dell’artista di origine argentina che finalizza la sua produzione  ad un senso civile del teatro, inteso come  teatro impegnato su temi politico-sociali.
I tre testi infatti pur differenti per lo spunto originario ideativo affrontano aspetti sia sociali che politici.
Il primo che vuol essere quasi un omaggio al padre, assume una dimensione più ampia e generale perché tratta sia della vicenda dei desaparecidos argentini, sia della condizione del migrante. Chiunque soffra per situazioni simili può riconoscersi  nella vicenda.
In questa opera è significativo il rapporto affettivo e di tenerezza che Candelaria Romero sente per il padre, affetto veicolato specialmente attraverso la dimensione della lingua ed espressioni usate.  Il testo si apre con questa espressione: “C’era una volta un Piccolo Uomo, piccolo, piccolo che a tutti i costi voleva diventare grande”.
I due aggettivi “piccolo” e “grande” sono performativi del senso e significato dello scritto teatrale perché l’uno, come già detto, esprime il rapporto affettivo della figlia nei confronti del padre, e l’altro invece il senso di forza morale che da lui scaturiva.
Ma anche l’aspetto della migrazione di cui l’autrice stessa si sente compartecipe è al centro del tessuto rappresentativo di questo testo.
La seconda opera prende in esame la violenza di cui sono vittime le donne, violenza di ogni tipo, da quella sessuale a quella dell’essere solo e solamente una donna.
Testo significativo specialmente nella società d’oggi quando si vuol far credere che le donne siano libere ed emancipate, ed invece sono relegate a merce che spesso si traduce in merce non solo venduta ma anche calpestata e distrutta.
Infine Candelaria Romero tratta del problema dell’inquinamento e dello ipersfruttamento della terra col rischio di lasciare a coloro che verranno grandi problemi anche per la loro stessa sopravvivenza.
Elemento di una certa importanza sul piano strutturale e teatrale è il fatto che sono testi pensati per essere recitati e rappresentati da un  solo attore, sono monologhi, ma non alla Paolini, che fa della narrazione l’elemento centrale. In questo caso metafore, simboli sono molto presenti per cui i testi diventano poesia prima di essere elementi di rappresentazione.
Questi testi teatrali non poggiano la loro arte solo sulla parola, ma sono pensati e strutturati per essere rappresentati anche mediante timbri di voce particolari che danno corpo alle parole e la gestualità che è veicolo di senso e significato

07-05-2010

L'autore

Raffaele Taddeo

Raffaele Taddeo

E’ nato a Molfetta (Bari) l’8 giugno 1941. Laureatosi in Materie Letterarie presso l’Università Cattolica di Milano, città in cui oggi risiede, ha insegnato italiano e storia negli Istituti tecnici fin dal 1978. Dal 1972 al 1978 ha svolto la mansione di “consulente didattico per la costruzione dei Centri scolatici Onnicomprensivi” presso il CISEM (Centro per l’Innovazione Educativa di Milano). Con la citata Istituzione è stato coautore di tre pubblicazioni: Primi lineamenti di progetto per una scuola media secondaria superiore quinquennale (1973), Tappe significative della legislazione sulla sperimentazione sella Scuola Media Superiore (1976), La sperimentazione nella scuola media superiore in Italia:1970/1975. Nell’anno 1984 è stato eletto vicepresidente del Distretto scolastico ’80, carica che manterrà sino al 1990. Verso la metà degli anni ’80, in occasione dell’avvio dei nuovi programmi della scuola elementare, ha coordinato la stesura e la pubblicazione del volumetto una scuola che cambia. Dal 1985 al 1990 è stato Consigliere nel Consiglio di Zona 7 del Comune di Milano. Nel 1991 ha fondato, in collaborazione con alcuni amici del territorio Dergano-Bovisa del comune di Milano, il Centro Culturale Multietnico La Tenda, di cui ad oggi è Presidente. Nel 1994 ha pubblicatp per il CRES insieme a Donatella Calati il quaderno Narrativa Nascente – Tre romanzi della più recente immigrazione. Nel 1999 in collaborazioone con Alberto Ibba ha curato il testo La lingua strappata, edizione Leoncavallo. Nel 2006 è uscito il suo volume Letteratura Nascente – Letteratura italiana della migrazione, autori e poetiche. Nel 2006 con Paolo Cavagna ha curato il libro per ragazzi Il carro di Pickipò, ediesse edizioni. Nel 2010 ha pubblicato per l’edizione Besa La ferita di Odisseo – il “ritorno” nella letteratura italiana della migrazione.