Promesse dopo Ellis island

Itesti segnati con asterisco sono inediti

*PROMESSE DOPO ELLIS ISLAND

I vostri nomi si separano
dalle frasi in inglese
e cozzano contro i denti,
pezzetti di parole, duri come pietra
e sempre ciò che sempre sono stati,
malgrado le promesse che hanno fatto
riecheggiare gli alti soffitti
nella Great Hall.
Tsue Pap trasloca nell’ennesimo altro alloggio
perché hanno alzato l’affitto;
e dà di matto nel sozzo scantinato,
a scavare, buca dopo buca,
in cerca dei soldi interrati una notte
che era sbronzo di Guinea Red.
Jit Ate si dimena e canta,
sventolando la foto in cornice
d’un giovane soldato,
narrando e rinarrando la storia
del suo bel Johnny Boy,
che mai fece ritorno dalla guerra.
Jah Doze, frigge polpette di sangue di pollo
in una piccola padella di ghisa,
e stringe il cencio intorno al polso destro fratturato,
tirandolo con i denti e la mano sinistra,
il braccialetto sbrindellato comprime
la frattura che lei mai potrebbe permettersi di curare.
Zeta Zeen, quella sexy,
si muove a scatti su e giù per Albany avenue,
la pochette allacciata al braccio,
le righe delle calze che scendono
in picchiata sul retro delle gambe
dentro i tacchi a spillo rossi di seconda mano.
E Sdunny Ale, pragmatico e gentile,
sbuccia per la prima volta una banana esotica,
masticandone l’amara pelle gialla
e gettandone via il lungo frutto bianco,
insidiosamente morbido
e così facile da soffocarti con un disincanto.

Traduzione di Angela D’ambra