Recensioni

Qui e là

Christiana de Caldas Brito
Qui e là
Cosmo Iannone   2004

Yasmine Roberta Catalano

“Viver è muito perigoso”Sembrerebbe un avvertimento quello che apre la raccolta di racconti della de Caldas Brito e a pronunciarlo potrebbe essere ognuno dei personaggi che popolano queste pagine. Uomini, donne e fantasmi in bilico tra qui , tra la vita e l’oltre, tra la fuga e l’esistenza. Alcuni operano una scelta, altri perdono l’equilibrio e cadono in quella strana dimensione che si trova nel confine tra il qui e il là, fino ad assumere la consistenza di pensieri, di ricordi.
In racconti come “L’orologio” è persino difficile delineare un confine, capire quale dei due protagonisti appartenga alla vita e quale invece alla morte.
Forse l’avvertimento iniziale ha più peso di quanto si pensi, perché questi scritti turbano. Si sente la distanza dai precedenti lavori dell’autrice, la maggior parte di loro sembra essere nata molti anni dopo i lavori di Amanda, Olinda, Azzurra e le Altre. E ben venga, se un autore evolve nel suo percorso e se non si accontenta di riscrivere copie dei primi testi, solo perché  erano andati bene, allora è un buon  scrittore. E Christiana de Caldas Brito è davvero una grande scrittrice. Chi ha avuto il felice privilegio di leggere il suo primo romanzo inedito, sa che quella è la sua forma di espressione ottimale, anche se senza dubbio la più faticosa.
Quanto a questa raccolta, più che racconti sembrano quegli stralci di sogni che ci restano avvinghiati addosso appena ci svegliamo, quando ci sorprendiamo magari immersi nel sudore, seduti sul letto, il fiato spezzato dall’affanno come avessimo corso forte per fuggire da  versoqua. E il  di Christina non è mai stato così inquietante. Sono frammenti di sogni così come si ricordano nell’immediato risveglio, a volte senza capo a volte senza fine, altre ancora alla ricerca di un senso da tradurre che forse non è uguale per tutti. In  Siamo felici così, ad esempio, è eccezionale la tensione che l’autrice riesce a far serpeggiare, si rimane incollati con il cuore che esplode fuori dal petto. Da notare l’ottimo incipit e l’ottima chiusura, elementi essenziali in un buona scrittura. In un testo così buio, pauroso e da film horror, è curioso evidenziare il ripetersi per ben cinque volte della parola “mamma”, che stride forte come fosse l’unico spiraglio di luce.
Spiazzante anche il racconto  Le due porte , una scoperta incalzante, una vera sorpresa. “La vedi, la stella?” invece è un lampo veloce sul fiume descritto. C’è solo il tempo di intravedere un’immagine riflessa sull’acqua, ed è già terminato. Senza respiro.
In queste pagine c’è posto per tutti, dagli spassosi punti interrogativi e le virgole che si ribellano ( Un’insolita passeggiata ), si riorganizzano e indicono referendum, rovesciano il gioco della letteratura e riducono i grandi romanzi da cui provengono a mere comparse, divenendo protagonisti consci, come i polpastrelli di  Io, polpastrello 5.423 , di costituire nell’unicità di ognuno di loro le basi imprescindibili della vita. E poi compaiono uomini semaforo (L’equilibrista ), uomini topo ( Siamo felici così ), donne mare (la meravigliosa  Maroggia ). In Sati  si incontra una segretaria birmana che legge nei pensieri del suo datore di lavoro, in pagine che vantano felici espressioni quali “un giorno- c’è sempre un giorno nella vita di tutti” o ritratti leggeri ed efficaci disegnati con una sola frase “in ascensore ebbe voglia di fischiettare. Sospirò soltanto”. Per Christiana qualunque spunto è buono per disegnarne una storia, persino su nude righe di cronaca nera riesce per “José” a costruire teli, pareti, finestre e tende.
Una menzione speciale merita il racconto  Cara Jandira , che riporta al lettore il ricordo delle emozioni di Ana De Jesus. La protagonista riflette: “È brutto quando uno inizia a pensare nella propria vita. Il bello è vivere. Se tu pensi alla tua vita, puoi essere sicura che qualcosa già ti manca” e infine, in un invito accorato, quasi implora l’amica che vorrebbe lasciare la sua terra: “Resta in quello che è tuo”. Essenziale, grave.
La lettura dei racconti scorre tutta d’un fiato, è molto piacevole, non ha bisogno di orpelli pleonastici, la semplicità della narrazione è lodevole e ne fa un lavoro trasparente, che nasconde – come è dovere di ogni buona opera – il lavoro che di certo ha alle spalle, dando l’impressione di essere stato scritto di getto, senza ritocchi.
Ci sono aspetti che forse non gradirebbero essere intrappolati in definizioni. Ci sono personaggi e racconti sfuocati che, se messi a fuoco, non sono riconoscibili e scompaiono oppure si deformano come in quegli specchi che per gioco ti restituiscono un’immagine di te enorme o filiforme. Questi lavori appartengono a tale categoria. L’ombra, il chiaroscuro di alcuni racconti, vanno rispettati, eventualmente col silenzio. Il lettore si limiti ad assaporarli e a lasciarli scivolare in sé. Ma non si spaventi se, alla fine della lettura, si scoprisse impigliato in un là e non sia più sicuro del suo qui. È opera della scrittura ammaliante di Christiana, muito perigosa, per l’appunto.

23-08-2005

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Yasmine Catalano