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Saggio su Julio – Božidar Stanišić

L’isola di Julio

 L’arte sta nel leggere sufficientemente  poco.
Elias Canetti

Operando come una sorta di antidoto alla progressione delle idee bellicose e razziste, dimostrando la loro iniquità, una rivista come Sagarana offre un progetto di diversità e di libertà, un esempio concreto, rinnovato ad ogni nuova edizione, di convivenza fruttuosa con l’alterità, di curiosità verso il dissimile, di intelligenza generosa.

                                                 Cinque anni di Sagarana, Julio Monteiro Martins

«A cosa può servire una pubblicazione culturale come Sagarana nei tempi che corrono
Julio Monteiro Martins, direttore della Rivista,  a cinque anni dal primo numero di Sagarana, pose questa domanda interrogandosi  sul senso della pubblicazione.
Più tardi riprese la questione:  «Dopo averla vista crescere e affermarsi tra le più importanti nel suo genere in Italia, e anche tra le più lette con i suoi circa undicimila contatti giornalieri in media, è inevitabile porsi la domanda, che potrebbe essere formulata anche in questo modo: qual è la capacità di intervento e il contributo alla trasformazione dei valori di una rivista culturale oggi
Ora, a dieci anni da queste considerazioni di Julio M. Martins (scrittore, poeta,  intellettuale scomparso lo scorso anno) e dopo 57 numeri di Sagarana, i suoi interrogativi sono rimasti attuali.
Anzi, sono attualissimi e posso paragonarli alle riflessioni di Brodskij espresse già all’inizio degli anni novanta nella polemica con Havel, in cui il poeta russo profetizzò  la crisi che sarebbe stata planetaria.
Julio ragionevolmente parlava del «momento storico in cui siamo immersi», dell’ «Occidente in mezzo a una grave crisi morale,  ma non per le ragioni proposte dai conservatori, che oggi controllano i governi, i media e l’informazione in generale, ma proprio a causa loro! Sono loro e non altri l’origine della crisi, ed è il loro potere quello che dovrà essere contrastato con vigore se vogliamo uscirne in futuro».
Il Nostro pensava che la crisi non fosse solo etica, «ma anche sociale, estetica, ambientale, e dei diritti umani, si è aggravata con il tentativo dei “neo-con” e degli italianissimi “teo-con”, insomma dei fondamentalisti – anche di quelli con presunte matrici “cristiane” – di far retrocedere la società occidentale a valori e a pratiche medioevali, sprezzanti dei progressi compiuti negli ultimi secoli, a partire dall’Illuminismo, dalle decolonizzazioni e da una visione umanista del diverso, nel campo della conoscenza, della scienza, della filosofia e dell’arte».

L’editoriale di Julio in parte citato in realtà è un saggio che per la complessità delle sue componenti culturali, sociali e politiche richiederebbe un’analisi più profonda.
Per l’autore di questo sguardo su Sagarana è stato un punto inevitabile di partenza. Ma partenza verso cosa se vogliamo almeno superficialmente approfondire il senso dei significati di Sagarana, (parola che significa “tante storie”, composta da saga e da rana, molte in lingua tupi)? Può essere che l’interrogativo di chi scrive sia simile a quello posto quindici anni fa da Julio: si parte, ma perché si parte e verso dove?

Più di una volta discussi con Julio sulle ragioni per scrivere di narrativa nel paese in cui ogni venti minuti viene pubblicato un romanzo e in cui poeti spesso narcisi nascono come funghi ma la poesia vera ed autentica è una profuga che girovaga da una parte all’altra. (Sì, l’Italia è un po’ speciale, ma nemmeno  altri paesi sono molto diversi).  Lo divertivano le mie considerazioni sulla postmodernità che nella letteratura ormai è solo chimera e nient’altro: il suo posto da tempo è preso dall’unica corrente “artistica” dominante –il potere dell’editoria. Il suo commento benevolo «che fare, amico?» mi pare che in realtà suonasse «bisogna fare, e bisogna fare qualcosa».  E lui, accanto alla sua grande  mole di scrittura, realizzava anche questa rivista. (Una sua amica mi scrisse che  «solo uno spirito largo e profondo poteva dar vita trimestralmente a Sagarana… Ci volevano almeno cinque teste per riuscire a fare quello che faceva lui, impaginazione e scelta immagini comprese… »).

Estraneo allora all’uso di internet non sapevo nulla di  Sagarana fino all’estate del 2003, l’anno del mio primo incontro con Julio, a Lucca. Non mi era sfuggito il fatto che il primo numero era stato aperto con un inedito di Borges. Segnalai allora la rivista ad un amico, lettore appassionato. Lui mi rispose: «A me pare che non si tratti solo di una rivista, ma piuttosto di una biblioteca». La sua sintetica considerazione si armonizzava perfettamente con la mia valutazione del progetto di Julio che, attraverso le pubblicazioni di opere edite ed inedite delle penne migliori della letteratura mondiale, ci ricordava che oltre ciò che emerge per il potere dell’editoria ci sono il pensiero, il senso e la bellezza della parola scritta. Che, secondo Julio,  è il miglior mezzo per contrastare «l’omologazione del pensiero, l’egemonia dei media, del loro linguaggio pubblicitario e della propaganda ideologica che vi è insita, e cioè, del “lavaggio del cervelloche cerca di assediarci e di opprimerci ogni giorno».
L’universo complesso della biblioteca infinita di Borges nelle intenzioni editoriali di Julio si trasformò nell’opposizione viva alla falsa cultura del momento, all’apparenza, all’oblio del passato e all’ignoranza presente soprattutto nei media. Se osserviamo l’indice degli autori presenti, dalla A alla Z, possiamo riconoscere anche il senso del weltliteratur  di Goethe, la convinzione del grande scrittore tedesco sulla non esistenza di confini nella letteratura.
Penso che Julio fosse assolutamente cosciente che si possa fissare lo sguardo sulle vetrine delle librerie che espongono  i primi dieci libri meglio venduti, mentre la vera letteratura si trova altrove. Sapeva bene che l’editoria è in mano a grandi gruppi e i grandi gruppi cercano il grande guadagno  (ma, no problem perché  l’ottusità mentale è in crescita,  l’idiotismo subculturale è molto popolare e l’indifferenza viene lodata come scelta libera di chi sta dentro la società di massa). Certo, tutto ciò è vero, ma non possiamo restare privi di alternative. Al contrario dell’”offerta” subculturale dei media e delle classifiche dei libri più venduti (perfettamente in chiave con la profezia di Warholl, che a cavallo fra i due secoli ciascuno potrà essere conosciuto quindici minuti),  se ci muoviamo dalla A alla Z di Sagarana troviamo Almodovar, Borges, Buzzati, Canetti, Calvino, Carver… Mi fermo e raccomando agli interessati almeno di sfogliare l’indice degli autori di “questo contenitore di idee” e “una porzione del meglio di ciò che è stato realizzato attraverso la parola scritta nei tempi moderni: riflessioni, poesie, storie, creatività, insieme alla selezione di immagini evocative che l’accompagna…”   (J.M.M.)  Sagarana offre ancora  molto spazio anche agli scrittori stranieri presenti in Italia e ai giovani autori italiani emergenti. Oltre alla narrativa, la saggistica vi è più che presente: la scelta degli autori e dei loro saggi che spesso mi sembravano e mi sembrano il sale mentale di questa rivista.

 “Tempi moderni”? Come comprenderli nella visione di Julio? Credo ci sia d’aiuto Kundera con le riflessioni espresse nel suo saggio Il modernismo antimoderno, in cui lo scrittore boemo muove dalla considerazioni di Rimbaud per cui  “bisogna essere assolutamente moderni” e subito ci ricorda che Gombrowitz , sessant’anni più tardi “non era affatto sicuro  che fosse davvero necessario”.  Secondo Kundera Gombrowitz nel romanzo Ferdydurke aveva analizzato la svolta fondamentale prodotta nel XX secolo:  «Sino allora l’umanità si divideva in due, quei che difendevano lo status quo e quelli che volevano cambiarlo; ma la l’accelerazione della Storia non è stata priva di conseguenze…».
Di quali conseguenze si tratta? Una volta le trasformazioni della società erano lente, mentre ora l’uomo  «d’improvviso ha cominciato a sentire la storia a muoversi sotto i suoi piedi come un tapis roulant: lo status quo si era messo in moto!»

Non a caso in quell’editoriale Julio scrisse che “Sagarana è quindi una specie di isola”. E’ momento per una digressione.  Ho spesso sentito dire che i turisti che dalle  isole guardano la terraferma ne sono affascinati.

L’isola di Julio nei tempi che corrono è solo apparentemente lontana dalla “terraferma” (mi allontano per vedere meglio). La considero innanzitutto una biblioteca-labirinto non priva del filo per uscirne: il pensiero umano, libero ma a misura d’uomo che non ha perso la memoria. (A volte, se  nella “terraferma” ci viene da dire che oltre il 90% della narrativa contemporanea non è altro che spazzatura, l’isola di Julio, attraverso il suo modo di essere e costruire la biblioteca,  ci ricorda Cervantes e l’ «ampio e brillante esame che il curato e il barbiere fecero della biblioteca del nostro fantastico cavaliere»)

Da lontano questa isola assomiglia a un faro che ci illumina con una luce mentale diversa sul mondo, sull’uomo, sulla scrittura. Perciò colloco  Sagarana fra le  riviste cui siamo debitori di verità.

L'autore

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Božidar Stanišic

Božidar Stanišic: In Italia, accanto a numerosi contributi in riviste, quotidiani, blog e portali on line, ha pubblicato “I buchi neri di Sarajevo” (MGS Press, Trieste,1993, con una prefazione di Paolo Rumiz, tradotto da Alice Parmeggiani, traduttrice di tutte le sue opere scritte in serbo-croato); un racconto di questo libro è stato inserito anche nel “Dizionario di un Paese che scompare”, a cura di Nicole Janigro, Roma 1994. Ha pubblicato tre raccolte poetiche, “Primavera a Zugliano” (1994), “Non-poesie” (1996) e “Metamorfosi di finestre”(1998) ed un libro di prosa intitolato “Tre racconti” (2002), tutte opere edite dall’Associazione “Ernesto Balducci” di Zugliano. “Bon Voyage”, il libro di narrativa, è pubblicato nel 2003 dalla case editrice Nuova Dimensione di Portogruaro, con la prefazione di Paolo Rumiz. Nel 2006 ha pubblicato Il sogno di Orlando, testo teatrale scritto in italiano; nel 2007 Il cane alato e altri racconti, Perosini editore, Verona. È presente con una racconto nella panorama della narrativa bosniaco-erzegovese del Novecento “Racconti dalla Bosnia”, a cura di G. Scotti, Diabasis edizioni, Reggio Emilia 2006. Nel 2008 ha pubblicato un libro di vecchie e nuove non poesie, La chiave in mano/Kljuc na dlanu, edizione bilingue, Campanotto editore, Udine. Diverse prose e poesie sono sparse in numerose antologie italiane e straniere, tra cui in “Quaderno balcanico volume 1“ (a cura di Mia Lecomte e Francesco Stella, Loggia de’ Lanzi, Firenze 1998) e in “Conflitti – poesie delle molte guerre” (a cura di Idolina Landolfi, Avagliano editore, Cava de’ Tirenni 2001); in “Ai confini del verso” Le Lettere, Firenze (a cura di Mia Lecomte, pubblicata anche in inglese. “A New Mapp: The Poetry od Migrant Writes in Italy”, New York 2011) e in “L’italiano degli altri” (a cura di Dante Marianacci e Renato Minore, Newton Compton Editori, Roma 2010). Nel 2011 esce La cicala e la piccola formica, libro per bambini, illustrato da Dušan Kállay, bohem press, Trieste. Nel 2012 ha pubblicato il libro dei racconti scritto in italiano Piccolo, rosso (a cura di Rosa Di Violante, Cosmo Iannone editore, Isernia 2012).