Recensioni

Se tutte le donne

Laila Wadia
Se tutte le donne
Barbera editore   2012

raffaele taddeo

Nella cosiddetta Letteratura della migrazione, ormai a questa denominazione preferisco il nome Letteratura-mondo italiana, le donne scrittrici sono una maggioranza. Lo afferma il bollettino di sintesi 2011 Basili che afferma come le scrittrici rappresentino oltre il 56% del totale degli scrittori registrati in quel data base.  D’altra parte si sta ponendo molta attenzione a questo singolare fenomeno della predominanza di scrittrici donne, fatto insolito nella Letteratura italiana non solo ai nostri tempi. Ne è un esempio significativo il concorso “Lingua madre” aperto a scrittrici  donne immigrate o  italiane che raccontino “storie di donne straniere che hanno conosciuto, amato, incontrato e che hanno saputo trasmettere loro “altre” identità.” Laila Wadia appartiene a questo ormai folto numero di narratrici ed ha la consapevolezza e l’orgoglio del suo genere e della opportunità di un riscatto della femminilità nell’ambito storico-sociale in cui viviamo, sempre più turbato da pericoli di guerre,  da violenze che si esprimono a tutti i livelli.  In Italia, fra l’altro, sta assumendo una dimensione inconsueta ma drammatica la violenza nei confronti delle donne.

In questo testo Laila Wadia propone 14 racconti in cui le donne sono protagoniste. L’occasione è stata   data dall’editoriale di Giovanni De Mauro sull’Internazionale   n. 874 sulle “donne”. In fondo al libro ne viene riproposto una sorta di decalogo. 14 donne di diversa età, di diversa condizione sociale, di diversa ricchezza, di diversa religione e cultura. C’è la madre che si sacrifica per i figli, c’è la figlia che non riesce a fare a meno della mamma, c’è la borghese di estrazione elevata che si libera dai conformismi sociali in cui è confinata, c’è la donna che, pur con molti dubbi, sa aspettare il marito che sembra infedele e donnaiolo, c’è la donna che sa alla fine comprendere la scelta omosessuale del marito.

Porre al centro la donna non conduce,  ce ne poteva essere la tentazione o il  trascinamento dell’argomento, ad una misandria, perché anche i personaggi maschili hanno la loro dignità e umanità, che  non sono in conflitto con il mondo femminile, e questo è un pregio del libro di Laila Wadia, così che in uno o due racconti sembrerebbe che   il personaggio principale sia un maschio.  Si pensi al racconto il collezionista in cui questo marito che sembra un donnaiolo cinico e incurante delle attenzione della moglie alla fine lo si scopre solo e solamente un filantropo che anzi addossava il merito delle sua azioni benefiche alla moglie.

Non emerge quindi dai racconti di Laila Wadia una contrapposizione uomo donna, ma piuttosto un invito a considerare la donna come portatrice di intelligenza, di sensibilità, di altruismo e amore.

Un altro aspetto che risalta è comunque il rispetto alle tradizioni che non vengono condannate anche se possono sembrare arcaiche. Si prenda ad esempio il racconto Il fiore di melograno.  Intanto difficile e rischioso proporlo ad un pubblico di lettori italiani. Man mano che lo leggevo, infatti,  immaginavo una soluzione della vicenda diversa da quella poi proposta. Infatti nel racconto le due donne sposate con lo stesso uomo (tradizione del Bangladesh) arrivano ad una intesa  che le rende solidali ma non in contrapposizione al loro marito, ma a favorirne i suoi scopi, per i quali aveva contratto un secondo matrimonio. Oltretutto si fa menzione nel racconto di una amore nascosto della seconda moglie, alla quale era dispiaciuto molto rinunciare. Ci si sarebbe aspettati che il marito rompesse definitivamente con la seconda moglie, rompesse con la tradizione che  permetteva che si potesse scegliere una seconda e anche terza moglie per  avere un erede, per ritornare a stare definitivamente con la prima; ci si sarebbe aspettati che la seconda moglie ritornasse  dal suo amato, ed invece le due donne fanno di tutto perché “il seme di Bablu (il nome del marito bigamo) non si spaventasse più e trovasse la giusta strada per il grembo della seconda moglie”

IL libro si legge con estrema piacevolezza e leggerezza, così come sono tutti testi della scrittrice di origine indiana.

Febbraio 2013

L'autore

Raffaele Taddeo

Raffaele Taddeo

E’ nato a Molfetta (Bari) l’8 giugno 1941. Laureatosi in Materie Letterarie presso l’Università Cattolica di Milano, città in cui oggi risiede, ha insegnato italiano e storia negli Istituti tecnici fin dal 1978. Dal 1972 al 1978 ha svolto la mansione di “consulente didattico per la costruzione dei Centri scolatici Onnicomprensivi” presso il CISEM (Centro per l’Innovazione Educativa di Milano). Con la citata Istituzione è stato coautore di tre pubblicazioni: Primi lineamenti di progetto per una scuola media secondaria superiore quinquennale (1973), Tappe significative della legislazione sulla sperimentazione sella Scuola Media Superiore (1976), La sperimentazione nella scuola media superiore in Italia:1970/1975. Nell’anno 1984 è stato eletto vicepresidente del Distretto scolastico ’80, carica che manterrà sino al 1990. Verso la metà degli anni ’80, in occasione dell’avvio dei nuovi programmi della scuola elementare, ha coordinato la stesura e la pubblicazione del volumetto una scuola che cambia. Dal 1985 al 1990 è stato Consigliere nel Consiglio di Zona 7 del Comune di Milano. Nel 1991 ha fondato, in collaborazione con alcuni amici del territorio Dergano-Bovisa del comune di Milano, il Centro Culturale Multietnico La Tenda, di cui ad oggi è Presidente. Nel 1994 ha pubblicatp per il CRES insieme a Donatella Calati il quaderno Narrativa Nascente – Tre romanzi della più recente immigrazione. Nel 1999 in collaborazioone con Alberto Ibba ha curato il testo La lingua strappata, edizione Leoncavallo. Nel 2006 è uscito il suo volume Letteratura Nascente – Letteratura italiana della migrazione, autori e poetiche. Nel 2006 con Paolo Cavagna ha curato il libro per ragazzi Il carro di Pickipò, ediesse edizioni. Nel 2010 ha pubblicato per l’edizione Besa La ferita di Odisseo – il “ritorno” nella letteratura italiana della migrazione.