Interventi

Sheri Benning: Tra la gioia e il dolore di versi rinnovati nel perpetuo ciclo vitale

Cade la neve sull’ultima stagione dell’esistenza che si dispiega tra cenere e stoppia su campi spianati, nel fumo sottile del cielo di novembre. Cade la neve sotto il bagliore del lampione, tra i sogni di luce e ombra di una vita nascente. I versi della poetessa canadese del Saskatchewan Sheri Benning immortalano la spontaneità delle reazioni umane dinanzi al sofferto perpetuarsi del ciclo vitale, evocato in raffigurazioni intime di malinconica bellezza.
La sua parola sgretola le difese al dolore e vi si abbandona con la forza di un’armatura che procede in un’atmosfera di disgelo per splendere ancora pur sull’acciaio consunto, nell’aura di un brunito orizzonte orientale. Armatura trasformatasi in un cappotto invernale per far sì che si trovi riparo in vista del profilarsi del distacco umano. Come i fili d’erba di un pascolo, i ricordi si aggrovigliano tra i versi di una riflessione che affonda nella drammatica veridicità dei sentimenti provati in virtù della perdita, con l’intento di proteggerli in immagini di naturale rigenerazione. Sheri Benning mette a nudo la memoria individuale ancora racchiusa nell’armadio del seminterrato, liberandola in un cielo di neve dove si staglia un sorriso tuttavia benevolo nei confronti della vita. La sua poesia cede alla realtà come cedono le ginocchia di coloro che vi sono rappresentati, in un atto di consapevole arrendevolezza; avvolge, inoltre, le ferite di ciò che è stato vissuto e le lenisce nel gelido respiro di chi si impegna ad affrontare un passato non lontano, progressivamente metabolizzato.
Nella patina verde dei suoi amabili occhi si addensa e dimora una sequenza di complessi momenti quotidiani, restituiti ai lettori attraverso una delicata ma decisa descrizione, al tempo stesso autenticamente disarmata. L’autrice scava ed esplora con meticolosità i fragenti che accompagnano la transitorietà dell’esistenza altrui cui è legata. Tiene la mano di quella vita per trattenerla il più possibile accanto a lei prima del suo cadere con semplicità come le foglie dei pioppi della tenuta a lei cara. La poesia di Sheri Benning diviene custode di una natura che riflette silenziosa, nei suoi elementi, il mistero dell’umano abbandono, trasposto poi nelle azioni di chi lo sperimenta. L’accovacciarsi inerme in una tromba delle scale consente di lasciarsi andare in modo sincero e dilaniato alla constatazione del reale così da preservare l’essenza di un’affettività che si perde, invece, negli interessi scintillanti come monete rintracciabili nello sguardo dei più, coinvolti in quella medesima situazione.
Lo straordinario potere della sua espressione poetica consiste nell’impiantare sentimenti di pura gioia e di reazione tenace in ricordi intrisi di dolore. Diversamente, lascia trasparire il timore, la fatica e la sofferenza di fondo precedenti i momenti lieti che accompagnano la vita che si rinnova. Il focus su minuti dettagli esplicita le emozioni percepite. Il battito di ciglia della neonata dipinta scandisce gli attimi dell’allattamento in quanto principio e fulcro dell’imprescindibile legame che viene ad instaurarsi naturalmente con la figura materna. In un’atmosfera avvolta dall’odore di latte misto a fieno falciato, durante il soccorso prestato alla partoriente, la poetessa si rivela attenta ad avvertire, in parallelo, il battito di un’identità che si rinnova facendosi madre. Le note del cuore nuovo di Yi – Mei sono portatrici della dolcezza di una ninna nanna; melodia che culla verso la calma del sonno non solo colei che si affaccia alla vita, ma colei che l’ha generata e si impegna a proteggerla, preconizzando il futuro naturale distacco che sostanzia il rapporto genitori e figli, pur pervaso da un perpetuo sentimento d’amore.
Sprigionatasi attraverso i sospiri del corpo in trasformazione, la giovinezza può scivolare nella risacca del sonno per finire come la corda di un’ancora scagliata a riva, nel mutamento incombente. Ancora intesa, inoltre, come simbolo del cordone ombelicale reciso e dell’inizio di una nuova vita, che sarà pronta a districarsi in autonomia tra le incertezze di un mondo diviso tra luci e ombre.
La poesia di Sheri Benning è lo strumento di supporto di un’identità che ha assistito attraverso la mediazione della natura all’evoluzione dolorosa del ciclo vitale, serbando quei dettagli di fatica non visibili ai più, comunque capaci di offrire nuove possibilità di rielaborazione personale per il tramite di parole di vigorosa memoria e ammirevole tenacia.

L'autore

Angela Caputo

Angela Caputo

Angela Caputo è nata nel 1985 a Bari. Ha conseguito la laurea triennale in Scienze della Mediazione Linguistica presso la Scuola Superiore per Mediatori Linguistici “Carlo Bo” (Bari) e la laurea specialistica con
lode in Lingue e Culture Europee e Americane presso la Facoltà di Lingue e Letterature Straniere dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”. Nel corso dell’ anno accademico 2012/2013, ha frequentato il Master di II livello in Traduzione di Testi Postcoloniali in Lingua inglese presso l’Università degli Studi di Pisa, durante il tirocinio del quale, sotto la guida del Prof. Andrea Sirotti, è stata impegnata nella stesura di saggi critici e di commenti bio-bibliografici per le riviste “Soglie” ed “El Ghibli”. È stata inoltre impegnata nella stesura di un saggio critico per la rivista di poesia comparata “Semicerchio”. Durante l’anno accademico 2014-2015, è risultata vincitrice del corso di tirocinio formativo attivo Tfa II ciclo (corso di abilitazione all’insegnamento per la scuola secondaria di primo e secondo grado) per le classi di concorso Lingua e civiltà straniera inglese e Lingua e civiltà straniera francese presso l’Università degli Studi di Bari
“Aldo Moro” . È attualmente abilitata con la massima votazione per la classe di concorso Lingua e civiltà straniera francese. È docente di ruolo di lingua francese presso l’Istituto Comprensivo “Giovanni XXIII – Giovanni Pascoli” di Margherita di Savoia (BT) e l’Istituto Comprensivo “Garibaldi-Leone” di Trinitapoli (BT).