Terra Santa coast to coast

Tempo fa, per caso, mi è capitato di vedere il film “Basilicata coast to coast” dove, ad un certo punto, i protagonisti hanno inventato lì per lì una canzone dal titolo “Pane e frittata” per descrivere l’amore e l’attaccamento della gente alla loro terra, la Basilicata. Più o meno queste sono le prime strofe: “Il pane e frittata di mia madre / non si batte, perché non è che bastano due fette di pane e la frittata per fare il pane e frittata che fa mia madre / Se al pane e frittata che fa mia madre gli levi mia madre, rimane un panino con la frittata generico, semplice, banale, ordinario….”
Ascoltando divertito la canzone mi era venuto in mente il mio amico Hisham. Lo conosco da sempre, fin da bambini abbiamo condiviso tutto: il banco dalle elementari alla scuola superiore, la passione per gli aquiloni, il calcio, il biliardo, la cotta per la stessa ragazza e il medesimo desiderio di andare via il più lontano possibile da questa terra, la Palestina. Un giorno mi disse: ”Qui la gente nasce, cresce e muore sotto l’occupazione militare; noi siamo cresciuti abbastanza da potere scappare, che ne dici?”. “Sono pronto”, risposi senza pensare troppo. Il tempo di trovare un paese disposto a concedere il visto a due disperati come noi, l’Italia, organizzare una piccola festa d’addio con parenti e amici e già atterrammo a Fiumicino con regolare permesso studio, tre mesi e poi si vedrà.
I primi giorni sembravamo due alpinisti in cima al mondo e con le vertigini. Ogni cosa ci lasciava a bocca aperta, che meraviglia!  Poi, con il passare del tempo, precisamente quindici giorni, Hisham cominciava a manifestare i primi segni di una sindrome a me sconosciuta: la nostalgia dei panini di suo madre. “Amico, io non c’è la faccio più, mi manca quel retrogusto del cibo di Nablus. Domani rifaccio i bagagli e torno a vivere o morire sotto l’occupazione militare”.
Sono passati quasi trent’anni da quel nostro viaggio, e ogni volta che penso a Hisham e al suo amore per il cibo di sua madre, della nostra terra Nablus, provo un sentimento misto fatto d’invidia e di incomprensione. Lo invidio perché anche a me spesso manca quel retrogusto del panino di mia madre, non comprendo invece la sua scelta: preferire rischiare di morire sotto l’occupazione militare che la vertigine della cima del mondo. Ad ogni caso, Hisham da qualche anno ha aperto un bellissimo ristorante molto frequentato all’ingresso della città vecchia di Nablus. Ogni tanto, per togliere quel retrogusto del cibo di casa mia, mi faccio un panino con hummus e falafel sotto i portici di via Po a Torino. Non è la stessa cosa, ma mi aiuta a riconciliare la distanza con i bei ricordi. Sì, perché… “Il pane e hummus di mia madre / non si batte, perché non è che bastano due fette di pane e il hummus per fare il pane e hummus che fa mia madre / Se al pane e hummus che fa mia madre gli levi mia madre, rimane un panino generico, banale!”