Recensioni

Il complesso di Giano

Clementina Coppini
Il complesso di Giano
Eumeswil    2012

raffaele taddeo

Esordiente come  scrittrice di romanzi, ma non di narrativa, Clementina  Coppini si cimenta in questo campo con Il complesso di Giano, un testo fra fantasioso e fantascientifico. La protagonista della storia, scrittrice in erba, incapace o impossibilitata a condurre sistematicamente la sua opera creatrice,  riesce a parlare con uno spirito che le affida il compito di scoprire le sue potenzialità al fine di contribuire a compiere una missione salvifica dell’umanità.
La caratteristica della narrazione fa sì che si rimanga sempre all’interno della quotidianità per cui tutta la struttura narrativa non assume mai toni drammatici ma anzi di auto parodia.
Ma chi è questo spirito? Che cosa rappresenta? Forse l’incipit della narrazione può fornirci una prima chiave di lettura: “Il misero sé che ognuno trascina altro non è che uno dei possibili doppi” . Ciascuno di noi, sembrerebbe dire il narratore ha più personalità, una prima, quella immediata, è quella che quotidianamente affronta le difficoltà della vita fra compere in un  mercato,  o la cura faticosa dei figli che hanno tante esigenze, che bisogna capire a volte se sono capricci o bisogni che è necessario soddisfare. Ma poi ci sono altre personalità che ci si porta dietro, nascoste, invisibili, ma forse più reali o certamente meno sciatte come quella che appare agli altri ed a noi stessi in prima istanza.
Il tema della pluriidentità presente in noi, che si manifesta a seconda delle situazioni, è stato ormai scandagliato da più scrittori, prima di tutto Pirandello, ma anche nella letteratura della migrazione la pluriidentità  è diventato un tema principe, si pensi solo alle analisi che ne fa Igiaba Scego nel racconto Salsiccie. Ma in questo testo di Clementina Coppini la pluriidentità non è data solo dal rapporto  plurimo  con gli altri ( la nostra identità è diversa a seconda degli interlocutori che abbiamo davanti), ma essa è anche un fatto che avviene in noi stessi. La caratteristica del “Giano”, non è solo l’apparire agli altri, ma come appariamo anche a noi stessi. Nella rappresentazione che noi abbiamo di noi emergono più personalità, più identità, da quella sciatta, inconcludente che ci deprime, ci angoscia, ci rende incapaci di agire, ci fa rinviare tutte le decisioni che dobbiamo compiere, a quella che fantastichiamo su noi stessi, quando ci crediamo degli eroi, quando ci crediamo personaggi di successo, pieni di talento e risorse. Quando facciamo di noi stessi  eroi gloriosi e invincibili.
A volte queste molteplici identità sono il motore che ci permette di mantenere una nostra eticità, ci permette di sopportare le avversità della vita perché in cuor nostro, anche senza riscontro, vogliamo credere di valere. Il ritorno alla vita ordinaria, piene di sacrifici, incomprensioni, sconfitte, che potrebbero distruggerci, non bastano a cancellare in noi la fede di avere delle possibilità grandiose da farci sentire superiori,  personalità grandiose da rispettare. Don Chisciotte combatte contro i mulini pensando di avere di fronte cavalieri grandiosi, e questo serve a lui per sentirsi un cavaliere, un uomo d’onore con le virtù tipiche del mondo medioevale.  Nel romanzo di Clementina Coppini  siamo di fronte  a qualcosa di diverso. E’ la rivalutazione della fantasia, vista non solo come espressione di atteggiamento mentale, di creatività, ma di  supporto di nuova identità.
Il libro di Clementina Coppini, intrisa di ironia, parodia, così che lo si legge sorridendo, è però denso di umanità prima di tutto nei nostri confronti, unico modo per passare dall’inferno o purgatorio della vita al paradiso non solo sognato ma vissuto come altra identità.

Ottobre 2012

 

L'autore

Raffaele Taddeo

Raffaele Taddeo

E’ nato a Molfetta (Bari) l’8 giugno 1941. Laureatosi in Materie Letterarie presso l’Università Cattolica di Milano, città in cui oggi risiede, ha insegnato italiano e storia negli Istituti tecnici fin dal 1978. Dal 1972 al 1978 ha svolto la mansione di “consulente didattico per la costruzione dei Centri scolatici Onnicomprensivi” presso il CISEM (Centro per l’Innovazione Educativa di Milano). Con la citata Istituzione è stato coautore di tre pubblicazioni: Primi lineamenti di progetto per una scuola media secondaria superiore quinquennale (1973), Tappe significative della legislazione sulla sperimentazione sella Scuola Media Superiore (1976), La sperimentazione nella scuola media superiore in Italia:1970/1975. Nell’anno 1984 è stato eletto vicepresidente del Distretto scolastico ’80, carica che manterrà sino al 1990. Verso la metà degli anni ’80, in occasione dell’avvio dei nuovi programmi della scuola elementare, ha coordinato la stesura e la pubblicazione del volumetto una scuola che cambia. Dal 1985 al 1990 è stato Consigliere nel Consiglio di Zona 7 del Comune di Milano. Nel 1991 ha fondato, in collaborazione con alcuni amici del territorio Dergano-Bovisa del comune di Milano, il Centro Culturale Multietnico La Tenda, di cui ad oggi è Presidente. Nel 1994 ha pubblicatp per il CRES insieme a Donatella Calati il quaderno Narrativa Nascente – Tre romanzi della più recente immigrazione. Nel 1999 in collaborazioone con Alberto Ibba ha curato il testo La lingua strappata, edizione Leoncavallo. Nel 2006 è uscito il suo volume Letteratura Nascente – Letteratura italiana della migrazione, autori e poetiche. Nel 2006 con Paolo Cavagna ha curato il libro per ragazzi Il carro di Pickipò, ediesse edizioni. Nel 2010 ha pubblicato per l’edizione Besa La ferita di Odisseo – il “ritorno” nella letteratura italiana della migrazione.