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Pap Khouma
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Areeba Aksar
Raffaele Taddeo
Gelosa Valeria
 

La Rivista

Go to Ahmedabad Va’ ad Ahmedabad
Go walk the streets of Baroda
go to Ahmedabad,
go breathe the dust
until you choke and get sick
with a fever no doctor’s

heard of.
Don’t ask me
for I will tell you nothing
about hunger and suffering.
(…) And suffering is
When I walk around Ahmedabad
for this is the place
I always loved
this is the place
I always hated
for this is the place
I can never be at home in
this is the place
I will always be at home in.
Suffering is
When I’m in Ahmedabad
after ten years
and I learn for the first time
I will never choose

to live here. Suffering is
living in America
and not being able
to write a damn thing
about it. (…)
Va’ lungo le strade di Baroda,
va’ ad Ahmedabad,
va’ a respirare la polvere
finché non soffochi e stai male
di una febbre che nessun dottore ha mai sentito.
Non me lo chiedere
perché non ti dirò niente
sulla fame e sul dolore.
(…) E il dolore è
quando cammino per Ahmedabad
perché questo è il luogo
che ho sempre amato
questo è il luogo
che ho sempre odiato
perché questo è il luogo
dove non mi sento mai a casa
questo è il luogo
dove mi sento sempre a casa.
Il dolore è
quando torno ad Ahmedabad
dopo dieci anni
e capisco per la prima volta
che non sceglierei mai
di viverci. Il dolore è
vivere in America

e non essere capaci
di scrivere neanche una cosa
sull’America. (…)

Sujata Bhatt, da Brunizem, Carcanet 1988

Traduzione di Andrea Sirotti

El Ghibli è un vento che soffia dal deserto, caldo e secco. È il vento dei nomadi, del viaggio e della migranza, il vento che accompagna e asciuga la parola errante. La parola impalpabile e vorticante, che è ovunque e da nessuna parte, parola di tutti e di nessuno, parola contaminata e condivisa.

È la parola della scrittura che attraversa quella di altre scritture, vi si deposita e la riveste della polvere del proprio viaggio all’insegna dell’uomo e del suo incessante cammino nell’esistenza.

Cosa contraddistingue la migranza, la scrittura in transito, al di là della lingua in cui si esprime? L’identità multipla di cui è composta, la stratificazione di destini e progetti futuri che ne guida la voce. Una formula ogni volta differente che fa sì che in ogni momento sia altra, straniera a se stessa, in un continuo rinnovamento della propria volatile essenza.

El Ghibli, la rivista del vento, è la prima in cui la redazione è composta da scrittori della migrazione transnazionale. Si tratta dell’unione collaborativa di individualità ben distinte, ognuna espressione di una composizione alchemica assolutamente unica ed irripetibile, risultato di una personale e composita avventura biologica e culturale, che nella differenza accomuna storie e destini.

E per dare vita ad un progetto letterario che riconsideri consapevolmente la parola scritta dell’uomo che viaggia, che parte, che perde per sempre e che per sempre ritrova.

Un progetto letterario che parli del viaggio in movimento e di quello immobile.

Da cui le due sezioni letterarie principali della rivista: – “Narrativa transnazionale” e “Poesia Transnazionale”per i testi narrativi e poetici  di vario approdo linguistico. E poi “Interventi”, che raccoglie i contributi critici, selezionati e valutati dagli accademici che sono parte del comitato di redazione; “Recensioni”, una panoramica sempre aggiornata delle ultime pubblicazioni. E lo spazio dedicato alle testimonianze, aperto alle diverse scritture che abbiano l’esigenza di raccontare, senza filtri letterari, l’esodo epocale in cui è coinvolta la nostra comune umanità.

Perché tutto questo possa essere finalmente ovvio: l’importanza sovranazionale della nostra necessità di comunicazione orale e scritta; l’ordinaria transumanza del nostro destino di artefici di parole; la sacralità delle parole sempre più contaminate e bastarde che ci sopravviveranno, di quelle “reliquie – come le definisce lo scrittore ungherese Deszo Kosztolànyi – santificate dalla sofferenza e sfigurate dalla passione”.