Un pareo di passione – la danza africana

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Un pareo di passione – la danza africana

Nino Raddi Farxaan, di origine somala,  docente di  discipline motorie nella scuola media superiore, da molti anni è in Italia e ha studiato a fondo la cultura occidentale   assimilandola con curiosità  e riconoscendone il valore. Ha recentemente autopubblicato Un pareo di passione – la danza africana per far comprendere ad amici e conoscenti la grandezza della danza africana. Il libro, privo di prezzo e di codice ISBN, non è in vendita ma  sarebbe stato meritevole di pubblicazione da parte di qualche casa editrice.

Il testo è strutturato con un andamento binario:  si alternano capitoli che mostrano il senso e il significato della danza africana  e altri che invece sono una sorta di autobiografia del percorso di formazione dell’autore. Il primo filone è importante perché cerca di riscattare la cultura africana   non   valorizzata a dovere dalle potenze coloniali, per lo più la Francia e il Regno Unito, per le quali le popolazioni dei territori occupati erano da civilizzare. In tal modo si lavavano la coscienza di fronte ai connazionali e potevano sfruttarle con maggiore libertà. A margine voglio sottolineare la grave crisi culturale che interessò gli intellettuali europei quando nella seconda metà del 1800  la maggior parte delle nazioni europee si diedero ad una politica coloniale, tradendo i principi del liberalismo che credeva nella uguaglianza e libertà di tutti i popoli.

Questo testo  però non ha un obiettivo anticoloniale: pur denunciando la politica colonialista delle nazioni europee,  ha finalità informative e sotto alcuni aspetti apologetiche. Emerge in maniera evidente non tanto la “passione”  per la danza africana da parte dell’autore, quanto piuttosto la ‘consustanzialità’ fra essere africano e la danza che è insita in ogni espressione di vita e di attività della cultura africana, in special modo di quella subsahariana:   l’africano  manifesta  le sue passioni, le sue gioie, i suoi sogni, tutta la sua vita  attraverso la danza. Essa non è una parte della cultura degli africani, è la loro cultura.

Il secondo filone è contrassegnato dal percorso formativo dell’autore che ha ricercato e assimilato le varie espressioni della danza africana in diversi luoghi, sia là dove gli africani si sono spinti nel loro recente percorso di migrazione sia nei territori dove la tratta degli schiavi fino  alla metà del 1800 li aveva portati.  I viaggi conoscitivi di Nino Raddi,  già esperto maestro della materia, non hanno solo una finalità di apprendimento, ma sono quasi una sorta di pellegrinaggio presso   scuole di danza o di comunità, ‘santuari’ che cercano di coniugare la tradizione con una  espressione attualizzata della danza.  Dato che la danza è la cultura africana stessa, essa si manifesta e vive pur adattandosi all’evoluzione dei tempi e ai   cambiamenti sociali.

Non può mancare in questa sorta di pellegrinaggio un accenno alle forme di danza europee e in particolar modo a quelle italiane; l’autore  si sofferma  sulla coralità delle danze tradizionali della Sardegna e su quelle del Salento come la taranta e la pizzica. Ci si accorge allora che per il resto del mondo le danze, anche quelle più antiche e tradizionali, erano legate a ricorrenze, al cambiamento delle stagioni o a qualche aspetto particolare della vita (la pizzica in particolare era connessa ad un processo curativo), erano  parte della cultura di popoli ed etnie, mentre per l’africano la danza è la sua vita: può essere anche di gruppo, ma è specialmente una manifestazione del suo linguaggio comunicativo.

Un’ultima annotazione.   All’inizio di ognuno dei  capitoli relativi al percorso di esposizione del valore della danza   viene riportata la citazione di   pensatori non solo africani.  Ciò manifesta  la vasta cultura dell’autore.

Raffaele Taddeo

primo ottobre 2026