associazionismo ed emigrazione

Toni Ricciardi
Associazionismo ed emigrazione- Storia delle Colonie Libere e degli Italiani in Svizzera
Laterza      2013

raffaele taddeo

Il testo di Toni Ricciardi è documentatissimo e particolareggiato. E’ evidente un  grande lavoro di ricerca e di reperimento fonti.  Il libro è interessante specialmente perché prende in esame l’emigrazione in Svizzera che è meno conosciuta o di cui se ne parla di meno.  Ci è rimasta più impressa l’emigrazione degli italiani in Francia, in Belgio, in Germania.

Un aspetto rilevante sconosciuto ai non addetti ai lavori e rivelato compiutamente dalla ricerca di Ricciardi è quello relativo all’aspetto dell’associazionismo degli emigrati italiani in Svizzera esistente fin dall’epoca del fascismo, quando il fenomeno emigratorio verso l’Europa era relativamente scarso, anche se è solo nel ’43 che si crea la Confederazione delle Colonie Libere Italiane in Svizzera.  La cautela con cui le federazione e le singole associazioni si muovono  rispecchiano le cautele di tutti gli emigrati quando arrivano in un nuovo paese. Le analogie con quanto sta accadendo ora in Italia con gli immigrati sono evidenti. Difficoltà ad organizzarsi, timore della troppa visibilità, difficoltà delle associazioni a esprimere le proprie opinioni, cautela nella propria esposizione politica; anche se episodi come le manifestazioni dopo Villa Literno o quella di Rosarno testimoniano di una vitalità e uno scarto significativo rispetto a come gli emigrati italiani si sono mossi in Svizzera e/o anche in altri paesi.

Tuttavia dell’ampia e completa ricerca dello storico Ricciardi rimangono impresse altre questioni che non quelle relative all’associazionismo e alla sua opera, pur molto significative.  Che gli emigrati vivano in situazioni difficile in qualunque situazione vadano è fatto scontato e iscritto nelle difficoltà delle relazioni umane specialmente quando gruppi e comunità non si conoscono e le loro culture e modi di vivere possono sembrare lontane e/o conflittuali. Ma non ci si sarebbe assolutamente aspettati politiche vessatorie e per nulla capaci di considerare le sofferenze e i disagi di vita, fin quasi all’impossibile da parte del governo svizzero.

Due sono gli aspetti che colpiscono di più e riguardano la politica nei confronti degli stagionali, che tali di fatto non erano e quella nei confronti dei cosiddetti bambini clandestini.

Le norme sulla stagionalità erano espedienti per impedire che gli immigrati potessero avere una vita tranquilla e serena e/o almeno decorosa, perché non era possibile avere un ricovero dignitoso, perché non era loro permesso ricongiungersi con la famiglia, moglie e figli. Per anni gli stagionali potevano rimanere con moglie e figli solo per una ventina di giorni all’anno raggiungendoli al loro paese. Non riuscivano ad esercitare in nulla la loro paternità.

Ancora più raccapricciante è la situazione che si veniva a creare  con i bambini clandestini, che pur vivendo in Svizzera non potevano venire alla luce, dovevano vivere nascosti senza che nessuno li vedesse, privati quindi di istruzione, di relazione, di socialità, di libertà di giochi. Quello che ancor  più impressiona è l’elevato numero che si ipotizza ci fossero nella nazione rossocrociata. Si calcola un numero che va da un minimo di 5000 fino a 10000 bimbi. Come sia stato possibile questo è inspiegabile. Ma tant’è quello che era stato perpetrato nei confronti dei figli degli zingari e degli Jenische, era stata una prova generale. In questo caso 500 bambini erano stati strappati ai loro genitori con la scusa di estirparne l’abitudine al nomadismo; Mariella Mehr nel suo testo “silviasilviosilvana”  ha tracciato la durezza esistenziale dei bambini sottoposti a questo progetto educativo.  Nel caso dei bimbi italiani (dieci volte di più) si era negato loro la dignità all’esistenza.

Non è che nelle comunità nazionali del nuovo secolo le esperienze del passato siano elementi di riflessioni per non attuare nei confronti dei migranti politiche i cui effetti  sono distruttivi per singoli e famiglie. I vari muri creati per impedire il passaggio di profughi o semplicemente di persone provenienti da altre parti, come alla frontiera fra USA e Messico, oppure al confine fra Spagna e Marocco, ed ancora  i morti nel Mediterraneo, ne sono un esempio significativo  Con la legge Bossi-Fini attualmente esistente in Italia un immigrato che ha vissuto anche molti anni in Italia se rimane disoccupato per un periodo relativamente lungo(mesi non anni) viene rimpatriato, senza prendere in considerazione il fatto che lui  con il suo lavoro precedente  ha contribuito allo sviluppo della società, al pagamento delle pensioni. Tutto il suo contributo non viene preso quasi per nulla in considerazione.

La legislazione italiana tutela i minori, i piccoli, così che possono frequentare la scuola anche se i loro genitori non sono regolari eppure a me è capitato il caso di una famiglia che non ha potuto inserire nel passaporto un figlio avuto in Egitto durante una loro momentanea permanenza in quel paese.  Praticamente i loro genitori e fratelli potevano rientrare in Italia e la piccola, lattante, non lo poteva. Anche in questo caso i genitori hanno scelto l’ingresso clandestino della bimba.

Il testo di Toni Ricciardi, che vuole porre l’accento sul fenomeno associativo degli emigrati italiani assume alla fine un termine di paragone per confrontare politiche migratorie del passato con quelle attuali.

28-06-2013