Babel hotel

Ramona Parenzan (a cura)
Babel Hotel
infinito      2011

Raffaele taddeo

Nel lontano 1992 venne pubblicato il libro di Mohsen Melliti Pantanella canto lungo la strada. In quel testo lo scrittore tunisino metteva in luce il tentativo di costruire all’interno dell’ex pastificio occupato una nuova città, che avrebbe potuto costituirsi, invece della ormai vecchia Roma, a partire dal coacervo di persone di origine straniera e provenienti da tutte le parti del mondo. Nel raccontare quella situazione, romanzata, si evidenziavano problemi di convivenza, di disordine, di intervento delle forze dell’ordine, fino al tragico sgombero.  Forse in Italia ci sono o sono state tante “Pantanella”  meno grandi ma vivaci di esperimento. L’Hotel House di Porto Recanati è uno dei tanti “Pantanella” con qualche caratteristica diversa dalle prime esperienze di condivisione di spazi da parte di immigrati. Intanto la dimensione (dalle 2000 alle 3000 persone quello di Porto Recanati, un migliaio quelle di Roma), poi la struttura dei servizi (dalla panetteria-pasticceria, al bar, alla moschea e ai più vari punti di vendita nel maxicondominio della città marchigiana), infine la sostanziale legalità degli inquilini dell’Hotel House, si tratta di piccoli appartamenti  comprati o affittati. La maggior parte degli inquilini dell’Hotel House è con permesso di soggiorno.  Quello che rimane simile alla Pantanella romana è l’opposizione spazio immigrati contro la città. A Roma Pantanella era all’interno della città e non potè essere tollerata. A Porto Recanati l’Hotel House è ai margini della città e pur mal vista, osteggiata, può continuare a sopravvivere, salvo le frequenti visite delle forze dell’ordine.

Dalle interviste, svolte ad abitanti del mostro edilizio di Porto Racanati e  fatte leggere a diversi autori italiani e stranieri, è nato il testo “Babel Hotel”, una raccolta di racconti e poesie corredata da un CD musicale e parlato.Un libro variegato con una introduzione del giornalista del Corriere della Sera Gian Antonio Stella,  una presentazione di Simone Brioni, che mette in luce gli aspetti più importanti presenti nei testi della raccolta e una postfazione di Jasmina Tešanović. Il CD è composto da canzoni o da brani di prosa recitati. La sobrietà e la ricchezza artistica ne fanno un piccolo gioiello.

Emerge in quasi tutti i testi presenti nella raccolta  una tensione al superamento della solitudine a cui l’Hotel House è condannato dagli abitanti di Porto Recanati. In una canzone poesia si dice: “Senti, qualcosa che ci unisce/ desiderio di allegria, giustizia, pane e dignità/ parti, ad occhi aperti salti/ la paura è forte ma fa parte della novità/ canti, al ritmo dei miei passi/ fondi due orizzonti in cerca di una terza verità.”

Il desiderio è che due orizzonti si uniscano ed è sintomatico che le due realtà (cittadini di Porto Recanati e abitanti dell’Hotel House) non vengono giudicati, anzi i primi sono giustificati (la paura è forte ma fa parte della novità) nel loro atteggiamento.

Tuttavia gli stereotipi dei mass media nel descrivere la situazione del grande condominio sono niente altro che quanto la gente vorrebbe che si dicesse del grande edificio. E gli abitanti della cittadina marchigiana relegano quell’edificio a qualcosa di estraneo, possibilmente da estirpare ( in una delle interviste si dice che c’era un lontano progetto di sgombero, irrealizzabile sul piano tecnico e burocratico perché quegli appartamenti sono stati comprati o affittati). Ma il fatto stesso che sia sorta l’idea di un possibile sgombero la dice tutta  sul grado di accettazione  degli abitanti della cittadina marchigiana del grande e mostruoso edificio. Nel condominio ci sono negozi frequentati solo dagli abitanti del condominio. Nessuno degli abitanti di Porto Recanati si sognerebbe di andarvi. Un padre di famiglia non manderebbe mai una figlia o sua moglie anche solo ad acquistare dolci dal pasticcere già conosciuto ed apprezzato. Qualche commerciante ha dovuto  aprire in una banca fuori dal comune il proprio conto corrente, perché rifiutato dalla banca della cittadina. Anche i soldi avevano acquistato colore e razza diversa.

Fra tutti i testi quello che mi sembra più significativo del desiderio, delle aspettative, dello sforzo comune di tutti gli abitanti dell’ Hotel House è il racconto fantasioso di Dusica Sinadinovska Hotel Houtopìapoli, nel quale la scrittrice di origine macedone sogna la possibilità di trasformare tutta l’organizzazione dell’immenso edificio in attività tali da rendere  molto gradevole la vita nel condominio, ma non solo, di essere anche utili per la città apprezzati anche perché arrivano molti turisti a visitare questo laboratorio di nuova città. “La sera l’Hotel Houtopìapoli si trasforma in un posto ideale per gli innamorati che, avvolti in un’atmosfera magica, possono gustare piatti esotici e lasciare che i propri sentimenti viaggino liberi alla scoperta di mondi lontani.”

La raccolta curata da Ramona Paranzan è indicativa della situazione italiana sugli immigrati, ma forse è la situazione che si presenta in ogni luogo della terra ove si registrano consistenti flussi migratori. Da una parte l’ostilità della popolazione autoctona e dall’altra il desiderio da parte degli immigrati di ricostruire una loro vita, una loro dignità non in opposizione con gli autoctoni  ma in accordo con loro  per una pacifica e sincera convivenza.

 07-09-2011