Parole dal mondo

CATHERINE BOUDET

Angela Caputo
Scritto da Angela Caputo

ESILIO
Molto lontano nei tuoi affluenti di soli sparsi
Si vocalizzano molto antiche ecchimosi
E non ho quest’ardente desiderio
Oh Esistenza
Di sbalordirmi
D’imputrescibili pensieri sulle tue cascate morte
Frattale di cui si demoltiplica l’assenza
Scarlatto delle linfe
Quanto di cristalli
Di neve su cenere vulcanica
Lutto cominciato dalla nascita stessa dell’isola
Fosti eruzione lunare sulla superficie dei miei sogni
Ti apro come carne stella di carambola
E il disciolto dei tuoi vulcani
Insemina all’infinito le mie solitudini
Infrango già
Gli insondabili segnali di un esilio indefettibile.

MARRONAGE[1] BIANCO
Il mio verbo quello di un marronage bianco
Silenzioso possente crudo
Contro l’ortica delle vergogne
Il betel del ragionevole

Il mio silenzio quello
Di alberature d’uccello fantasma
Più bollito d’ossi macinati
Che traccia lineare

Il mio canto quello che non si illumi-
Na non si lamenta
Più accampato del territorio
Della brace delle griglie del crepuscolo
Marino e di soffrire ancora
che non sia già sofferto

Le nostre mani
Tese vuote di pioggia
Quando il silenzio distrugge
Una parte senza rinuncia
Di questa polpa di mango maturo
Impossibile da contenere

Lei arido orizzonte
Dove si rinnova un’eventuale clamore
Oh parole che non si diranno di cenere
Né di nebbia né di mattino di sole
Oh Lei arido orizzonte verso cui
tende la mano di corallo

Lei vertigine di pantano insanguinato
Più insanguinato dei
Nostri cuori sgargianti di dicembre
Terra di brace
Cenere di lamiera erosa
Dagli alisei bruti

Lei elogio del nodo vuoto
Di litchi-tempesta
Che scava pallida
Sulla cima delle onde

All’ora cerusa si compie
Il ciclo del carnevale
Che si delineava lentamente nel cuneo
Dei negrieri delle nostre compromissioni

Ho dimenticato la mia pelle
E restai nuda nell’ annuncio della sera
Avvizzendo, come una curcuma solare
Le polveri del mio cuore
Agli ultimi venti del Sud.

Traduzione di Angela Caputo

Queste poesie di Catherine Boudet sono state pubblicate per la prima volta nella raccolta Nos éparses nos sulfures  (Paris, Acoria: 2010).

EXÎLE

Très loin en tes affluents de soleils épars
Se vocalisent de très anciennes ecchymoses
Et je n’ai pas cet ardent désir
Ô Existentielle
De m’éblouir
D’imputrescibles songes à tes cascades mortes
Fractale dont se démultiplie l’absence
Ecarlate des sèves
Comme autant de cristaux
De neige sur cendre volcanique
Deuil commencé de naissance même d’île
Tu fus éruption lunaire à la surface de mes rêves
Je t’ouvre comme chair étoile de carambole
Et le délié de tes volcans
Ensemence à l’infini mes solitudes
J’enfreins déjà
Les insondables balises d’un exil indéfectible.

MARRONAGE BLANC

Mon verbe celui d’un marronnage blanc
Silencieux poussant cru
Contre l’ortie des hontes
Le bétel du raisonnable

Mon silence celui
De mâtures d’oiseau fantôme
Plus bouillie d’os broyés
Que trace linéaire

Mon chant celui qui ne s’allume
Pas ne se gémit pas
Plus campé que territoire
Que la braise des boucans du crépuscule
Marin et que souffrir encore
Qui ne soit déjà souffert

Nos mains
Tendues vides de pluie
Quand le silence déchire
Un morceau sans renoncement
De cette chair de mangue mûre
Impossible à contenir

Vous aride horizon
Où se renouvelle une éventuelle clameur
Ô mots qui ne se diront pas de cendre
Ni de brume ni de matin solaire
Ô Vous aride horizon vers qui
S’étend la main corailleuse

Vous vertige de marigot sanglant
Plus sanglant que
Nos cœurs de flamboyant de décembre
Boue de braise
Cendre de tôle rongée
Par les alizés bruts

Vous éloge du noyau vide
De letchi-tempête
Crevant blême
À la cime des vagues

À l’heure céruse s’accomplit
Le cycle du carnaval
Qui s’ébauchait lentement en cale
Des négriers de nos compromissions

J’ai oublié ma peau
Et restai nue dans l’annonce du soir
Fanant, tel un safran solaire
Les poussières de mon cœur
Aux derniers vents du Sud.

Ces deux poèmes de Catherine Boudet –  « Exîle » et « Marronnage blanc » – ont été publiés pour la première fois dans le recueil Nos éparses nos sulfureuses (Paris: Acoria, 2010).



[1] Nome dato alla fuga di uno schiavo dalla proprietà del suo maestro in America, nelle Indie occidentali e nelle Isole Mascarene durante i tempi coloniali.

L'autore

Angela Caputo

Angela Caputo

Angela Caputo è nata nel 1985 a Bari. Ha conseguito la laurea triennale in Scienze della Mediazione Linguistica presso la Scuola Superiore per Mediatori Linguistici “Carlo Bo” (Bari) e la laurea specialistica con
lode in Lingue e Culture Europee e Americane presso la Facoltà di Lingue e Letterature Straniere dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”. Nel corso dell’ anno accademico 2012/2013, ha frequentato il Master di II livello in Traduzione di Testi Postcoloniali in Lingua inglese presso l’Università degli Studi di Pisa, durante il tirocinio del quale, sotto la guida del Prof. Andrea Sirotti, è stata impegnata nella stesura di saggi critici e di commenti bio-bibliografici per le riviste “Soglie” ed “El Ghibli”. È stata inoltre impegnata nella stesura di un saggio critico per la rivista di poesia comparata “Semicerchio”. Durante l’anno accademico 2014-2015, è risultata vincitrice del corso di tirocinio formativo attivo Tfa II ciclo (corso di abilitazione all’insegnamento per la scuola secondaria di primo e secondo grado) per le classi di concorso Lingua e civiltà straniera inglese e Lingua e civiltà straniera francese presso l’Università degli Studi di Bari
“Aldo Moro” . È attualmente abilitata con la massima votazione per la classe di concorso Lingua e civiltà straniera francese. È docente di ruolo di lingua francese presso l’Istituto Comprensivo “Giovanni XXIII – Giovanni Pascoli” di Margherita di Savoia (BT) e l’Istituto Comprensivo “Garibaldi-Leone” di Trinitapoli (BT).

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