Recensioni

I figli africani di Dante

Giuseppina Commare
I figli africani di Dante
c.u.e.c.m.    2006

raffaele taddeo

Finalmente la letteratura della migrazione incomincia a  suscitare   l’attenzione del mondo accademico. Non sono pochi ormai i docenti universitari che stanno interessandosi al fenomeno. In effetti già da tempo il mondo accademico aveva acceso i riflettori sugli stranieri che arrivati in Italia e appreso l’italiano come seconda lingua  si erano spinti a voler produrre opere letterarie. Ma l’attenzione era stata data essenzialmente dalle facoltà di sociologia e non ancora di quelle propriamente linguistiche o letterarie, salvo poche accezioni. Il quadro sta mutando rapidamente e  questo testo   voluto e stimolato dal CNR nell’ambito di un progetto su nuovi ricercatori .è un  segnale del mutato clima.
Gli elementi su cui si muove la   ricercatrice  Giuseppina Commare sono chiari fin dall’inizio: a) inserire il lavoro nell’alveo di una ricerca di letteratura. Ciò che viene preso in considerazione è la letterarietà  delle opere esaminate; b) circoscrivere la scelta nell’ambito di una zona geografica particolare (l’Africa); c) indicare una metodologia di lavoro così da fondare la ricerca su basi scientifiche certe.
Una prima considerazione va fatta. La saggista nelle prime pagine coniuga e collega la letteratura della migrazione alla storia economica, sociale,  coloniale degli ultimi due secoli, evidenziando da una parte come la migrazione dei popoli del Sud  assuma anche il significato di rivincita sulla oppressione coloniale del recente passato  (oppressione per la quale l’Italia non è assolutamente esente da colpe, nonostante gli sforzi di rimozione  delle autorità politiche e del mondo culturale) e dall’altra come la letteratura migrante sia  “una volontà disarmata di dialogo con l’alterità”.  La letteratura che nel XIX secolo è stata, come afferma Edward Said veicolo di consenso alle dure e sfruttatrici fasi colonialistiche, può assumere oggi,  specialmente   quella definita postcoloniale, il   significato  di riparazione e di risistemazione dei valori anche economici.
E’ importante sottolineare come Giuseppina Commare  ricerchi   una definizione di  metodologia di analisi tendente a riportare la produzione degli stranieri che scrivono in italiano “nel novero degli autori contemplati nella storia della letteratura nazionale contemporanea, e di confrontarli con essi, in un’ottica comparatista ed intertestuale”.
L’ottica con cui si guarda quindi la letteratura della migrazione è quella “concordanziale”  a partire dal lessico visto nel  suo duplice manifestarsi sul piano della orizzontalità e verticalità, così come affermato dal linguista Roman Jakobson. Ma la metodologia proposta si piega anche all’analisi delle interne corrispondenze e reiterazioni.
La lettura “concordanziale” può agevolmente confrontare le opere della letteratura della migrazione, attraverso i lemmi, con quella della letteratura autoctona di cui già si conoscono i lemmari.
Significativa è poi la scelta degli autori e dell’area di appartenenza da affrontare sul piano critico.
Giuseppina Commare sceglie, per ragioni socio-politiche, isolamento, emarginazione,  di trattare di alcuni scrittori provenienti dall’area africana e di analizzarne solo alcune opere di narrativa, prevalentemente racconti brevi.
La scelta  cade su Imed Mehadheb, Gertrude Sokeng, Kossi Komla Ebri, M. (anonimo).
Coerente con i presupposti metodologici, l’autrice dell’interessante saggio confronta immagini, stilemi, metafore fra Imed Mehadheb, di cui prende in esame due racconti ( I sommersi e Inverno), e due noti poeti italiani quale Ungaretti e Montale. Ma altresì fa scorgere come il tunisino sostiene i suoi racconti con una cultura prettamente occidentale, europea perché il riferimento metaforico nel racconto “Inverno” è Gesù Cristo e la sua sofferenza. Gertrude Sokeng viene messa in relazione con Pontiggia. Anche il testo dell’anonimo M., che narra delle sue vicissitudini in carcere, viene posto in relazione a testi come “Il Carcere” di Cesare Pavese.
Di Kossi Komla Ebri si esalta l’ironia e il riso beffardo con cui guarda gli italiani. Kossi Komla Ebri ribalta la stereotipia con cui si considera l’immigrato. Da osservato diviene osservatore cogliendo “le allucinate contraddizioni che nutrono stereotipi frusti, vacillante rete di tenuta di un pensiero che sempre si pretende democratico”.
Con queste relazioni, individuate da Giuseppina Commare, i testi della letteratura della migrazione possono rientrare nell’alveo di una vera e propria letteratura, perché non sono  testimoniali di fatti o racconti di vita ma si inseriscono nell’alveo delle opere letterarie con un linguaggio e con immagini che sono tipicamente letterari.
“I figli africani di Dante” è corredato anche da una serie di riproduzioni di carte geografiche del ‘500 che mettono in evidenza come anche dal punto di vista iconico geografico si sia messo in evidenza la centralità dell’Europa a discapito delle altre parti del mondo. Le rappresentazioni delle carte di Mercatone non sono fedeli alla realtà, ma tendono ad esaltare una immagine centralistica dell’Europa.

29-10-2006

L'autore

Raffaele Taddeo

Raffaele Taddeo

E’ nato a Molfetta (Bari) l’8 giugno 1941. Laureatosi in Materie Letterarie presso l’Università Cattolica di Milano, città in cui oggi risiede, ha insegnato italiano e storia negli Istituti tecnici fin dal 1978. Dal 1972 al 1978 ha svolto la mansione di “consulente didattico per la costruzione dei Centri scolatici Onnicomprensivi” presso il CISEM (Centro per l’Innovazione Educativa di Milano). Con la citata Istituzione è stato coautore di tre pubblicazioni: Primi lineamenti di progetto per una scuola media secondaria superiore quinquennale (1973), Tappe significative della legislazione sulla sperimentazione sella Scuola Media Superiore (1976), La sperimentazione nella scuola media superiore in Italia:1970/1975. Nell’anno 1984 è stato eletto vicepresidente del Distretto scolastico ’80, carica che manterrà sino al 1990. Verso la metà degli anni ’80, in occasione dell’avvio dei nuovi programmi della scuola elementare, ha coordinato la stesura e la pubblicazione del volumetto una scuola che cambia. Dal 1985 al 1990 è stato Consigliere nel Consiglio di Zona 7 del Comune di Milano. Nel 1991 ha fondato, in collaborazione con alcuni amici del territorio Dergano-Bovisa del comune di Milano, il Centro Culturale Multietnico La Tenda, di cui ad oggi è Presidente. Nel 1994 ha pubblicatp per il CRES insieme a Donatella Calati il quaderno Narrativa Nascente – Tre romanzi della più recente immigrazione. Nel 1999 in collaborazioone con Alberto Ibba ha curato il testo La lingua strappata, edizione Leoncavallo. Nel 2006 è uscito il suo volume Letteratura Nascente – Letteratura italiana della migrazione, autori e poetiche. Nel 2006 con Paolo Cavagna ha curato il libro per ragazzi Il carro di Pickipò, ediesse edizioni. Nel 2010 ha pubblicato per l’edizione Besa La ferita di Odisseo – il “ritorno” nella letteratura italiana della migrazione.