Racconti e poesie

I gommonisti e la ghirba

Nota e ringraziamenti :

Questo contributo è un racconto scritto sotto forma di testo teatrale di un Atto in quattro Planches, ovverosia quattro scene.
È il frutto di dieci giorni pieni di lavoro intenso e “plurale” nel Laboratorio di scrittura teatrale organizzato dall’Accademia dei Filodrammatici di Milano, svoltosi dal due all’undici Maggio scorso e condotto dal drammaturgo Renato Gabrielli, una persona veramente preziosa.
Un lavoro intenso, perché col docente – e anche col prezioso contributo di Tiziana Bergamaschi delle Maschere Nerei miei compagni ed io abbiamo costruito parola per parola, scena per scena, personaggio per personaggio ogni frase e ogni azione dei nostri testi, senza lasciare nulla al caso.
Un lavoro plurale, perché i miei compagni (Lisa, Gaetano, Alberto, Elisa, Giulia, Emanuele, Irene, Silvia) ed io abbiamo discusso nei minimi dettagli i lavori gli uni degli altri e abbiamo arricchito così di intelligenza e di sensibilità non solo i nostri testi, ma anche e soprattutto la nostra vena di scrivere e di creare belle forme e sensate dall’informe muto e sordo.
Colgo l’occasione di questa pubblicazione per ringraziare queste persone meravigliose.
Un ringraziamento speciale va alla dottoressa Antonia Chiodi, la direttrice del Teatro dei Filodrammatici, per la sua disponibilità e la sua generosità, senza la quale questo corso non avrebbe avuto luogo.

Abdelmalek Smari

Planche I 

(Spiaggia selvaggia sperduta su una costa libica. Una Libia, ormai destrutturata e destatalizzata, è diventata il luogo prediletto per le bande di tutti i traffici illegali, fra cui l’immigrazione gommonistica.
È la spiaggia in cui si svolge la storia di tre personaggi. La lingua che parlano è l’arabo; e loro sono là da mesi… Aspettano la partenza per un paese europeo. L’appuntamento è il calar della notte. Ci sono quasi tutti. Il barcone non è ancora in vista, ma dovrebbe farsi vedere al largo da un momento all’altro.
I personaggi si conoscono fra di loro, per aver lavorato e abitato insieme e essersi frequentati a lungo.
Su una parete, di fronte al pubblico, c’è un grande poster che rappresenta il mare col sole un po’ rosso su un cielo terso tinto appena di rosa. Il quadro suggerisce il bel tempo e un tramonto non ancora tardo.
Una porta a destra, funge da battigia, da cui escono o entrano i personaggi: fanno un tuffo o escono dall’acqua.
Non lontano dalla porta, più avanti, giace un pacchetto di sigarette con la scritta araba e accanto un accendino.
Una borsa logora, chiara ma sporca, su cui è attaccato uno specchietto e con una scritta a pennarello nero a carattere grande ed irregolare AdVenTUre.
Un libretto di scritture sacre aperto. Una pagina è coperta a metà dall’immagine di una ragazza bionda, che guarda verso l’orizzonte blu dove s’intravedono delle cime innevate e un quadretto che racchiude l’immagine di un camoscio.
Rivolto verso il pubblico, sul lato sinistro del palco, vicino a una parete che non si chiude in fondo ma lascia uno spazio in ombra, sta un giovane ragazzo, Zombi, con un cappellino, seduto, le gambe accavallate, su uno spunzone di scoglio immerso nella sabbia: sta fumando. Ha un’altra sigaretta intatta dietro l’orecchio destro. Vicino a lui giacciono sparsi quattro libri di volumi diversi, un pacchetto di sigarette vuoto accartocciato, un bicchiere col brand della Coca-Cola. Zombi gira la testa verso il pubblico. La luce per il momento è centrata su di lui, poi illumina gli altri personaggi man mano che parlano o agiscono).

Planche II 

Zombi: Sti dannati (fa un gesto semi circolare con la mano in direzione del fondo della parete in ombra.) sono rimasti intrappolati qua in questo paese e in questa miseria, senza poter più tornare indietro né andare avanti, né guadagnare più un soldo. (Al pubblico) Scusate, dovevo prima salutarvi. Salve, Zombi vi parla. Sti miserabili (fa lo stesso gesto) mi chiamano così, per il fatto che bevo (indica il bicchiere e si china per raccoglierlo). Bevo una miscela di aranciata – se ne trova a bizzeffe! – e l’alcool (pausa). Tre di alcool e uno di aranciata. Alcool puro. A differenza di altri tipi di liquori o di bevande alcoliche che in questo paese non hanno diritto di cittadinanza, l’alcool puro diluvia, scorre a go-go. In più costa una miseria rispetto all’aranciata.
Già che ci siamo mi presento. Non è bello rimanere ignoti gli uni agli altri: si vivrebbe meglio, dicono i saggi. Dunque (respira a bocca stretta) sono venuto da un paese vicino per motivo di lavoro, quando questa Libia fu prospera e tranquilla. Adesso ci tocca cercare un altro paese prospero e sicuro. Comunque. Si guadagnava molto allora (presenta il bicchiere, come per un brindisi e lo scuote. Si sente il rumore che fanno i sassolini in un bicchiere di plastica). Ero riuscito comunque a mettere da parte un po’ di soldi. Mi ero anche sposato a una donna libica, ma l’ho dovuta lasciare – povera creatura innocente – e devo dire che un po’ mi manca. Ma non è colpa mia (caccia l’aria con un gesto del braccio), povero paese, soltanto ieri prospero, ora caotizzato, depredato, massacrato, caduto in disgrazia… la disgrazia dell’impero. Mah! Lasciamo perdere.
Tanto io sono ancora qua, giovane, bello (si toglie il cappellino, dà una sistemazione veloce ai capelli, folti e madidi, poi lo rimette in testa), senza figli e quindi, confesso, senza rompicapi ed altri scrupoli.
Chi l’avrebbe mai detto? Un bravo maestro di scuola elementare, oh già allora bevevo, mica sono un novizio! Ma non solo zombretto. Anche nel mio paese il vino scarseggia. Del resto siamo fratelli coi libici.
Nel mio paese, io non ci posso più tornare. Sospettato di terrorismo. D’altronde, chi non lo è in questi tempi?! Basta solo chiedere l’aumento nella busta-paga, sei terrorista. Chiedi a Giscard D’Estaing di restituire i diamanti della Repubblica di Bokassa, sei terrorista. Chiedi a Paul Bremer e alla sua banda di restituire i pezzi dei musei iracheni, sei un terrorista degno di Guantanamo. Guantanamo! Chissà se è peggio di questo luogo? Mah.
La barca che vedrete o di cui comunque sentirete parlare (si gonfia il petto e se lo batte), è un po’ mia! Ebbene sì! Infatti, coi soldi che avevo messo da parte, entrai come socio con un mio paesano. Lui viene da una zona di mare, io dagli altopiani. Possiede, con me ovviamente, quella barca, una venti-metri.
Ecco tutto quanto, ora vado a lavorare (strizza l’occhio e agitando il bicchiere si dirige verso l’angolo di sinistra. Poi ritorna subito sui suoi passi, come se avesse dimenticato qualcosa).
Devo fare il giro di tutti ‘sti dannati, Mmi devono ancora l’ultima rata del viaggio, altrimenti la barca non parte. (Fa per andare poi si gira col busto e la testa) Un’altra cosa, anzi due: ad eccezione di stupidi deficienti non si accettano sulla Mmia barca i furbi – e va da sé – né bimbi o adulti malati o anziani, né donne incinte. Ragazze, saranno le benvenute, però, non ne vedo. Peccato! Che volete, è una società di maschi. È previsto un faticoso allenamento quotidiano di nuoto, dato che non ci si imbarca da un porto, bensì al largo. Idem per lo scarico, va da sé.
Va bo’, vado al lavorare. Sarà dura, poverini, il poco che hanno, se ce l’hanno, se lo tengono tra i denti, come si dice (si dirige verso l’angolo a sinistra. La luce punta sull’angolo in ombra).

Planche III

 (Dall’angolo in ombra, ora illuminato, un infradito accanto ad un piede che s’intravede appena, il braccio sospeso di un pupazzo, un sasso coperto da un cappellino.
Si sente una canzone su uno sfondo di onde di mare, voci di gente che parla, ride, ringrazia, chiama. Più forti il rumore dei sassolini nel bicchiere di Zombi e la sua voce).

Zombi: Al-lo-ra, per favore, uno alla volta. Perfetto. Tu, non ancora? Allora niente paradiso. Cosa aspetti, sbrigati?! Si parte stasera, lo sai? (Due risate e una protesta. Subentra una voce alta e chiara: è quella di Bin Hasen che non si distingue bene nell’ombra).

Bin Hasen: Eccolo, è arrivato, il mendicante. Lo vedete?
(La luce si sposta un po’ verso destra ed illumina un ragazzo in bermuda: è Ali che esce da dietro la parete e attraversa il palco verso una porta sulla destra).

Ali: Altro che mendicante, questo ci succhia il sangue. Non chiede l’elemosina ma il pizzo! E ci minaccia pure (esce)!
(Bin Hasen avanza verso il pubblico. È un giovane di pelle scuro-ebano, vestito di abiti ampi con motivi geometrici di colori vivi, rosso, giallo, verde, nero. Cammina a passi lenti. Ha due borracce che porta a tracolla, incrociate come le cartucciere di un guerriero alla Rambo. Ognuna è fatta con due paia di bottiglie di plastica di colore azzurro, avviluppate a due a due in un lembo di maglia leggera logora e bucata a grandi strisce arancione disuguali, alternate con altre di colori vari, che lascia intravedere il fondo delle bottiglie e la cucitura che giunge i pezzi di stoffa con del filo bianco e dei punti irregolari. Su una delle borracce c’è una scritta in carattere latino inserita in un arabesco.)

Bin Hasen: Acqua, gente! Acqua, fratelli! Dai l’acqua anche se sei in acqua.

Zombi: (Tornato dall’angolo agitando il suo bicchiere e dirigendosi verso lo spunzone dove era seduto. Ripete) … anche se sei in acqua.

Bin Hasen: (Si ferma, beve un sorso e riprende a camminare) L’acqua è vita, date la vita, che dio vi dà la vita. Chi ne vuole? Dai l’acqua anche se sei in acqua.

Zombi: Anche se sei in acqua… come dire: piove sul bagnato. Ma smettila, per favore! Sei un Bin Hasen, sei! Un vero Bin Laden.

Bin Hasen: Ti sbagli (sorridendo con calma) lui è un mercenario che dà la morte. Io invece do la vita (indica le borracce a tracolla). E tu, non credere che sei più furbo di lui: lui ammazza gli altri, tu invece ammazzi te stesso.

Zombi: (Verso il pubblico) Guardatelo con queste cartucciere, sembra Rambo nei vestiti di Bokassa!

Bin Hasen: (Si libera dalle borracce, si toglie i vestiti e i sandali e rimane in bermuda. Si scopre il corpo da vero atleta. Si siede e guarda verso il pubblico) Quante storie racconterebbero queste borracce se potessero parlare! Cammini che hanno fatto con me, paesaggi che abbiamo visti insieme, volti assetati di uomini e di animali che abbiamo rinfrescato, fiamme di giorni d’inferno e notti gelate dei deserti e sui mari! Eh sì, l’acqua è vita. Spero che non ci mancherà durante la traversata.
(Prende dal sacchetto un sassolino della grandezza di un uovo, si orienta verso la Mecca, dove sta Zombi, e comincia a toccare il sasso e portare le sue mani al viso, mentre bisbiglia delle preghiere).

Zombi: (Scuote il capo), Scemo! Dai l’acqua ai pezzenti e fai le tue abluzioni con i sassi! (Bin Hasen non risponde e prosegue nelle sue abluzioni). Ciao, buona notte.

Bin Hasen: Senti, perché non ti fai i cazzi tuoi? (Poi subito chiede perdono a dio) Astaghfirullah. L’acqua è un bene di Dio e va data a chi ne ha bisogno. Noi, tra di noi siamo solidali, ognuno svolge un compito per la sopravvivenza del gruppo: uno pensa all’acqua, uno a rifornirci di cibo, un terzo ai medicinali, un altro ci procura informazioni utili al viaggio… come vedi, non aspettiamo nulla da gente come te e il tuo socio che pensate solo a derubarci. Ma contiamo su Dio che ci ricompensa per quanto bene abbiamo fatto e che ci perdona i nostri peccati.

Zombi: I vostri fogli ingialliti non vi aiutano più? A proposito, quella scritta sulle tue borracce è un talismano housa? Ma avete un carattere anche voi?

Bin Hasen: Anche i tuoi libri sono solo fogli ingialliti. Tutto in questa vita serve e soprattutto la parola di dio.

Ali: (Dalla porta di destra rientra in bermuda. Mentre cerca di tirare fuori, dal cumulo di roba a terra, uno straccio per asciugarsi, attacca il discorso come se fosse presente alla conversazione dall’inizio, ansimando) È vero. Basta saper nascondere… gli oggetti che possono… non piacere a Dio o ai suoi santi. Mica scemo, Adventure: pensa a tutto.

Zombi: Anche tu, sei furbo, pensi di farla franca? Caccia fuori i soldi o sarò costretto a partire senza di te.

Ali: (Butta lo straccio e si china a frugare nello zaino, tira fuori una borsetta e quindi un sassolino e va verso Zombi) Quanto ti devo dare?

Zombi: Lo sai, no? (Tira fuori un foglio da uno dei libri, cerca il nome) Ali… Ali… ecco, infatti un quarto. Dovete ringraziare che non contiamo gli interessi.

Ali: (Al pubblico, mentre butta il sassolino nel bicchiere) Che vi dicevo? Un mafioso di marca.

Bin Hasen: (Si alza e si stira) Un mendicante della peggiore specie, una iena, col rispetto per le iene! Vado a fare un tuffo. Mi raccomando, fate i bravi (fa per uscire).

Zombi: Anche a te, manca un pezzo, lo sai?

Bin Hasen: Lo so, lo so, anche se credo di aver già dato tanto (esce dalla porta di destra, ma rientra subito quando sente Zombi continuare il discorso).

Zombi: Se non riesci a pagare perché t’impunti a partire? Rinuncia.

Bin Hasen: (Tira fuori una radiolina, stacca i fili dell’auricolare… si sente una voce che legge un notiziario) Mi restituisci i soldi?

– La voce: … Un centinaio di vittime, bambini soprattutto, di un naufragio vicino alle coste di Malta. Lo scafista li aveva buttati giù per sfuggire una pattuglia di guardia costiera…
(Bin Hasen spegne la radio).

Zombi: Cosa?! Sì ciao, Cazzate! Hai paura, puoi sempre rinunciare al viaggio. Comunque i tuoi soldi non te li restituisco, anche perché sono già stati mangiati e cagati… vai a cercarli dietro quel cumulo di sabbia.

Bin Hasen: Schifoso, fai i tuoi bisogni lontano dall’acqua?! E con che cosa ti pulisci, con la tua miscela del diavolo? Non ti brucia?

Zombi: Sul serio, rinuncia. Che cazzo vai a fare?

Bin Hasen: Vado alla caccia dei camossi (la S e la C pronunciate S).

Zombi: Caccia di che?!

Bin Hasen: Sono cammelli di montagna e vivono sulle Alpi, ignorante! Vuoi un consiglio? Brucia quei tuoi libri, non ti sono serviti a niente (esce).

Planche IV

(Ali rimane un po’ a guardare verso la porta. Poi quando sente il tonfo di un tuffo si precipita sull’immagine della donna. La prende, la guarda un po’. Da parte sua Zombi accende la sigaretta che ha dietro l’orecchio e si precipita anche lui sugli effetti personali di Bin Hasen. Prende una bottiglia e la svuota. Mentre ritorna verso il suo angolo, si accorge che Ali è girato da una parte: ha i pantaloncini abbassati, il sedere appena coperto dalle mutande e con una mano tiene l’immagine della donna mentre con l’altra si masturba. Zombi raggiunge il suo angolino senza disturbarlo. Prende una lattina di aranciata e una bottiglia d’alcool dall’angolo in ombra e versa il contenuto di entrambi nella bottiglia di Bin Hasen. Mette dietro lo spunzone i vuoti e la bottiglia riempitaAli sistema l’immagine al suo posto. Bin Hasen rientra dalla stessa porta da cui è uscito, prende uno straccio si asciuga e dà un’occhiata allo specchietto).

Zombi: Eh profeta, mi daresti un’altra sigaretta?

Ali: (Si precipita verso il pacchetto vicino agli effetti di Bin Hasen) vuoi anche l’accendino?

Bin Hasen: Fermo, stupido servo!

Zombi: Un vero Bin Laden! Pensi di fermare la morte con i tuoi talismani, il tuo corano, le tue preghiere, soprattutto quella preghiera bionda?!

Bin Hasen: Mi chiamo Adventure. È scritto pure là, sai leggere, no?

Zombi: Sì, sì, so che sei di sangue francese e che a casa tua si mangia bene e che vai in Europa a cacciare le cammelle di montagna e fare il safari come i pezzenti che girano la vostra Africa…

Bin Hasen: L’Africa è anche tua. Vai a leggere la geografia spiegata ai mongoloidi.

Ali: (Ride e si rivolge a Bin Hasen) Ma perché devi andare in Europa per cacciare le cammelle, fallo a casa tua, scusa! Così gli altri faranno come te e nessuno verrà più a profanare i vostri totem.

Bin Hasen: Pure tu! Io sono mussulmano, mica sono un adoratore di animali.

Zombi: Allora, questa sigaretta? Te la chiedo nel nome della nostra amicizia e di questa stessa acqua che abbiamo bevuto insieme da queste stesse borracce…

Bin Hasen: Anche se baci il tuo occhio! Na!

Zombi: Non essere bigotto, dai. So che in fondo in fondo non lo sei, o almeno non lo eri; prima parlava di donne, vero Ali?

Ali: È vero. A sentirlo raccontare le sue conquiste mi veniva gran voglia di fare una sega. È un bravo contastorie; è come se avessi queste donne sotto i miei occhi!

Bin Hasen: Mi deludi, ragazzo mio… questa faccia da criminale ti ha portato alla perdizione. Dagli uno specchio per guardarsi!

Ali: (Ali corre verso la sacca con lo specchietto e la porge a Zombi) Ecco.

Zombi: Vaffan’culo, pure tu.

Bin Hasen: (Urlando) Guardati, vigliacco!

Zombi: (Ad Ali) Tutti i bigotti sono violenti e arroganti. Però ad ogni pericolo – i loro pericoli sono spesso tanti ed immaginari – tirano fuori talismani e presunti corani. Chi credono di ingannare?

Ali: Dio.

Bin Hasen: (Ad Ali) Ma cosa stai a fare con la mia sacca, rimettila al suo posto!

Zombi: (Giunge le mani, palmi e occhi verso l’alto e recita) Dio, adesso che stiamo partendo proteggici dal pericolo. È da tanto che non tocco il pisello, do l’acqua persino a chi non la vuole e preferisce lo zombretto e se ho ancora con me la bionda che sai, è solo per i bei paesaggi che ci sono sullo sfondo e per quella bella e dolce creatura tua, la camossa… (Bin Hasen fa una smorfia, ma non parla).

Ali: (Continua sullo stesso tema e tono) dunque adesso che stiamo nelle tue mani… sì sì, adesso, perché prima non ci sembrava, pensavamo di fare a meno di te e della tua provvidenza… comunque fa che la nostra barca parta e arrivi nelle migliori condizioni, con noi sopra, però. Poi si vedrà.

Ali e Zombi: (Si passano le mani sul viso, se le baciano e dicono) Aaamiiin!

Bin Hasen: Prendete in giro la mia fede? Io sento che se muoio adesso il biglietto per il paradiso mi è assicurato.

Zombi: Sapeste quanti biglietti ho, ogni volta che svuoto una bottiglia di zombretto!

Bin Hasen: Ora basta, il vaso sta per traboccare: Dio è un limite rosso. Non toccatelo. Parliamo di noi, invece, delle nostre paure.

Ali: Non dirmi che hai paura?!

Zombi: Non vedi che ha smesso di fare le seghe? La vedi, la sua fifa?

Ali: (Con la mano in visiera) Barca in vistaaa. (A Zombi) Sarà nostra? Che dici? (Segue un chiasso proveniente dall’angolo buio a sinistra).

Zombi: Credo di sì. (Guarda anche lui). Sì è nostra. È da un po’ che è là. Bin Laden ci ha distratto… fifone!

Bin Hasen: Certo tu non puoi avere paura, carogna.

Zombi: Il mio lavoro è non espormi ai pericoli. I furbi che sanno raccontare panzane verosimili saranno i primi. E gli ultimi saranno quegli imbecilli come te che gli credono e cagano sangue per guadagnare miserie e consegnarle poi ai furbi intelligenti come me. Non ti pare un buon motivo per non avere paura?

Bin Hasen: Non pensare di stordirmi con le tue pretese. Sono credente. Chi non attraversa le tenebre, non conosce la speranza. Il miglior fiore spunta nel letame.

Zombi: (Sottovoce) Letame parla di letame. Questa volta vi lascerete la ghirba. Io di sicuro non sto andando verso la morte, non aspetto il tuo paradiso per bere o chiavare…

Bin Hasen: Sei un maiale! Bere, bere, non hai che questa parola sulla bocca!

Ali: Per la verità, ha detto anche chiavare.

Bin Hasen: Come se il bere … anch’io bevo.

Ali: Però non chiavi, almeno in questi ultimi tempi…

Zombi: Chiavare cosa? Le cammelle delle lontane Alpi? Prima arrivarci.

Bin Hasen: Bevo l’acqua (va verso una delle borracce, ne stacca un bottiglia, beve e propone agli altri. Ali beve).

Zombi: A me invece serve una sigaretta e l’accendino.

Bin Hasen: Se vuoi, ti preparo un tè, ma aiutarti a morire, no.

Zombi: Allora non bevo della tua acqua. Non ti do questo piacere.

Bin Hasen: Che faccia tosta! Solo stamani avevi svuotato una bottiglia intera.

Zombi: Era per lavarmi.

Bin Hasen: Che faccia! Se non ti lavi mai (rimettendo la bottiglia a posto, si accorge che manca una bottiglia nell’altra borraccia e si guarda in giro. Va verso l’angolo di Zombi). Sei stato tu, vero?

Zombi: Cosa?

Bin Hasen. È la tua schifosa miscela del diavolo? Perché mi fai questo?!

Zombi: Cooosa?

(Bin Hasen si dirige verso la bottiglia di ombretto, ma Zombi gli impedisce di prenderla. Inizia una specie di lotta corpo a corpo. Zombi cade. Ali li separa. Zombi corre verso l’angolo, mentre Bin Hasen prende la bottiglia se l’attacca al collo coi fili dell’auricolare e raccoglie l’accendino che mette in una borsetta di plastica, quindi se la infila nelle mutande. Zombi torna con un oggetto coperto di tela scura: è un coltello. Bin Hasen corre verso la porta e Ali si copre gli occhi. Si ode un tonfo e il rumore della risacca).

Zombi: Ti ammazzo, coglione di africano (si ferma a guardare il mare. Ali si butta sull’immagine della donna e Zombi ritorna sullo spunzone di roccia)!

Ali: (La mano in visiera) La barca brucia!

Zombi: (Si alza di scatto e ripiomba seduto. Si rialza e corre verso il mare) Ti ammazzo. Giuro che ti ammazzo.
(Si sente un’agitazione dietro, voci, urla, rumori di corse e di passi pesanti… Ali si precipita sul bicchiere di Zombi e ne rovescia il contenuto nella tasca. Prende l’immagine della donna e scappa verso l’angolo scuro).

Teatro dei Filodrammatici, Milano – 11-05-2016

 

 

 

L'autore

Abdelmalek Smari

Abdelmalek Smari

Abdelmalek Smari nasce a Costantina, in Algeria dove si laurea in Psicologia clinica e lavora per 7 anni. Giunto a Milano agli inizi degli anni ’90, scrive il suo primo romanzo Fiamme in paradiso – Il Saggiatore 2000 – grazie all’amicizia con Raffaele Taddeo e al suo sostegno. Avendo imparato l’italiano, diventa a sua volta insegnante d’italiano per stranieri. Scrive poesie che riceveranno un riconoscimento come opera inedita col premio Lorenzo Montano a Verona nel 2006. Si cimenta anche nel teatro con Il poeta si diverte e L’asino sulla terrazza, adattamento teatrale dell’omonimo racconto già pubblicato nell’antologia La lingua strappata; una riduzione teatrale di Fiamme in paradiso sarà rappresentata presso il Centro sociale Leoncavallo. Nel 2001 ottiene il premio Marisa Rusconi per Fiamme in paradiso. Nel 2008 pubblica con Libribianchi il romanzo L’occidentalista. In entrambi i romanzi il protagonista vero è la Milano amata e criticata e così congeniale all’autore, tanto che sarà annoverato tra gli scrittori milanesi dalla poetessa Marina Corona. Scrive spesso agli amici sui suoi temi preferiti: la lingua, la scrittura, la divisione mistificatrice tra oriente e occidente, la storia e la politica. L’autore ha intenzione di raccogliere questi scritti in un’opera, dopo aver ultimato la stesura del suo terzo romanzo, a cui sta lavorando. È di questi ultimi anni l’apertura di un blog, che gli permette di trattare l’attualità della vita politica e civile algerina: www.malikamin.net All’autore è stata dedicata nel 2011 una tesi di un laureando in Lettere e filosofia dell’Università degli Studi di Milano – Giuliano Buzzao – dal titolo “L’identità della e nella letteratura migrante”. El-Ghibli gli ha dedicato il supplemento del suo numero del giugno 2012.

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