Il Custode

Andrea Vitali, Giancarlo Vitali
Il Custode
Cinquesensi     € 18

raffaele taddeo

La tentazione dopo le prime pagine di lettura dell’ultimo testo di Andrea Vitali è quella di seguire il consiglio di Pennac il quale afferma che quando si sta leggendo con fatica un libro allora è meglio abbandonarlo. Ma poi lo stupore che suscita lo scritto, la fama dello scrittore inducono a proseguire la lettura per comprendere o almeno cercare di comprenderne il senso. Nell’impegno che si fa  sembra quasi di vedere nello scrittore un demiurgo che osserva i suoi lettori e ride sotto i baffi, che pure non ha, per la loro cocciutaggine a cercare di intendere e dare un significato  a quanto pagina dopo pagina viene offerto dallo scritto.
L’approccio metodologico per comprendere il testo può essere molteplice; io penso di poter seguire debolmente, per mia incapacità, le orme  di qualche padre dello strutturalismo come Ronald Barthes e  così cercare di individuare all’interno dello scritto delle funzioni, che lo studioso francese chiama cardinali, perché sono vere e proprie azioni, e scoprire quello che avviene. Le funzioni dovrebbero essere legate da un rapporto causa-effetto, ma in questo caso il la relazione causale è molto allentata.  Le funzioni che appaiono evidenti possono essere le seguenti: Un essere ( non si sa cosa sia, persona, spirito? L’unica cosa certa è che sente odori, pensa perché ci sono dei vermi che frullano nella testa) ha un lavoro che svolge con la moglie. Con loro c’è anche un figlio che dorme. La loro attività è quella di  custodire delle scatole che vengono a loro portate quando squilla il suono del telefono. Le scatole vengono depositate con una precisa numerazione. C’è un’ultima consegna che invece di essere ricevuta dal custode è presa dal figlio il quale fa un errore che non dovrebbe fare. Apre la scatola e tutte le altre che sono depositate nel magazzino. E’ un errore perché a causa di questo fatto il figlio incomincia  a danneggiarsi  graffiandosi il viso e continua in questa opera di autodistruzione. L’apertura delle scatole ha fatto sì che le poche parole che si potevano pensare o pronunciare diventano solo e solamente numeri.
Da queste funzioni sembra di dover affermare che l’infrazione commessa da parte del figlio dà origine a un tradimento del compito a cui il custode è stato chiamato perché egli non è riuscito più a custodire le scatole chiuse , che permettevano un minimo di articolazione di parole, ma tutto si è trasformato in numero togliendo qualsiasi animo alle scatole e quindi alle cose. Non solo, il figlio che ha commesso l’infrazione si autopunisce.
Ma che senso ricavare da questo? Chi è il custode, che significa questo figlio che fino ad un certo momento dorme e continua a dormire e poi improvvisamente decide di compiere quello che non avrebbe dovuto fare corrompendo ciò che esiste e facendola diventare solo numerazione?  L’interpretazione può essere molteplice; se dovessimo stare a quello che le funzioni cardinali ci dicono sembrerebbe di poter affermare che in questo testo il senso ultimo delle cose è la condanna dell’errore perpetrato, è la condanna dell’infrazione del figlio.  La violazione del mandato porta in sé ad una alterazione negativa delle cose. Vi è la condanna della tentazione,  esecuzione di qualcosa che possa essere contraria a quanto predisposto, stabilito, determinato, fissato. Ma chi è il custode? Figlio unico, che non può generare che un solo figlio il quale continua il lavoro del padre? Qualche illuminazione ci può venire dalle incisioni presenti in questo volumetto e alle quali lo scrittore pare si sia ispirato. La genesi, da quanto ho potuto capire, è stata la messa in campo di tutte queste maschere e dalle quali Andrea Vitali ha poi ideato il suo scritto (sembrerebbe mutando ipotesi più volte). Maschere, molte maschere, grottesche, ironiche, ma spesso anche angoscianti. Lo straniamento operato dal testo è ancor più sostenuto dalle incisioni che a guardarle conturbanti.  Sono queste maschere che vengono racchiuse nelle scatole e depositate nel magazzino. Sono queste maschere che emanano  un odore “di sentimenti avuti, perduti, mai creduti”? Se così fosse il custode potrebbe essere il nostro io che raccoglie e deposita tutte le maschere di cui ci siamo rivestiti volta per volta. Scatole che non ci lasciano tranquilli, perché nascondono il nostro vero io. Quando il nostro figlio, vero o fittizio non importa, scopre le nostre maschere e capisce qual è il vero io suo, del padre, e di tutti noi, allora inorridisce, si spaventa e incomincia ad autodistruggersi.
In copertina del testo è riportata  la riproduzione di un quadro di Giancarlo Vitali intitolato La coda dell’ermellino. Il dipinto fu fatto nel 1998 quando a Milano venne esposto a Brera il dipinto La dama dell’ermellino di Leonardo. Nel quadro al di sopra della congerie di maschere in primo piano sullo sfondo in alto è riproposto il famoso dipinto di Leonardo.  Mi sono chiesto se esiste una relazione, fra il significato del testo di Andrea Vitali e questo quadro. Intanto la stessa interpretazione del quadro del pittore bellanese è ardua perché la contrapposizione maschere- quadro di Leonardo devono pure avere un senso.  Né mi convince la sola spiegazione che con questo dipinto  Giancarlo Vitali voglia mettere alla berlina gli intellettuali che si erano mossi per vedere in quell’occasione il famoso quadro e quasi canzonare le chilometriche code createsi fuori Brera.  Come ogni opera d’arte il significato di quello che si produce va al di là delle intenzioni  del creatore e tanto più si universalizza quanto più è possibile rintracciare altri ed elevati significati.  A me sembra  che il quadro voglia affermare che il presente, l’oggi, la nostra realtà è tutta una mascherata. Ciò che può salvarci è ancora l’arte, la bellezza dell’arte (la bellezza ci salverà è stato detto da qualcuno). E’ a quella bellezza che dobbiamo guardare se vogliamo riscoprire cosa siamo. Nel quadro, ancora interpretandolo secondo schemi di Greimas  c’è una narrazione, un racconto che è dato dalla contrapposizione fra la dama dell’armellino e le maschere.
Nel testo di Andrea Vitali  sembra proprio mancare l’anelito alla bellezza, l’anelito all’arte, che non può vivere del presente, ma si colora sempre del futuro, del perfettibile che non può mai accontentarsi del contingente, dell’esistente oggi così com’è.  Se il custode che è in noi non guarda oltre e si ferma, così come pare essere oggi, alle maschere proprie e degli altri perde ogni possibilità di salvarsi, perde ogni possibilità di andare oltre.
La trasformazione in numeri delle parole sta proprio ad indicare che l’assenza di un benché minima   tensione al futuro, all’arte, al bello, non può che condurre all’insignificanza così come possono essere i numeri che acquistano significato solo in un ordine superiore. Il quadro di Giancarlo Vitali è un contraltare all’essere del custode, come è un contraltare alle maschere. L’elemento più straordinario in questo testo è che incisioni e testo dialogano, rimandano il loro significato l’uno sull’altro, si contrappongono, si coordinano.  Forse il senso del testo di Andrea Vitali sfuggirebbe totalmente o quasi senza la presenza di queste incisioni che questa volta non fanno solo da accompagnamento.

Ho sognato di essere in un centro culturale e stavo, da relatore, parlando ai convenuti per assegnare un significato al libro Il custode. Quando sono arrivato alla fine sudando sette camicie per cercare di essere il più chiaro possibile; ci sono state varie domande alle quali ho cercato di rispondere come meglio potevo e d’altra parte l’assenza dello stesso scrittore non permetteva che si fosse più lucidi. Poi ha chiesto la parola un uomo,  si è messo al mio fianco e con una certa naturalezza ha detto: Per me questo libro è… ed ha usato l’espressione di Fantozzi quando volle nel famoso film dire la sua sul film La   corazzata Potemkin.
Mi sono svegliato in un bagno di sudore e con una profonda angoscia.