Il piede nel piatto del riso col pesce

Potrei scrivere che aspetto ha il confine terrestre tra Melilla e il territorio del Marocco, quanto è lunga e alta la “barriera tecnica” bulgara, quanto sarà lungo e alto il Muro Ungherese, ma non lo farò.
“Tuo fratello deve mangiare invece di singhiozzare senza sosta, il lakh u sow gli farà ritrovare i sensi… Ogni tanto esce dalla catalessi e apre e richiude gli occhi. Suda troppo, dobbiamo continuare ad annaffiarlo d’acqua con la canna, bagnarlo con tanta acqua dalla testa ai piedi. Deve mangiare il lakh u sow per ritrovare i sensi. Figlia, nonna Montanare dice che tuo fratello è posseduto dagli spiriti, perciò delira da giorni. Il lakh u sow sarebbe la migliore vivanda per allontanare gli spiriti”.

Sento la voce di mamma. No, forse è la voce di mia sorella maggiore. E’ una voce arrabbiata, che accresce la mia confusione. Mi sento smarrito. Forse sto sognando. Mamma e sorella maggiore hanno una voce simile. Non riesco a distinguere se è mamma o se è sorella maggiore che cerca di farmi mangiare qualcosa. Non sento il sapore del cibo, lo riconosco dall’odore che è lakh u sow. Non riesco a ingoiare questo lakh u sow, è troppo liquido, troppo bollente, ho tanta nausea.

“Acqua… Sistemiamolo sulla sedia di plastica e innaffiamolo ancora d’acqua con la canna dalla testa ai piedi, come ha detto nonna per scacciare gli spiriti maligni”.
“Mamma, non c’entrano gli spiriti maligni. Mio fratello ne ha combinata una delle sue insieme ai suoi soliti amici che sono in questo stato di letargia come lui, te lo sto ripetendo da tre giorni. Questo scapestrato e due dei suoi amici hanno bollito delle bacche del caty djanta insieme al te verde e l’hanno bevuto. Sono presi da allucinazioni e da delirio totale. Mamma, appena si riprenderà questo sciagurato dovremo dargli una meritata lezione. Non ha ancora quattordici anni e si vuole bruciare il cervello, questo deficiente, lui e i suoi amici”.
“Tutta questa febbre alta, con la bava alla bocca e il continuo delirare. Sarà colpito dalla malaria”.
“Mamma, non ci sono le zanzare. Non è la stagione della malaria. Te lo vuoi dimenticare come mio fratello è entrato in casa tre giorni fa? Tutta la famiglia Montanare e i nostri ospiti, compreso il mio pretendente, erano riuniti attorno al grande piatto del riso col pesce, proprio qui all’ombra del mango. Era domenica verso le tredici, mio fratello è entrato in casa come un razzo, aveva addosso soltanto un costume da spiaggia e una sola scarpa, diceva di essere un aereo, che aveva volato tutta la mattina, doveva atterrare sulla pista. Ha fatto due volte il giro dell’albero di mango con le braccia tese come se fossero ali e con le labbra simulava il rumore di un reattore e prima che ce ne siamo accorti, il suo piede scalzo è finito in mezzo al piatto poggiato sulla stuoia di raffia. Poi si è tolto dall’altro piede l’unica scarpa piena di sabbia e l’ha fatta cadere nel piatto di riso col pesce. Avevamo appena iniziato a gustarci il mio pranzo. Quel riso l’avevo preparato con amore per otto persone. Volevo stupire il mio pretendente. Avevo messo gamberi, pesce fresco e pesce secco, molluschi, pomodoro fresco, pomodoro concentrato, foglie di hibiscus, tamarindo, peperoncino, carote, manioca, verza, cavolfiore, melanzana, alloro… ”
“Figlia basta così, so bene come si cucina il riso col pesce. In questo momento voglio solo che mio figlio ritorni in se in fretta…” .
“Mamma, tu cambi discorso da tre giorni, non vuoi sentire la verità. E tu… noi due ci lamentiamo quando mio fratello mette la mano sinistra nel piatto comune mentre tutti devono usare solo la mano destra per mangiare. Questa volta che ha messo direttamente il piede e la scarpa nel piatto, tu non dici nulla. Grazie a tuo figlio abbiamo buttato nella mangiatoia delle capre di casa tutto il mio riso col pesce. I piccoli della famiglia Montanare hanno trovato divertente l’accaduto, hanno riso tutto il giorno e continuano a raccontarlo a tutto il quartiere. Gli adulti si sono arrabbiati. Noi, famiglia Montanare, siamo rimasti digiuni fino a cena. Ho fatto una pessima figura con il mio moroso. Se ne andato e non si è fatto più sentire. Se papà fosse presente avrebbe ammazzato tuo figlio”.
“Figlia, annaffiamolo ben bene con l’acqua, vedi che scende la febbre, passa il singhiozzo, mangia un pò. Quando mangia il lakh u sow, come ieri pomeriggio e questa mattina, riesce ad aprire gli occhi. Il lakh u sow fa sempre bene, è buona farina di mais cotto nell’acqua bollente, e dopo si aggiunge lo yoghurt fresco e zuccherato”.
“Mamma, in ogni modo nonna aveva raccomandato di preparare il lakhu u sow con la farina di miglio e non con lo yoghurt ma con il latte cagliato mescolato con il succo del pane delle scimmie. Secondo nonna è la ricetta giusta per cacciare gli spiriti maligni che voi due pensate si siano impossessati del corpo del suo nipotino”.
“Nonna non è qui in questo momento e noi facciamo a modo nostro. Lakh u sow, fatto con la farina di miglio, accompagnato da latte cagliato fresco o lakh u sow fatto di mais e yogurt, non cambia nulla. A me non piace il succo del pane delle scimmie, il succo di frutto di baobab, non lo metto mai nel mio lakhu u sow, e neanche lo bevo per dissetarmi quando c’è l’afa come fate tu e nonna”.
“Mamma, il succo del pane delle scimmie piace anche a mio fratello, soprattutto col lakh u sow cucinato con la farina di mais”.
“Figlia, ti sembra il momento di discutere di ricette con tuo fratello in queste condizioni?”.
“Mamma, mio fratello è in queste condizioni perché ha usato il caty djanta. Farnetica da tre giorni e non ci lascia dormire. Adesso sono stanca”.
“Il caty djanta è una pianta allucinogena che cresce ovunque. Neppure le farfalle si posano sul suo fogliame. No! Mio figlio è colpito dalla malaria… fuori stagione”.
“Mamma, il medico ha escluso la malaria”.
“Allora è posseduto dagli spiriti maligni, l’ha detto nonna”.

La mia mente si annebbia e si accende con dei lampi e mi porta allo stadio dell’Amitié insieme a qualche amico, stasera c’é il concerto di un cantante famoso. É notte, sento tanto caldo, lo stadio dell’Amitié é illuminato per il concerto di… è il concerto di James Brown. Ci sono pochi poliziotti di guardia dal lato delle mura di cinta dove mi sono inerpicato insieme a decine di ragazzini. Noi non paghiamo il biglietto per entrare allo stadio dell’Amitié per vedere i concerti. I poliziotti sono di mezz’età, panciuti, lenti e sfaticati e non possono fermare tutti noi ragazzini che non vogliamo pagare il biglietto d’ingresso. Mamma e sorella maggiore dicevano sempre di non andare allo stadio dell’Amitié, che è pericoloso arrampicarsi sopra le mura, che è da incivili spernacchiare i poliziotti di mezz’età, che i concerti sono organizzati per reclutare futuri screanzati, che è bella solo la musica tradizionale.
Dalle mura di cinta siamo scivolati nel primo cortile che porta alle gradinate. Era un gioco da ragazzi come noi mescolarsi nella folla di chi ha comprato il biglietto, accedere alle gradinate, e godersi gratuitamente il concerto di The Soul Brother Number One o Mister Sex Machine, sono i soprannomi di James Brown. C’é anche una partita di calcio notturno. Gioca la mia squadra del cuore. É sera, fa caldo, lo stadio dell’Amitié é illuminato per la partita di calcio. Noi siamo sopra le mura dello stadio. Ci sono pochi poliziotti di mezz’età, panciuti, lenti e sfaticati, e non possono fermare tutti noi ragazzini… Mamma e sorella maggiore dicevano sempre di non andare allo stadio dell’Amitié, che è pericoloso arrampicarsi sopra le mura, che bisogna abolire per sempre lo stupido gioco del calcio e mandare i calciatori in campagna a coltivare miglio e mais, che è da incivili spernacchiare i poliziotti di mezz’età.

Entrare a sbafo allo stadio dell’Amitié, beffare e spernacchiare i poliziotti tutte le domeniche, ci dà un senso d’impunità e ci fa sentire euforici. Oggi nonna mi ha preparato per merenda uno dei suoi piatti segreti: il lakh u thiakhan, una bomba, dà tanta energia, corri più veloce dei poliziotti. Dalle mura di cinta sono scivolato nel primo cortile che porta alle gradinate. Accipicchia, sono atterrato male, mi sono slogato la caviglia e sono troppo vicino ai manganelli di due poliziotti panciuti, di mezz’età che non sopportano i ragazzini che entrano a sbafo allo stadio durante le partite di campionato di calcio della stagione. Non posso scappare ma i poliziotti sono magnanimi. Sono stato un po’ deriso da loro e dopo mi hanno accompagnato fuori dallo stadio e ho promesso che non ci avrei più riprovato. Però quando la mia caviglia guarirà ritornerò a inerpicarmi sulle mura dello stadio dell’Amitié.

“Mamma, mio fratello sta delirando ancora. Ascolta, senti anche tu, dice di essere allo stadio dell’Amitié, parla di James Brown, di partite di calcio, caviglia slogata, manganelli e poliziotti buoni. Ora dice che la sua caviglia è guarita e vuole tornare allo stadio, entrare senza pagare, che corre più veloce dei poliziotti perché ha mangiato il lakh u thiakhan di nonna”.
“Il lakh u thiakhan di nonna, è un piatto buono ma lascia un alito fetido ed è difficile da digerire. Il mio è profumato e saporito. Uso la farina di miglio cotta al vapore. In una pentola a parte, faccio cuocere a fuoco lento nell’olio di arachide, pesce affumicato, pesce secco, dei molluschi essiccati al sole, un pizzico di sale, pepe, peperoncino, foglie di hibiscus bianco a volontà e a fine cottura aggiungo la farina di miglio già cotta al vapore. E lo servo con il limone, aiuta a digerire meglio”.
“Mamma il tuo lakh u thaikhan sembra la ricetta per un cocktail molotov africano. Il lakh u sow è più leggero, è dolce, è rilassante. I bimbi svezzati ne sono golosi, gli anziani lo adorano perché non serve masticare. Gli sportivi lo scelgono come dolce per la sua digeribilità. Non fa ingrassare”.
“Basta parlare di ricette mentre tuo fratello è posseduto dagli spiriti.”
“Mamma, inizi sempre tu a parlarmi di ricette e di chi è la migliore cuoca del quartiere. Mio fratello è sotto l’effetto di un allucinogeno si riprenderà da solo prima o poi. Lo vuoi ammettere o continuiamo a fingere? Hai sentito con le tue orecchie i suoi vaneggiamenti. Sei stanca anche tu. Ascoltalo, senti, senti…”.

Ora la mia mente scorre come un fiume in piena e mi porta lontano dalle gradinate dello stadio dell’Amitié. Si è spostata dentro una macchina, in una casa, su una piroga. Non lo so, non capisco se sono sveglio o se sono dentro un incubo. Il singhiozzo del motore della piroga echeggia dentro la mia testa. Si tratta forse del motore della macchina. Accipicchia, ho la sensazione di essere dentro una piroga che scende le cascate e contemporaneamente su una macchina che si ribalta velocemente mentre il singhiozzo intermittente di un motore mi martella il cranio e l’ondeggiare delle onde senza fine mi dà la nausea.
Mamma e sorella maggiore mi vogliono nutrire con la forza mentre parlano senza smettere. Scaricano frasi alla velocità di una mitragliatrice. Nulla di strano, questo è il loro modo di conversare, ma è il segnale che sono vivo, lucido e in buone mani. Vorrei sentire la voce più rassicurante di nonna in mezzo a questo schiamazzo. La piroga esala odore di pesce, continua a scendere dalle cascate e la nausea aumenta. Sto finalmente ragionando. Mamma e sorella maggiore non vengono al mare o al fiume e non salgono mai su una piroga di pescatori. Allora se sono insieme a loro due, non siamo in piroga, né in macchina ma quel singhiozzo di motore è insopportabile e l’ondeggiare persiste e peggiora la nausea. Ho la vista ancora un po’ appannata, la testa mi sta scoppiando e continua a piovermi addosso. Sono finito in mezzo a una tempesta tropicale. Tutta quest’acqua…

“Mamma, hai sentito di nuovo? mio fratello non dice solo ‘accipicchia’, ‘accipicchia’, dice anche che sta finalmente ragionando. Crede di essere su una piroga e nello stesso momento dentro una macchina che si ribalta in mezzo ai pesci e a una tempesta tropicale. É l’effetto del caty djanta…”.
“Figlia, ho sentito tutto. Ora si è addormentato. Dobbiamo lavarci, cambiare vestiti e riposare. Riportiamolo nella sua stanza e non lo lasciamo uscire. Ora basta. Quando tuo fratello si riprenderà gli staccherò la pelle di dosso e lo butto nella spazzatura insieme agli avanzi del cibo”.
“Mamma, finalmente accetti la verità. Mamma, non piangere. Ti prego. Mio fratello non merita le tue lacrime”.
“Figlia, piango perché ho già conosciuto ragazzi che dopo avere bevuto l’infuso di bacche di caty djanta o fumato funghi allucinogeni, si sono bolliti il cervello e sono diventati dei vegetali. E’ terribile: Ho tanta paura”.
“Mamma hai ragione di avere paura ma stai tranquilla, smetti di piangere, mio fratello si riprenderà… ma alla punizione non scappa”.

Riesco a distinguere meglio le voci di mamma e di sorella maggiore e a capire quello che dicono. Sono a casa sotto il nostro imponente albero di mango, è il segnale che sono vivo, ma forse non sono in buone mani. Loro due mi hanno annaffiato con una canna d’acqua nel cortile di casa. Non mi è chiaro cosa mi è successo. Ora mi portano nella stanza. Ho solo bisogno di dormire.
Sono in uno stato di dormiveglia. Forse sto soltanto sognando. Ora ricordo, ero sulla spiaggia dove cresce allo stato selvatico il caty djanta. Era venuta ai miei amici l’idea di bollire e di bere le bacche di caty djanta.
Eravamo curiosi di scoprire finalmente i suoi effetti. I fratelli più grandi raccontavano che un tale dopo avere bevuto le bacche bollite si era tuffato dalla spiaggia e aveva raggiunto a nuoto l’Isola di Gorée. Aveva nuotato più veloce dei delfini, più veloce delle piroghe a motore, più veloce degli squali che lo volevano addentare. Sorella maggiore diceva che non era vero. I fratelli più grandi raccontavano tante storie di persone che dopo avere bevuto il caty djanta avevano avuto dei super poteri. Noi volevamo avere dei super poteri.
Non dirò a mamma e a sorella maggiore che ho bevuto del caty djanta. Queste due mi ammazzano con le loro mani se scoprono la verità. Sosterrò che ero posseduto dagli spiriti maligni. Mamma e nonna ci cascheranno, con sorella maggiore sarà più difficile. Spero solo di non avere combinato nessun disastro. Per cautela, devo fingere di non avere ritrovato i sensi, finché non arriverà nonna. Solo lei mi salverà. Oppure, me la svigno subito e vado a chiedere protezione a casa di nonna. Per fortuna nonna non abita tanto lontano. Una volta rifugiato a casa di nonna, neanche mio padre potrà stanarmi. Starò da nonna fino alla fine delle vacanze scolastiche. Per sfuggire agli artigli della famiglia Montanare, papà, mamma e sorella maggiore, dovrei rimanere barricato a casa di nonna e addio alle scorribande per strada, sulla spiaggia con miei amici. Addio a partite di calcio gratuite allo stadio dell’Amitié. Però nonna mi cucinerà piatti di tutti i tipi. A casa sua, posso toccare cibi e mangiare con la mano sinistra. Senza sentire i rimproveri dei Montanare, papà, mamma e sorella maggiore.
“Con la mano sinistra non si mangia. Solo i maleducati salutano con la mano sinistra. La mano sinistra serve solo per pulirsi quando si va in bagno e per soffiarsi il naso. Se sei mancino devi diventare destrimano.
Nonna dice soltanto mano sinistra o mano destra basta che siano mani lavate bene con il sapone e pulite.
Forse non ho ancora la forza di alzarmi e di scappare da nonna. Accipicchia, mamma e sorella maggiore sono già ritornate. Sono dietro la porta. Parlano delle loro ricette di cucina e di chi è la migliore cuoca del quartiere, dopo loro due ovviamente. Io lo so chi è la migliore cuoca del quartiere dell’Amitié. È nonna. Non è il momento di contraddirle e nemmeno di aprire bocca. Ora parlano di caty djanta, di me, dei miei amici, della spiaggia. Accipicchia, forse le due streghe sanno qualcosa. Sembrano imbestialite. Vorrei scoprire chi è il deficiente che ha spifferato? Sarà uno dei miei amici, questi cretini non sanno tenere la bocca cucita. Sto morendo di fame, queste due non mi danno più il lakh u sow e continuano a parlare di cibi. Ho ancora il singhiozzo e questo potrebbe indurle a credere che sono ancora fuori di melone. Mamma sostiene che è lei la migliore cuoca del quartiere dell’Amitié. Io so anche chi è il cuoco numero uno bis del quartiere dell’Amitié. È quell’ex militare. Nonna mi ha raccontato che lui ha fatto la guerra per i francesi in Indocina e in Algeria per l’esercito francese e cucinava per migliaia di uomini. Ora vive da solo nella sua grande casa vicino allo stadio dove ha aperto un ristorante. Si chiama Ristorante con Specialità Vietnamite. Lui non ha né tante mogli né tanti figli come tutti i veri uomini del quartiere. Lui non ne ha proprio di mogli o di figli. Lui non piace a papà e agli altri veri uomini del quartiere dell’Amitié. Loro dicono che chi non ha neppure una moglie e neanche un figlio non è un uomo vero. Ho sentito di nascosto mamma e sorella maggiore dire un giorno che loro due e anche altre donne del quartiere sono andate più volte a tentare l’ex militare, così per curiosità, per vedere la sua reazione da vero maschio. Hanno fatto vedere i seni e anche le farfalle ma lui non ha reagito. Sorride e le manda via. Perché l’ex militare è un gor-djighen, un uomo-donna, dicono mamma e sorella maggiore. Nonna dice a loro di non impicciarci nelle faccende altrui. E se l’ex militare è gor-djighen, mamma, sorella maggiore e le loro amiche sono delle puttanelle, perché esibiscono i loro seni e le loro farfalle non solo di fronte all’ex militare, ma anche con i suoi clienti pieni di soldi che non si tirano indietro.
Nonna dice che conosce i loro segreti e i segreti delle donne del quartiere dell’Amitié, ma tiene la bocca chiusa per non fare saltare i matrimoni e sfasciare delle famiglie.
Nonna ha ricordato a mamma e a sorella maggiore l’esistenza di quelle famiglie del quartiere dell’Amitié che riescono a sfamare i figli grazie alla generosità dell’ex militare. Lui manda regolarmente e con discrezione cibi e bevande. Non capisco bene tutte le parole di nonna e cos’è un gor-djighen, ma la cucina dell’ex militare è più buona di quella di nonna però non lo dirò mai. Dico sempre a nonna che la sua cucina è più buona di quella di mamma e di sorella maggiore. Nonna risponde che la fame è il migliore cuoco che ci sia.
Chi mangia i piatti cucinati da un gor-djighen brucerà all’inferno insieme a lui, ripetono papà e gli altri veri uomini del quartiere. Però quando ci sono le feste nel quartiere dell’Amitié l’ex militare gor-djighen cucina per tutti nel suo grande ristorante. Il suo lakh u thiaxan, i suoi nem e i suoi beignet ai gamberi vietnamiti, tutti i suoi piatti sono da leccarsi i baffi. Quando l’ex militare gor-djighen cucina alle feste, mamma e sorella maggiore, le donne del quartiere dell’Amitié e noi bambini siamo sempre presenti e impazienti di passare a tavola. Mamma e sorella maggiore riempiono delle scodelle che portano di nascosto a papà. Lui si chiude nella sua stanza e si sbafa i piatti di gor-djighen. Tutte le donne si portano delle scodelle e le riempiono di nem e di beignet ai gamberi vietnamiti e le portano di nascosto ai mariti. Involtini, beignet ai gamberi piacciono a tutti i veri uomini del quartiere dell’Amitié.
Devo pensare a come scappare e andare da nonna. Non potrò continuare a fingere a lungo. Queste due non sono sceme. La via di fuga è sbarrata, perché mamma sta cucinando nella veranda di fronte all’ingresso della mia stanza, e sorella maggiore sta facendo il bucato.

“Mamma, a dire la verità l’ex militare è il migliore cuoco del quartiere dell’Amitié”.
“Figlia, lui non vale perché è un uomo. Gli uomini veri non devono mai cucinare. Non vedrai mai tuo padre o tuo nonno bollire l’acqua per il lakh u sow o per il lakh u thiakhan! Sono uomini-uomini”.
“Almeno il tuo lakh u thiakhan è il migliore di quello di nonna”.
“Solo il lakh u thiakhan? Poi thiakhan significa ‘solo per scherzo’. Secondo te, solo il mio ‘lakh solo per scherzo’ è ottimo? E tutto il resto della mia cucina? Il mio riso col pesce? Sei un’ingrata. Se siete ben pasciuti tu, quel disgraziato di tuo fratello e tuo padre è grazie alla mia cucina buona, piena ingredienti e di grasso”.

Quando parlano di cucina mamma e sorella maggiore dimenticano tutto il resto. Accipicchia, se non mi fossi cacciato nei guai mi sarai spanciato alla grande. Prima o poi queste due donne si stancheranno o arriverà nonna, spero in fretta. Sorella maggiore aveva ragione, il lakh u thiakhan della mamma è ottimo. Usa la farina di miglio cotta al vapore, la sala, se ricordo bene perché a me tocca soltanto mangiare e chiederne ancora e ancora. In una pentola a parte, mamma cuoce a fuoco lento insieme pesce affumicato, arachidi fresche, burro d’arachide, manioca, carote, patate, pesce secco, molluschi essiccati al sole, pepe, peperoncino e alla fine aggiunge la farina di miglio. Quando mangio il lakh u thiakhan di domenica, salgo più facilmente sulle mura dello stadio dell’Amitié e corro più veloce dei poliziotti panciuti, lenti e svogliati e assisto alle partite senza pagare. Dopo un pranzo al lakh u thiakan vinciamo tutte le partite di calcio contro le squadre di ragazzi di altri quartieri. I veri uomini del quartiere lo mangiano sempre perché dicono che è un afrodisiaco. Ho chiesto a nonna cos’è un afro.. di.. siaco. Nonna ha esitato poi ha risposto che gli afro.. di.. siaco sono degli antichi abitanti dell’Africa. Sorella maggiore ha detto che la risposta di nonna non era vera. Credo a nonna e ho detto a lei che anch’io voglio essere come gli afro di siaco. Nonna mi ha risposto che è troppo presto. Ho dimenticato, ci sono anche le foglie di karcade bianco nella ricetta del lakh u thiakh di mamma. Accipicchia, mi sono sbagliato, né mamma né nonna ci mettono burro d’arachide, manioca, carote, patate o riso, questi sono parte degli ingredienti del piatto di mafé. La manioca è afro di siaco dicono gli uomini veri del quartiere dell’Amitié. La mangiano sempre, cruda, bollita o arrostita, con o senza sale, in casa cucinata dalle mogli o comprata per strada. Accipicchia a questi uomini grandi e veri del quartiere, sono come papà. Sono spesso assenti e quando ritornano a casa sono severi con le mogli e distribuiscono gli schiaffi ai figli agitati come me, cambiano le regole come piace a loro. I bambini non possono giocare troppo, urlare tutto il tempo. I papà fanno sempre di testa loro, per esempio non lasciano nemmeno noi i più forti picchiare i bambini più deboli o lasciare noi ragazzini menarci tra di noi. Papà e gli uomini veri del quartiere dell’Amitié si fanno servire dalle mogli e dalle figlie la parte migliore dei cibi, perché portano i soldi e mantengono le famiglie.
Ho detto a nonna che da grande vorrei essere un gor-djighen, così potrò cucinare quando ci sarà la guerra e dopo aprirò un grande ristorante e lo chiamerò Ristorante Afro di Siaco. Nonna mi ha risposto di non dire sciocchezze e che se mi sente papà mi prenderà ancora a schiaffi e dopo mi manderà nei campi della loro famiglia in campagna a coltivare mais e riso per il resto della vita.
Qualcuno ha aperto la porta della mia stanza. Sono entrati pian piano i piccoli di casa Montanare, i miei fratellini. In tempi normali avrebbero girato alla larga oppure avrei dato a loro dei bei calci nei sederini, con il dispiacere di mamma e di sorella maggiore. L’accesso alla mia stanza è vietato a queste piccole spie. Eccoli qui i cocchi di mamma. Tutto ciò che c’è di buono in cucina è riservato a loro. Perché sono piccoli, perché devono crescere, perché sono così fragili, carini e obbedienti, dicono mamma e sorella maggiore. I piccoli Montanare sono odiosi. Devo stare fermo. Immobile. Trattenere il respiro fin quando questi spifferai di casa Montanare si aggirano nella mia stanza.

“È morto?”.
“Sì, è morto e siamo contenti, Non ci darà più calci nel sederino, non ci ruberà più le caramelle e i biscotti e la sua stanza sarà nostra”.

Tié, piccoli cretini. Non sono morto e ancora non ve lo posso dire. Peccato, in tempi normali sarebbe bastata una sola parola per farvi pisciare addosso. Aspettate, torneranno i tempi normali e mamma e sorella maggiore non saranno sempre in casa e io vi farò rigare come i soldati che si vedono nei film alla televisione.

“Quando torna papà butta questo fratello nell’immondizia insieme agli avanzi del cibo, lì nel bosco dove tanti avvoltoi vanno a mangiare”.
“No, i morti li mettono sulle piroghe e li buttano a mare in mezzo ai pescicani”.
“Prima di morire, fratello diceva di essere un aereo e faceva il rumore del motore con le labbra e dopo è entrato col piede nel piatto di riso col pesce”.
“È entrato a gamba tesa nel piatto del pranzo, come quando giochiamo male a calcio. Abbiamo riso tanto. L’abbiamo raccontato a tutti”.

Sono stupidi e bugiardi. Non ho mai detto di essere un aereo e non sono entrato a gamba tesa in un piatto di riso col pesce. Questi odiosi mostri vanno a raccontare le loro bugie sul mio conto. Ridete, ridete, odiose piccole bestiole, quando mamma e sorella maggiore saranno assenti me la pagherete. Accipicchia.

“Sentite, fratello cattivo ha detto ‘accipicchia’ e mi ha guardato così e poi ha chiuso gli occhi. Non è più morto. Scappiamo da mamma e da sorella maggiore”.
“Mamma i piccolini dicono la verità come sempre. Ero entrato nella stanza prima di loro, mio fratello sembrava sveglio. Non sudava più né stava delirando. Singhiozzava, ma era tutta una finta.”
“Davvero? Adesso vado e gli stacco la pelle a questo apprendista delinquente”.

Accipicchia a queste spie piccolette di famiglia Montanare, nonna diceva che quando il gioco si fa duro, non mi ricordo il resto. Appena queste due entreranno nella stanza mi alzerò in piedi sul letto e urlerò con tutte le mie forze che sono uno spirito maligno della foresta profonda. Poi, se saranno botte, saranno ben meritate.

“La pace sia con voi, figlie mie. Dove è mio nipote?”.

È la voce di nonna. La voce più dolce del quartiere. È la voce della migliore cuoca del mondo. Ma questa volta nonna non è stata dolce per niente.

Pap Khouma
Africa Mediterraneo – 2014