Recensioni

Il viaggio delle bottiglie ritrovate

 

Kader Abdolah
Il viaggio delle bottiglie vuote 
Iperborea, Milano 2001  pp. 174

fiorano rancati

Scrittura cuneiforme – Kader Abdolah
Iperborea, Milano 2004
pp. 327

Kader Abdolah è lo pseudonimo di Hossein Sadjadi Ghaemmaghami Farahani, nato a Arak , piccolo centro iraniano lontano da Teheran il 12 novembre 1954. Nella capitale studia fisica all’Università dal 1972 al 1978. Qui entra nel partito comunista clandestino che si batte contro la dittatura dello Scià. La vittoria degli ayatollah nel 1979 lo costringe a rimanere nella clandestinità fino alla fuga in Turchia nel 1985 e all’ottenimento dell’asilo politico in Olanda tre anni dopo. Nella patria di adozione decide di apprenderne accuratamente la lingua (il nederlandese, secondo la dizione della traduttrice Elisabetta Svaluto Moreolo) in modo tale da usarla come propria lingua letteraria. E’ nato così uno scrittore intenso che non solo testimonia la condizione dell’esule ma che, percorrendo i sentieri del fantastico e del reale, ha conquistato uno spazio di rilievo nella narrativa del paese che lo ha accolto.

Il libro che lo ha imposto all’attenzione internazionale è Il viaggio delle bottiglie vuote. Protagonista e voce narrante è Bolfazl (il nome è quello dell’autore di un antico testo persiano). Giunto ad occupare con la famiglia la nuova casa, si trova ad affrontare il contesto in cui deve svolgersi la sua esistenza. Tramite e punto di riferimento per questa esplorazione è Renè, il vicino omosessuale, guida sicura poi travolta da un dramma familiare ed esistenziale. Nella casa svuotata arriverà un altro personaggio. Scritto con la levità dell’ironia che però non evita il dramma, il romanzo è lontano da una dimensione tragica dell’esilio. L’autore preferisce narrare l’accostarsi progressivo alla nuova realtà e alla lingua che la esprime, cogliendone tutte le contraddizioni. Qua e là compare la nostalgia con il richiamo a storie del paese natale, per lo più aneddoti e racconti d’infanzia cui si aggiunge un divertente quadro con l’arrivo della madre e la storia delle bottiglie vuote che racchiudono segreti e amori degli avi. Il piacere della lettura non sacrifica la riflessione su come la diversità si rapporti al desiderio di integrazione, su come la memoria e le radici possono essere profondamente, e positivamente, legate alla riflessione sul nuovo vivere.

Con Scrittura cuneiforme Abdolah torna al grande affresco narrativo, in cui la sapienza del raccontatore della tradizione si unisce all’analisi sottesa della storia e, ancora una volta, al distacco, talora ironico, dell’osservatore che gli è data dall’uso della nuova lingua. Ismail riceve dall’Iran un plico che contiene un taccuino scritto in caratteri incomprensibili desunti dall’antica scritta incisa nella pietra del Monte Zafferano. E’ il quaderno in cui il padre riparatore di tappeti sordomuto e analfabeta ha trasposto la sua vita con i segni di un alfabeto personale che il figlio cerca di interpretare. Il romanzo è il racconto di questa vita costruito con i modi dell’epica che è anche il percorrere un lungo periodo di storia dell’Iran. Nella prima parte prevale la nostalgia della memoria che è anche celebrazione di uno stile di vita, interrotto dalle velleità modernistiche di Reza Khan. Il treno però diventa parte di una vita comunitaria che sostanzialmente rimane fissata nel tempo. La frattura vera è l’andata in città, che inserisce la famiglia nell’attualità della storia. La militanza di Ismail che porta la famiglia, ad affrontare direttamente la feroce repressione dello Scià, prima, e la fanatica violenza degli Ayatollah dopo, trasforma la narrazione da poetica, non priva di nostalgia, del passato a testimonianza/cronaca del presente. Il narratore ritrascrive, ma è anche presenza attiva: conscio delle sue scelte, usa la nuova lingua ma,con il richiamo alla scrittura cuneiforme, la lega al passato e alla comune esigenza data dall’esistenza di un lettore, a cui deve essere dato di capire. Il risultato è un testo sapiente e avvincente di un narratore padrone dei suoi mezzi.

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Fiorano Rancati