Recensioni

La casa dei ricordi

Amilca Ismael
La casa dei ricordi
Il Filo      2008

raffaele taddeo

Lo spazio narrativo è quello di una casa di cura per anziani; il tempo nel quale si svolgono i fatti narrati è di qualche anno, non perché ciò che accade è irripetibile, ma perché rappresenta quasi un momento di un ciclo che può ripresentarsi con nuovi anziani, malati gravi e  meno gravi, con nuove   amicizie, con altre ma, in fondo, sempre uguali storie di isolamento, di ricordi di amori, di abbandoni, depressioni. In questo scenario ove la dimensione della storia quotidiana, degli avvenimenti sociali  scompare se non con elementi o squarci climatici e/o di ricorrenze festive emerge l’esperienza di una assistente socio assistenziale (ASA) mozambicana  che tende a rivelarsi come un angelo perché è paziente, incoraggia, fa amicizia, aiuta gli anziani a traghettarsi verso una dipartita a volte veloce, inaspettata, a volte lenta e sofferta.
Due aspetti punteggiano la vita operosa della assistente mozambicana nella casa di cura. Da una parte momenti di nostalgia della terra d’origine con il suo cielo limpido e stellato, con la  temperatura calda e non rigida come quella dei dintorni di Milano, dall’altra aspetti marginalmente razzistici e/o xenofobi.
Noi non sappiamo come si chiama la protagonista  perché tutte le pazienti, i maschi anziani che hanno bisogno di  cure generalmente sono pochi e di poco peso nel racconto, la chiamano “cioccolatino”, a causa del suo colore della pelle. E’ una condizione che la protagonista sembra accettare bonariamente anche se deve  subire momenti di aperto rifiuto della sua persona.
Le varie storie, ricordi delle anziane presenti nella casa di cura con cui l’assistente entra in rapporto sono tenute assieme attraverso  la narrazione di una particolare amicizia che la protagonista stabilisce con una delle anziane presenti nella casa di cura, Rita, una ex direttrice di banca, che non ha parenti e proprio per questo non può che essere intenzionalmente aperta a intessere un rapporto amichevole con chi le sappia prestare dell’attenzione e affetto come lo sa fare “cioccolatino”.
Singolare anche un rapporto di amore che Rita ristabilisce con un suo ex spasimante, che si è trovato nella condizione di essere ricoverato nella stessa casa di cura.
Il testo scritto in un italiano scorrevole, piano, con frasi semplici, si legge con piacevolezza e rapidità.
L’assenza ad ogni riferimento sociale colloca la narrazione in una dimensione ovattata, ove i contrasti  sono smussati, sono attutiti spesso a causa di una esplicita  ideologia di appartenenza religiosa, anche se non è, fortunatamente, sostenuta da elementi rituali.

 

01-03-2010

L'autore

Raffaele Taddeo

Raffaele Taddeo

E’ nato a Molfetta (Bari) l’8 giugno 1941. Laureatosi in Materie Letterarie presso l’Università Cattolica di Milano, città in cui oggi risiede, ha insegnato italiano e storia negli Istituti tecnici fin dal 1978. Dal 1972 al 1978 ha svolto la mansione di “consulente didattico per la costruzione dei Centri scolatici Onnicomprensivi” presso il CISEM (Centro per l’Innovazione Educativa di Milano). Con la citata Istituzione è stato coautore di tre pubblicazioni: Primi lineamenti di progetto per una scuola media secondaria superiore quinquennale (1973), Tappe significative della legislazione sulla sperimentazione sella Scuola Media Superiore (1976), La sperimentazione nella scuola media superiore in Italia:1970/1975. Nell’anno 1984 è stato eletto vicepresidente del Distretto scolastico ’80, carica che manterrà sino al 1990. Verso la metà degli anni ’80, in occasione dell’avvio dei nuovi programmi della scuola elementare, ha coordinato la stesura e la pubblicazione del volumetto una scuola che cambia. Dal 1985 al 1990 è stato Consigliere nel Consiglio di Zona 7 del Comune di Milano. Nel 1991 ha fondato, in collaborazione con alcuni amici del territorio Dergano-Bovisa del comune di Milano, il Centro Culturale Multietnico La Tenda, di cui ad oggi è Presidente. Nel 1994 ha pubblicatp per il CRES insieme a Donatella Calati il quaderno Narrativa Nascente – Tre romanzi della più recente immigrazione. Nel 1999 in collaborazioone con Alberto Ibba ha curato il testo La lingua strappata, edizione Leoncavallo. Nel 2006 è uscito il suo volume Letteratura Nascente – Letteratura italiana della migrazione, autori e poetiche. Nel 2006 con Paolo Cavagna ha curato il libro per ragazzi Il carro di Pickipò, ediesse edizioni. Nel 2010 ha pubblicato per l’edizione Besa La ferita di Odisseo – il “ritorno” nella letteratura italiana della migrazione.