Racconti e poesie

La Tenda

Nota della redazione

Questo testo nasce all’interno dei corsi di italiano organizzati da La Tenda, che da quasi 25 anni offre questo servizio agli immigrati nella maggior parte, fino a qualche anno fa, senza permesso di soggiorno. E’ un breve racconto con un suo incipit e una sua, seppur semplice, storia e chi insegna agli stranieri che apprendono la lingua italiana come seconda lingua sa benissimo come la capacità di scrivere e di elaborare storie, sentimenti in una lingua non materna sia di enorme difficoltà. Spesso ci voglio anni, decenni, così come magistralmente ci ha fatto comprendere la scrittrice di origine bengalese Jhumpa Lahiri nel suo ultimo libro “In altre parole”.
Il testo non ha alcuna pretesa di letterarietà, perché non è neppure questo l’intento dell’autrice, che vuole invece essere una sorta di ringraziamento e omaggio all’associazione La Tenda che le sta offrendo l’opportunità di approfondire un’altra lingua oltre quella sua materna.
Non è la prima volta che dai corsi organizzati da La Tenda emerge qualche persona che prende gusto alla scrittura e poi manipoli a tal punto la lingua da poter diventare scrittore ed essere pubblicato. Mi riferisco ad Abdelmalek Smari, allievo dei corsi di italiano dell’associazione sopra nominata all’inizio degli anni ’90; Smari ha pubblicato due romanzi Fiamme in Paradiso e L’Occidentalista e non fa mancare suoi contributi letterari alla rivista el-ghibli con significativi racconti e saggi.
E’, quindi, necessario non frustrare i desideri, la volontà di esprimersi nella manipolazione dell’italiano da parte di immigrati e a volte riuscire a dar loro spazio di socializzazione del loro impegno comunicativo, unico modo per sostenerli e incoraggiare a proseguire. Con questo intento si desidera pubblicare presso questa rivista lo scritto di Laodicea, ma vogliamo che questo non sia l’unico e isolato prodotto. Nell’area milanese ci sono oltre 20 “scuole” che si impegnano a fornire strumenti per l’apprendimento della lingua italiana agli stranieri. Stanno facendo un servizio che dovrebbero compiere le istituzioni e permettere la conoscenza della lingua a tutti quegli stranieri che lo desiderano indipendentemente dal loro status civile, cioè con o senza permesso di soggiorno. Così come, in Italia, la cura sanitaria, in ospedale degli stranieri è possibile senza che si badi alla loro condizione di regolarità civile o meno, la stessa cosa dovrebbe essere fatta nell’offrire cultura e accoglienza linguistica che spesso è più salvifica della stessa cura sanitaria.
Le suddette scuole denominate “scuole senza permesso” sono ora associate in rete e ogni anno vedono passare da loro un paio di migliaio di iscritti, che caparbiamente cercano di impadronirsi della lingua. Abbiamo già lanciato l’idea di poter porre el-ghibli come servizio di socializzazione dei testi che nell’ambito di queste esperienze educative vengono prodotte. Si ritiene che possa essere di grande significato. Già lo studioso Duccio Demetrio è impegnato nell’attività di raccogliere questi testi che se non sono letterari sono però di una grande importanza ai fini della riformazione identitaria di persone che la tempesta migratoria abbandona in luoghi, spazi , spesso ostili e poco accoglienti. Rilanceremo l’idea con l’ipotesi di costruire una sezione proprio con questo scopo e finalità.

La Tenda

Ringraziamenti Speciali
A Dio che trova sempre una forma speciale di mostrare la giusta strada da seguire.
A Davide Bertolesi per la costante dimostrazione di affetto
“Ti voglio bene“.
Al dinamico Maestro Nicola, Grazie.
Per Rian, con il suo modo timido è diventato una parte fondamentale di questo libro
“Grazie di cuore“.
Un bacione a Iula, Fabio e Raffa per il sostegno
Grazie a voi lettori per la curiosità di leggere queste semplici pagine.

… Sono i pensieri che creano le cose, che cambiano le vite, gli
umori e le persone. E i pensieri hanno un peso, un profumo , un
colore… Ci sono pensieri gialli come girasoli e grigi come topi.
Questi ultimi meglio evitarli…
(Pablo Neruda)
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In un paesino del sud Italia, precisamente in Calabria dove il sole non mancava mai e nell’aria si respirava un profumo di limoni e lavanda, in una casa semplice però accogliente abitava una bellissima famiglia: papà Leonardo, mamma Sofia e il piccolo Nicola, un bambino meraviglioso, bellissimo e paffutello rideva sempre ed era felice. La mamma subito si è accorta che suo figlio nonostante la tenera età dimostrava una grande sensibilità rispetto al prossimo e una passione per la natura: passava le sue giornate occupato a salvare una formica, un’ape, una farfalla o una lucertola e a dare da mangiare agli uccellini.
Nicola era così tanto affettuoso quando suo papà arrivava verso sera a casa, il bambino correva verso il papà e lo riempiva di baci.
Il signor Leonardo era così fiero del figlio che gli bastava guardarlo che i suoi occhi si riempivano di gioia. Era una famiglia bellissima, sembrava quella della pubblicità del Mulino Bianco
Per motivi lavorativi la famiglia Montealbano si trasferisce a Perugia, nel centro d’Italia altro posto di grande bellezza. Nicola, ormai ha quindici anni, il ragazzino nonostante il trasferimento frequenta, senza grandi problemi la scuola superiore.
Nicola si accorge che nella scuola c’è una studentessa che siede sempre isolata. Un giorno lui va verso quella ragazza a fare un po’ di conoscenza; si chiama Felicia, è di nazionalità
senegalese anche se nata in Italia; aveva difficoltà a socializzare con gli altri compagni della sua età, Nicola fu subito colpito dalla bellezza di Felicia, la sua pelle nera e luminosa e il suo sorriso timido, aveva degli occhi bellissimi. Felicia nonostante la timidezza
era una persona molto loquace, quando prendeva confidenza con gli altri iniziava a raccontare le esperienze dei suoi famigliari in Senegal, delle difficoltà che avevano dovuto affrontare. Nicola rimase divertito dalla storia di Adam, di nonno di Felicia che dopo aver
visto per la prima una fontana, appena arrivato in Italia, rimase scioccato. Nel vedere l’acqua che sgorgava abbondantemente, si ricorda che da bambino faceva chilometri e chilometri per prendere un solo secchio d’acqua.
Da li nacque una grandissima amicizia, Nicola si incuriosisce del racconto di Felicia, lui non immagina che la vita in un altro continente come il Senegal, sia così difficile, piano piano inizia a interessarsi alla cultura degli altri paesi.

Il tempo passava e Nicola aveva sempre lo stesso desiderio di quando era bambino, essere utile al prossimo, così decide di cominciare nelle ore libere a dedicarsi al volontariato con tutto  se stesso per aiutare gli altri, tanto da spendere tante energie.
Per questo quando arriva a casa la prima cosa che fa è riempire la sua mamma di baci e la seconda è domandare che cosa c’è per pranzo. E’ un grande mangione, il suo piatto preferito sono i bucatini cu u stoccu che è un piatto tipico calabrese a base di pesce,
che sua mamma gli prepara con affetto.
Inizia il dilemma, Nicola comincia a domandarsi che corso universitario intraprendere.
Il corso che lui vorrebbe frequentare non esiste nelle università, perché è un corso utopistico. Ma purtroppo nella società consumista bisogna laurearsi per aver una minima chance di avere una carriera nel mondo del lavoro, poi bisogna fare i conti con
i raccomandati che anche senza avere alcun merito ti tolgono l’opportunità di carriera, nonostante il percorso faticoso e lungo che hai compiuto.
Nicola passa la maggior parte del suo tempo a dedicarsi alla lettura.
Quando apre un libro è come se spalancasse una porta che gli da accesso a mondi sconosciuti, dove lui viaggia in un lampo, dalla Grecia con i filosofi, alla Macedonia con Alessandro Magno fino in Mongolia con Gengis Khan, visitando anche i giardini della Babilonia, facendo il bagno sul Nilo, riposandosi poi nella piramide di Tutankhamon contemplando una tempesta di sabbia, passando alla conquista dell’impero romano, alle rovine della civiltà azteca. Tutte civiltà antiche che contribuirono, con la loro cultura ed intelligenza a migliorare la civilizzazione odierna.

Nicola era un po’ innocente credeva che tutte le persone del mondo fossero umane come lui, voleva che l’unica cosa a separare il mondo fosse solo la linea geografica, che l’uomo ha inventato solo per rendere difficile l’interazione dell’umanità. Così tra un libro e l’altro scopre cose fantastiche che nonostante la diversità di linguaggio, colore della pelle e usanze tra i popoli siamo tutti uguali nessuno sfugge al suo destino la “Morte“, perché non
importa che tu sia un uomo saggio o ignorante, prima o poi arriverà per tutti.
Nicola inizia a partecipare al consiglio studentesco, dimostra una grande personalità, possiede un grande senso di giustizia, dice apertamente quello che pensa senza peli sulla lingua, questa sua forma esuberante di dimostrare indignazione verso un sistema sociale malato, questa posizione fa si che allo stesso tempo sia apprezzato e detestato.
Un giorno Nicola arriva a casa pensieroso, sua madre percepisce subito che sul viso di suo figlio c’è un’ombra di tristezza. La signora Sofia anche se aveva un bellissimo rapporto con suo figlio non voleva essere troppo invadente, lasciava sempre che fosse lui a raccontare i propri fatti, e così con la scusa di entrare in camera per portargli una tazza di cioccolata calda -Perugia è conosciuta in tutto il mondo per la eccellente qualità della cioccolata-
Il cuore di una mamma non si sbaglia mai.
« Mamma posso raccontarti una cosa che mi tormenta il cuore? »
« Certo » risponde la mamma Sofia
« Mamma ultimamente sto pensando, che senso ha questa vita, perché tanta indifferenza fra la gente. L’altro ieri ho visto un signore caduto per terra, tutti lo guardavano e continuavano a camminare per la loro strada, alcuni bisbigliavano “è un tossico” altri “è un ubriaco“ altri ancora “è un senza tetto“. Anch’io mamma, ho visto quell’uomo e ho girato alla larga, però non ho fatto in tempo a fare cento passi che la mia coscienza mi tormentava, il mio cuore mi chiedeva di tornare ed aiutare quello sconosciuto »
Nicola ha iniziato a piangere tentando di nascondere le lacrime però sua mamma lo stringe vicino al cuore e gli dice:
« Figlio mio piangere ti farà bene, quando qualcosa opprime la nostra anima e il nostro cuore, la miglior medicina e lasciare che sia esternata in forma di lacrime, così dopo ti sentirai più leggero. Non c’è alcun male per un uomo a mostrare la sua fragilità, anzi è
un grande bene. »
« Mamma quando sono ritornato il signore era ancora per terra, mi sono inginocchiato vicino a lui, era sudato, pallido e freddo, balbuziava parole disconnesse. Quando ho chiesto a qualcuno di aiutarmi a spostarlo lontano dagli sguardi delle persone indiscrete, ho trovato quattro persone disposte a collaborare. Nel frattempo aspettavamo il 118. Mentre aspettavamo l’ambulanza ho messo in pratica quello che ho imparato al corso di primo soccorso, per primo ho aperto i bottoni della sua camicia ho slacciato la cintura
dei pantaloni, ho inumidito un fazzoletto che gli ho posato sulla fronte, piano piano il signore mostrava segni di miglioramento gli ho chiesto se lui volesse un po’ d’acqua e lui con la testa ha fatto segno di si. Per fortuna l’ambulanza è arrivata presto, mamma io non ho avuto il coraggio di lasciarlo andare da solo in ospedale e cosi sono entrato anch’io nell’ambulanza, dopo due ore d’attesa ho potuto parlare con il signor Sabino Baldi era così
che si chiamava, faceva un grande effetto vederlo così, seduto, calmo, totalmente ripreso da quel malore e per niente imbarazzato per l’accaduto. Così iniziò a raccontarmi la sua storia: è venuto a Perugia per lavoro, abita a Sesto San Giovanni in via Mondo Incantato, la “Stalingrado della Lombardia“ questa parola Stalingrado mi incuriosì subito. Solo più tardi ho scoperto di cosa si trattava. »
Era un uomo di aspetto semplice con una lunga barba nera, parlava con un tono calmo ed ho avuto l’impressione che lui tentava di nascondere la sua saggezza e grande cultura.

Senza che io gli domandassi nulla, lui ha iniziato a raccontare il motivo del suo malore. Soffriva di diabete (il diabete è un calo o aumento di glucosio nel sangue) quando lui balbettava mi voleva dire che era diabetico, e che bastava una caramella o una bevanda
zuccherata per fargli alzare il glucosio nel sangue e che tutto si sarebbe risolto. Il signor Sabino ha chiesto il mio nome, io glielo ho detto e lui ha continuato dicendo: “Nicola, credimi non ti preoccupare, per fortuna mia non mi capita spesso di rotolare per terra.” grattandosi la barba ha fatto un grande sorriso, il signor Sabino era una persona molto spiritosa.
« Mamma ho detto a lui che anch’io ho provato a rimanere indifferente in quella situazione, ho continuato per la mia strada »
Sofia gli chiede
« E lui che cosa ha detto? »
Nicola risponde
« Lui mi ha risposto “l’importante è che tu sia tornato“ »
« Che dimostrazione di grande saggezza! » risponde Sofia con un sorriso
Sabino dice a Nicola
« Posso darti del tu? sei così giovane »
« Certo signor Sabino! » risponde Nicola
« Per favore solo Sabino! » risponde Sabino
« Quanti anni hai Nicola? » Chiede Sabino
« Ho 19 anni! Sono nato in Calabria nella città di Tropea » risponde Nicola
« Una bellissima età! Nicola purtroppo oggi devo ritornare a Milano, però mi farebbe piacere incontrarti nuovamente, credo che il destino ci abbia fatti incontrare. » dice Sabino Nicola dice a sua mamma
« E cosi ci siamo scambiati i numeri di telefono per incontrarci e bere un caffè e chiacchierare un po’, mi sembra un tipo in gamba, è stato anche molto gentile a darmi un libro (Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta “Robert M. Pirsig“) »
Dopo la lettura di del libro di “Robert M. Pirsig“ è scattato in Nicola il desiderio di approfondire l’argomento della politica. il signor Sabino aveva risvegliato nel ragazzo una nuova forma di pensiero, adesso lui sa che sentiero percorrere, ha fatto la sua scelta.
Dopo la prima lettura Nicola chiese a Sabino di approfondire l’argomento del libro, così gli presta altri libri come Finestre aperte a Botteghe Oscure “Davide Lajolo“, Primavera Rossa “Davide Lajolo“, La vita “Karl Marx“. Da quel momento Nicola non
si è più rasato la barba. Questa amicizia ha avuto una grande influenza nella vita di Nicola.

Un giorno Nicola, Sabino e un paio di amici hanno avuto una grande idea, aprire uno spazio dove potessero mettere insieme la loro esperienza lavorativa per aiutare le persone a socializzare, principalmente quelle di culture diverse. Ma che nome daranno a questo progetto? Vari nomi furono suggeriti come Ancora, subito scartato, Punto d’incontro, punto di accoglienza anche questi scartati, Babel bocciato all’istante. Stava diventando una missione impossibile trovare un nome per questo piccolo embrione, Nicola era cosi testardo, persistente quando si metteva in testa una cosa non c’era verso di persuaderlo. Un giorno guardando un documentario alla Tv (Ulisse, il piacere della scoperta) che raccontava la vita nel deserto dove nonostante l’ostilità naturale del deserto, di giorno fa 50° e di notte scende fino a 0° (dipendendo dalla stagione), dopo otto ore di camminata sotto il sole trovare una tenda un po’ d’acqua fresca è quasi un miraggio.

Nicola ha iniziato a ridere, sembrava un matto parlava con se stesso “La Tenda“ ahahahah! con la mano chiusa a forma di pugno esultava perché ha trovato un nome giusto per il suo piccolo però ambizioso progetto: La Tenda.
Nicola era ansioso, non vedeva l’ora di riunirsi con il gruppo per raccontare la scelta del nome. Così fece un invito a tutti gli amici che si presentassero alle 20,30 a casa sua facendo una raccomandazione: per favore venite con abbigliamento comodo.
Così alla sera arrivano quasi tutti puntualmente a casa di Nicola, all’inizio si riunirono in salotto, nell’area si sentiva un’energia positiva come se l’universo avesse innescato una macchina, che una volta messa in movimento non si sarebbe mai fermata. Nicola suggerisce ai suoi amici di andare fuori, oggi la nostra riunione si svolgerà in giardino. ANDIAMO!
Come una magia quello che Nicola fa vedere ai suoi amici li lascia senza fiato. Nicola ha passato tutto il pomeriggio occupato a montare la tenda, ha sistemato le torce, le stuoie e i cuscini.
Tutta la fatica è valsa la pena, bastava guardare la gioia nei visi di tutti, Nicola come un grande leader invitò tutti ad entrare nella tenda.
Ognuno era libero di sedersi dove voleva e subito si sentirono a proprio agio, era così semplice quella tenda niente di particolare, era ben fissata al suolo come la radice di un vecchio albero per resistere alle intemperie del tempo. Era semplice, aveva solo il necessario così come doveva vivere l’umanità, senza accumulare certe cose che non servono a niente. Era comodo e per terra c’erano stuoie e cuscini colorati: come dovrebbe essere la nostra vita, basta guardare i colori della natura. Uno spettacolo meraviglioso,
basta colorare la tua vita con i colori che preferisci.
La cosa più bella della tenda era misteriosamente il potere di accoglienza, ogni volta che qualcuno arrivava sembrava che quel posto fosse sempre stato suo, come nella vita. Che nessuno si senta escluso solo perché la pensa diversamente o per appartenere ad un altro continente o per avere un differente credo religioso, che nessuno si senta mai escluso dalla tenda della tolleranza.
Nicola con l’aiuto della mamma Sofia preparò una deliziosa cena, senza lasciare nulla al caso, c’era l’antipasto, la pasta, piatti di carne, pesce, verdure, cous cous, pizza, frutta e dolce, anche piatti vegetariani e tutto quello che si voleva bere. Nicola e sua mamma cercarono di soddisfare tutti coloro che erano nella tenda, cosi come nella vita, madre natura ti prepara un grande banchetto, non ti lascia mancare nulla, sta a noi fare le giuste scelte di moderarsi o abbuffarsi, di condividere con gli altri o essere un egoista ed avido prendendo anche la parte degli altri.
Tutto era così semplice e naturale, anche il cielo dava il suo contributo era una serata splendida con milioni di stelle che brillavano illuminando e guidando l’umanità verso l’armonia. Il tempo è passato in fretta, tutti dialogavano animatamente più entusiasti che mai. Perché l’entusiasmo che fa la differenza è contagioso porta la luce dove prima c’era solo l’oscurità, erano quasi le 4 del mattino, il gruppo era così determinato e coeso, fiduciosi in questo progetto.
Nicola timidamente si alza e richiama l’attenzione del gruppo e chiede a loro di valutare la serata. Ognuno ha dato la sua opinione, siccome si trattava di persone colte, ognuno aveva la propria visione, desideravano vivere bene, stare bene, però la più grande sfida per quel gruppo è estendere quello “Stare bene“ a tutte le persone senza distinzioni.
Perché non si può stare bene da soli, è necessaria la collettività, l’idea di quello “stare bene” è concentrata in un numero di persone molto ridotto, e questo faceva imbestialire il gruppo. Su una cosa tutti furono d’accordo con Nicola. Per quanto riguarda il Nome “La Tenda“, non c’era niente di meglio da proporre dopo quella dimostrazione di accoglienza.
Si alzarono tutti e applaudirono Nicola che sembrava un po’ imbarazzato da tanto elogio, lui era fatto così, era il primo ad rimboccarsi le maniche, era sempre lui che prendeva l’iniziativa di risolvere le situazioni più spinose, era il primo a pelare le patate bollenti, era discreto e cauto detestava attirare l’attenzione su di se, quello che gli importava veramente era far si che le cose funzionassero bene, il suo ritornello era sempre lo stesso “poche parole e molta azione“. E cosi è nato un grande progetto che dura a lungo nel tempo dando opportunità a tutti coloro che hanno la voglia di migliorare ed imparare a integrarsi totalmente nella comunità italiana. L’amicizia di Nicola e Sabino è fino ad oggi più forte che mai.
Oggi Nicola ha in parte realizzato il suo piccolo progetto La Tenda, nonostante le difficoltà ha creato le sue radici, non è facile essere volontario è tutta una strada in salita piena di ostacoli perché bisogna avere un gruppo compatto, in questi anni Nicola ne ha viste di cotte e crude, varie persone vengono da lui con il desiderio di fare volontariato. Tutti iniziando con entusiasmo, ma questo scema poco dopo, alcuni credono che alla fine guadagneranno qualche soldino, ma nella realtà molte volte è il volontario che mette la mano in tasca per provvedere al materiale che porta avanti La Tenda.
C’è quello a cui basta la prima pioggia, il primo freddo per cambiare idea, c’è chi arriva volendo cambiare certe regole basilari ma si allontana subito sentendosi offeso.
C’è anche chi abbraccia la causa con veri propositi di essere un volontario e lavora con il sorriso sulle labbra senza preoccuparsi se i suoi sforzi saranno o no, riconosciuti.
Come il sole che si alza nell’orizzonte, però non tutti possono vedere lo spettacolo perché dormono.

Note dell’Autore:
Se tu vieni nella tenda credendo che qui troverai qualcuno che appoggi la sua mano nella tua spalla e ti dia una pacca, e ti dica “poverino“ e ti faccia sentire peggio, per favore non entrare. Qui nella tenda incontrerai persone che ti incoraggeranno, mostrandoti che hai un grande valore e un grande potenziale e che è normale di tanto in tanto sentirsi fragile e stanco, questi momenti fanno parte della vita, se vuoi raggiungere i tuoi obiettivi fai il primo passo entrando nella “Tenda“ qui loro ti daranno tutti gli strumenti necessari per vincere tutti gli ostacoli, basta avere il coraggio di fare il primo passo, al secondo ci penserà La Tenda, aprendoti nuovi orizzonti la loro parola d’ordine è Integrazione.
Non so quante persone entrarono nella Tenda o quanti passarono qui per La Tenda o quanti passerano per La Tenda. L’unica cosa certa e che entrare nella Tenda è stato per me dopo un periodo particolare la mia più grande fortuna è stato entrare nella Tenda e sapere che da un sogno di Nicola, anch’io potrei realizzare un mio grande desiderio quello di scrivere un libro e continuando così ad aspirare ad una vita migliore.
Un abbraccio affettuoso a tutti i volontari della Tenda che partecipano a questo meraviglioso progetto di grande importanza per noi immigranti.

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El Ghibli

El Ghibli è un vento che soffia dal deserto, caldo e secco. E' il vento dei nomadi, del viaggio e della migranza, il vento che accompagna e asciuga la parola errante. La parola impalpabile e vorticante, che è ovunque e da nessuna parte, parola di tutti e di nessuno, parola contaminata e condivisa.