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La tua presenza è come una città

Raffaele Taddeo
Scritto da Raffaele Taddeo

Da italiano e studioso di letteratura oltre che lettore, se non smodato certamente assiduo, ho incominciato ad approfondire gli elementi germinali della narrazione italiana, che hanno fatto poi da esempio a quella europea.  Boccaccio viene ritenuto padre della narrazione europea. Le esperienze narrative precedenti, dai fabliaux francesi, agli exempla o alla raccolta del Novellino sono state poi riorganizzate in maniera più corposa   in quell’opera che fu il Decameron. In effetti qualche anticipazione del come sia possibile narrare Boccaccio la ricava da Le mille e una notte, ma lui fornisce nel Decameron una sistemazione assolutamente originale ed esemplare.   Studi significativi sono stati fatti da Genette, da Barth, che hanno svelato gli elementi strutturali che danno luogo alla organizzazione di una narrazione. La possibilità di suddividere in sequenze un racconto, ad esempio, ci offre la possibilità della sua analisi   e della sua comprensione.  La narrazione dello scrittore fiorentino è fatta di sequenze che si legano fra di loro secondo un principio di causa-effetto. Quando ci si scosta decisamente dal modello narrativo di Boccaccio si rimane disorientati.

Questa lunga introduzione alla recensione al testo La tua presenza è come una città  di Ruska Jorjolianici serve per affermare che la struttura organizzativa di questo romanzo, dopo la prima lettura, frastorna, perché ci si trova davanti ad una sorta di puzzle i cui incastri spesso sfuggono o si scoprono solo più avanti. Alcuni sono così sfumati che sembra non esistano. Ad esempio, come si collocano le lettere dirette a Kira?  Sottintendono delle risposte? Quali sono le ragioni di alcune azioni di Viktor?   

Esiste un filo conduttore dell’intera narrazione? Lo si scopre man mano. Può essere dato dal vissuto colposo di Victor che ha tradito l’amico svendendolo al regime sovietico e facendolo così condannare e trasferire in Siberia, dove troverà la morte. È tale il rimorso che poco dopo che Dimitri, l’amico, è stato deportato nelle regioni fredde del Nord della Russia, Victor accoglie in casa la moglie e il figlio Kirill proteggendoli come fossero suoi parenti.

Viktor appare un personaggio strano, rispettato dalla comunità in cui vive, ma temuto per le sue stravaganze. È un ingegnere balbuziente, che nessuno però emargina o sottovaluta per questo suo difetto.
È una sorta di eroe non compreso. Esiste quasi un cortocircuito fra Victor e la struttura politico burocratica. Lui vorrebbe essere un fedele sostenitore della Rivoluzione russa, leale e collaboratore. È iscritto al partito comunista russo e ne conserva la tessera. Ma poi si scontra con gli aspetti burocratici, inumani, in persone incapaci di vedere oltre il proprio naso. Victor troverà la morte in un atto di generosa eroicità, nel tentativo di salvare quanti più animali possibili a causa di un’inondazione.

La tragica fine di Kira rimane un mistero. Quali sono state le cause che l’hanno indotto al gesto del suicidio. L’essere stato espulso dall’Università? Ma per quale infrazione? Non essere riuscito ad essere un buon poeta o un poeta confacente col regime e quindi destinato a fallire?  Ma suicida era stato anche il nonno di Dimitri, padre di Kira. Che non sia una sorta di tara di famiglia? Un dna che improvvisamente erompe senza che ci si possa opporre?

Infine, le lettere a Kira. Perché scrivere a lui, o fingere di scrivergli, dato non c’è più? Giustificabile la scrittura di lettere di Kira da una ipotetica zona della Siberia per dare l’illusione alla madre Šošanna, della esistenza in vita di suo figlio. Nella narrazione però non ne esiste una, viene solo affermata in un delle pagine finali del romanzo.. Ma non si comprende il contrario. È una sorta di immaginario sodalizio letterario?

Un altro aspetto significativo della struttura narrativa di questo romanzo è la presenza della plurifocalità. Il narratore ora è Sasa, ora è un narratore esterno, ora è uno dei personaggi della narrazione.  La plurifocalità è una delle caratteristiche peculiari della Letteratura della migrazione o transculturale, come si suol definire oggi. Questo stratagemma narrativo serve a dare più colore alla narrazione, che altrimenti sarebbe monocorde e piatto.

Il romanzo mostra una sua sostanziale dignità. Parecchi episodi sono ad un passo dalla poesia, ma non riescono ad arrivarci. L’autrice, forse, è tutta presa dall’idea di come strutturare la sua narrazione per riuscire a dare respiro poetico ai suoi brevi e tortuosi episodi narrativi.

Marzo 2021

L'autore

Raffaele Taddeo

Raffaele Taddeo

E’ nato a Molfetta (Bari) l’8 giugno 1941. Laureatosi in Materie Letterarie presso l’Università Cattolica di Milano, città in cui oggi risiede, ha insegnato italiano e storia negli Istituti tecnici fin dal 1978. Dal 1972 al 1978 ha svolto la mansione di “consulente didattico per la costruzione dei Centri scolatici Onnicomprensivi” presso il CISEM (Centro per l’Innovazione Educativa di Milano). Con la citata Istituzione è stato coautore di tre pubblicazioni: Primi lineamenti di progetto per una scuola media secondaria superiore quinquennale (1973), Tappe significative della legislazione sulla sperimentazione sella Scuola Media Superiore (1976), La sperimentazione nella scuola media superiore in Italia:1970/1975. Nell’anno 1984 è stato eletto vicepresidente del Distretto scolastico ’80, carica che manterrà sino al 1990. Verso la metà degli anni ’80, in occasione dell’avvio dei nuovi programmi della scuola elementare, ha coordinato la stesura e la pubblicazione del volumetto una scuola che cambia. Dal 1985 al 1990 è stato Consigliere nel Consiglio di Zona 7 del Comune di Milano. Nel 1991 ha fondato, in collaborazione con alcuni amici del territorio Dergano-Bovisa del comune di Milano, il Centro Culturale Multietnico La Tenda, di cui ad oggi è Presidente. Nel 1994 ha pubblicatp per il CRES insieme a Donatella Calati il quaderno Narrativa Nascente – Tre romanzi della più recente immigrazione. Nel 1999 in collaborazioone con Alberto Ibba ha curato il testo La lingua strappata, edizione Leoncavallo. Nel 2006 è uscito il suo volume Letteratura Nascente – Letteratura italiana della migrazione, autori e poetiche. Nel 2006 con Paolo Cavagna ha curato il libro per ragazzi "Il carro di Pickipò", ediesse edizioni. Nel 2010 ha pubblicato per l’edizione Besa "La ferita di Odisseo – il “ritorno” nella letteratura italiana della migrazione".
In e-book è pubblicato "Anatomia di uno scrutinio", Nel 2018 è stato pubblicato il suo romanzo "La strega di Lezzeno", nello stesso anno ha curato con Matteo Andreone l'antologia di racconti "Pubblichiamoli a casa loro". Nel 2019 è stato pubblicato l'altro romanzo "Il terrorista".

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