Le stagioni narrative di Carmine Abate

Rosanna Morace
Le stagioni narrative di Carmine Abate. Rapsodie di un romanzo-mondo
RubbettinoUniversità,  2014       €  15,00

raffaele  taddeo

L’interesse alla scrittura di Carmine Abate sta sempre più crescendo specialmente dopo che è risultato vincitore del premio Campiello nel 2012. Parecchi elementi rendono l’opera dello scrittore calabrese interessante e significativa nel panorama letterario italiano. Innanzitutto la lingua che spesso è costituita da frasi, parole tratte dalla lingua arbërisht, cioè dei discendenti degli albanesi trasferitisi in Italia verso la fine del 1400; anche il dialetto calabrese fa capolino nei suoi scritti che sono perciò compositi, ma non possono mai considerarsi opere dialettali, anzi la struttura linguistica italiana è dominante ed è efficace. Un secondo aspetto che rende interessanti le opere di Carmine Abate è quello relativo alla tematica, centrata molto spesso sulla migrazione così che i suoi testi spesso vengono considerati appartenenti a quella nicchia letteraria della Letteratura della migrazione.  “E’ dunque all’orizzonte della letteratura della migrazione e transnazionale che si dovrà guardare per un corretto inquadramento storico critico dell’autore”, dice la studiosa Rosanna Morace, che ha voluto indagare in tutte le sue sfaccettature nel  saggio Le stagioni narrative di Carmine Abate – Rapsodie di un romanzo-mondo l’opera dello scrittore calabrese per individuare più profondamente la sua poetica e consegnare un’opera critica che attiri maggiormente l’attenzione su di lui.
Il saggio della Morace è ampio e molto analitico perché spazia su tutta la produzione di Abate senza tralasciare nulla, dai primi testi di narrativa e di poesia a quelli più meditati e maturi degli ultimi anni.
Una prima considerazione sul testo della studiosa è da fare relativamente alla ricchezza bibliografica che va dagli scritti di critici alle numerosissime recensione fatte ai  romanzi dello scrittore calabrese. Già questo aspetto fa del testo della Morace un lavoro serissimo e appassionato.
Sono molti i punti che la studiosa individua e sottolinea nella poetica di Carmine Abate. A me pare che tre di essi siano fondamentali. Il primo è  relativo alla condanna per tutto il mondo dell’ ‘andragheta, della camorra e della mafia. Alcuni testi hanno questo tema come dominante come ad esempio l’ultimo romanzo Il bacio del pane, ma anche in quasi tutti gli altri romanzi il rifiuto di ogni accettazione del mondo malavitoso è presente e vorrei dire strutturale. L’aver rilevato questo aspetto non solo rende onore alle fatiche dello scrittore calabrese, ma esalta la forza morale ed etica dei suoi testi, così che si può affermare che Carmine Abate sia uno degli scrittori più impegnati nella denuncia e lotta contro le queste organizzazioni che certamente non solo non portano onore all’Italia, ma specialmente frenano lo sviluppo e la modernizzazione del paese.
Un secondo elemento che è da considerarsi centrale è il rapporto fra presente, passato e futuro, ove il passato è molto spesso legato al territorio di origine, alle storie, ai miti della comunità. Aspetti che costituiscono le radici che permettono la possibilità di un’efficace vita del presente, ma nel contempo quella di un futuro senza legami melanconici o romantici con lo spazio e la storia del passato. Quasi tutti i personaggi di Carmine Abate sono degli emigrati che del ritorno fanno uno strumento per riacquisire  forza e consapevolezza del proprio essere e di quello che li  può aspettare. I personaggi dei romanzi dello scrittore calabrese muovono “il passato verso il futuro”, scrive ancora Rosanna Morace.
un terzo aspetto significativo è l’addizione di personalità acquisite. In altro ambito si dice della pluriidentità, quasi ad indicare una copresenza di identità che a volte però rischiano di cozzare fra di loro in una difficile armonia. Carmine Abate ha coniato questo termine per indicare che una personalità si arricchisce, aumenta le sue possibilità non rinnegando nulla di tutte le esperienze pregresse, non “rinnegando le radici  ma  intersecandole le une con le altre, fondendole in un rizoma e in una storia irrepetibile”, afferma la Morace. L’identità di ciascuno non è solo in continuo cambiamento, concetto che può rischiare di far pensare all’oblio o sottovalutazione di alcuni aspetti della esperienza pregressa,   ma è una sommatoria in cui i primi addendi non possono essere sottaciuti perché costituiscono la base della possibilità della somma.

Il bel saggio della Morace fa capire questi ed altri elementi della personalità artistica dello scrittore calabrese che certamente può ormai dirsi una delle voci più significative ed alte della espressione letteraria nel nostro paese.

28-09-2014