Madre piccola

Cristina Ali Farah
Madre piccola
Frasinetti   2007

raffaele taddeo

Si rimane meravigliati nel constatare la maturità narrativa che Cristina Ali Farah  dimostra con questo primo romanzo, che non si snoda attraverso un percorso lineare e con sequenze narrative organizzate con semplicità, ma si struttura attraverso rimandi, flash-back, riprese, che costituiscono il pregio e la complessità dello scritto.

Non c’è un’unica storia, ma più vicende che si intrecciano, che si rincorrono a costituire un’intelaiatura  e a dare corpo a personaggi diversi, tutti ugualmente importanti.

Non sono eccezionali gli avvenimenti, pur  inseriti in un contesto particolare come quello della diaspora  dei somali  in Italia; distinti in ciò dagli altri migranti eppure accomunati nell’unico mondo degli immigrsati con tutti gli elementi di diversità e di rischio d’ emarginazione che quel mondo sopporta.

Personaggi che vivono sentimenti di accettazione, di rifiuto, di diffidenza, di disagio, piccolo o grande come ciascuno di noi., sentimenti di amore e odio, di rassegnazione, di assunzione di responsabilità o anche di deresponsabilizzazione.  Personaggi segnati da relazioni familiari anaffettive, che devono continuamente ricreare la propria volontà di vivere e amare.

Ma l’aspetto più innovativo del romanzo di Cristina Ali Farah è costituito dall’organizzazione strutturale del romanzo.  La storia è divisa in capitoli che portano come totolo il nome dei personaggi più significativi, ma manca un narratore unico. Il narratore è alternativamente uno dei personaggi, con il tentativo di variare anche il tipo di linguaggio secondo il  personaggio e la situazione in cui il personaggio narra la sua storia.

La prospettiva della narrazione  assume facce sempre mutevoli, dando la sensazione di una costruzione poliedrica e ad incastri, che richiede da parte del lettore ricerca e partecipazione alla soluzione dell’incastro stesso.

Inoltre la dimensione del narratore interno viene proposta attraverso forme variabili:   ora   il diario, ora   la lettera, ora  la telefonata che fanno da supporto all’espediente narrativo.

La non linearità e la poliedricità narrativa,  vero pregio del romanzo di Cristina Ali Farah,  sono in fondo uno specchio, una omologia della realtà che non è mai piana, né semplice.

La struttura multivalente però rimarrebbe solo un espediente narrativo se non fosse accompagnata anche dalla variabilità della lingua dei vari personaggi o narratori interni,  in sintonia con le situazioni narrative proposte. Così  la comunicazione telefonica viene supportata da una struttura linguistica che conserva le tracce del linguaggio che si adopera nell’usare il mezzo comunicativo del telefono. La scelta accurata giunge ad individuare la versione del mezzo e l’opzione conseguente:  non un cellulare, nè schede a scatti, ma solo la   scheda a tempo.  “Three hundred  minutes” sono quelli assegnati alla telefonata.

Lo stesso dicasi della comunicazione mediante resoconto scritto della propria vita in funzione psicanalitica. Si scopre anche la capacità di mutamento del linguaggio   nello stesso personaggio in rapporto alla diversa situazione comunicativa. Così la comunicazione epistolare del personaggio Axad-Domenica, risulta variamente diversamente articolata e impostata quando si esprime informa epistolare, piuttosto che nel resoconto introspettivo.

Si notino ad esempio frasi come queste: “La seconda metà dei vent’anni trascorsi? Vita di diaspora, peregrinazione senza destino”  oppure ” Perché è in questo delirio che mi dipanavo a Roma, città tutta nuova dove sono tornata. Tanto diversa dalla provincia che avevo vissuto. Provincia di tante certezze”:

Frasi ellittiche, che risuonano lontanamente  simili a quelle di Erri De Luca; frasi lapidarie che dimostrano tutta la loro efficacia.

Infine il testo di questa giovane scrittrice, nata in Italia da padre somalo e madre italiana ma vissuta a Mogadiscio, dà uno spaccato significativo del vissuto, della cultura di una comunità, quella somala, insediatasi in Italia e della difficoltà   di conciliare i modi di fare le leggi e consuetudine proprie con quelle   del paese ospitante.

14-05-2007