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Messaggero Veneto Udine

La gente comune di Stanišić

Nuova stagione di incontri culturali alla libreria Equilibri, che si è aperta, nei giorni scorsi, con la presentazione del nuovo libro di Božidar Stanišić, ‘Il cane alato”, assieme all’inaugurazione della mostra ‘Avverbi della tua grammatica” dell’artista Rosa Bernal. Bozidar Stanisic è nato a Visoko (Bosnia) nel 1956, ha lavorato come professore vicino a Sarajevo per diversi anni per poi trasferirsi nel 1992 a Zugliano, in Friuli, dove vive tuttora con la famiglia.
Oltre alla poesia, si è distinto anche nella prosa, pubblicando numerosi contributi letterari e saggistici in riviste e quotidiani e le raccolte di racconti I buchi neri di Sarajevo (1993), Tre racconti (1998), Bon voyage (2003), e il testo teatrale Il sogno di Orlando (2007). Il ‘Cane alato” è una raccolta di sette racconti che l’autore bosniaco ha scritto nell’arco di quindici anni, dal 1991 al 2006. I protagonisti sono spesso degli esuli, che si ritrovano, per scelta o necessità, a mettere in discussione giudizi, valori, prospettive personali e familiari, spesso in seguito al confronto con altre culture. Attraverso le ‘piccole” storie di gente comune, Stanišić racconta la grande storia, la guerra, il confine, il viaggio, la questione dell’identità.
Il suo mondo è il ‘microcosmo”, la provincia, dove, ha detto, «si incontrano volti umani, sfide, segni». I suoi personaggi sono ‘resistenti”, come la sua letteratura, si interrogano, si mettono in discussione per poi rimanere fedeli a se stessi. «In un macrocosmo (la metropoli occidentale) – ha detto ancora lo scrittore – l’artista diventa più consumista che creatore, con il pericolo di non avere più niente da dire». Secondo Stanišić, «oggi la letteratura vive un paradosso, fa domande, ma non offre risposte. Inoltre, da trenta anni ha lasciato il posto ai mass media». «Nella ‘resistenza” – ha concluso l’autore – le arti dovrebbero essere unite, come frammenti di un unico insieme». La letteratura dovrebbe quindi unirsi al cinema, al teatro e continuare il suo ‘dialogo” nelle altre forme artistiche.

Cristina Coari

Messaggero Veneto – UDINE        29012008


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El Ghibli

El Ghibli è un vento che soffia dal deserto, caldo e secco. E' il vento dei nomadi, del viaggio e della migranza, il vento che accompagna e asciuga la parola errante. La parola impalpabile e vorticante, che è ovunque e da nessuna parte, parola di tutti e di nessuno, parola contaminata e condivisa.