Migranti

José Manuel Mateo, disegni di Javier Martínez Pedro
Migranti     trad. di Ilide Carmignani
Gallucci editore, 2013, € 19

Anna Lisa Somma

Per molti, gli immigrati sono – facce scure, mani coi calli, sillabe mal masticate. Non: erano. Non hanno un passato. Non sono mai stati o, tantomeno, sono ancora, semplicemente, Gabriela, Martín o Felix. Figurarsi immaginare un tempo in cui forse hanno addirittura conosciuto la felicità, la paura o una nostalgia dilaniante.

 Eppure, Javier Martínez Pedro – che emigrato lo è stato per davvero – prova a farlo, insieme a José Manuel Mateo, in Migranti, vincitore del premio New Horizons alla Fiera del libro per ragazzi di Bologna (2012). I due autori presentano infatti qui – attraverso una manciata di parole e una grande, unica illustrazione a nastro – l’epica minima e dolce amara di un bambino costretto ad abbandonare il Messico insieme alla sua famiglia per partire alla ricerca del padre, inghiottito dalle autostrade e dai grattacieli americani. Bambino anonimo, voce di mille e mille altri, che racconta in prima persona, con  innocenza, l’infanzia passata fra palme e alberi di papaya, il villaggio che si prosciuga di uomini, e poi la miseria, il muro di Tijuana e, infine, l’inizio di una nuova, precaria vita a Los Angeles.

 D’altronde, ogni anno circa cinquantamila minorenni lasciano il Messico per tentare la fortuna promessa dall’American dream; la metà di loro viaggia senza essere accompagnata da un adulto e non di rado priva di documenti, come evidenzia anche il giornalista Óscar Martínez ne La bestia, reportage che ripercorre le rotte dei messicani in fuga dalla loro terra, già proclamato nel 2013 libro dell’anno dall’«Economist» e dal «Financial Times».

 In Migranti la loro epopea è narrata nell’estesa, complessa tavola che accompagna il testo, originariamente realizzata da Javier Martínez Pedro su carta tradizionale amate d’ispirazione precolombiana. Vi si affollano personaggi e vicende quotidiane, quasi stordendo il lettore, in un continuum ininterrotto in bianco e nero che principia nelle campagne messicane sino a raggiungere l’asfalto e i cristalli delle megalopoli statunitensi. Chini sui campi, stipati in una corriera che li avvicinerà alla frontiera o stretti nell’abbraccio caldo dei flutti del Golfo, Gabriela, Martín e Felix hanno così, finalmente, una storia.

 ottobre 2014