Recensioni

Migrazioni e paesaggi urbani

A.A.V.V. a cura di Melita Richter Malabotta
migrazioni e paesaggi urbani
Cacit-Coordinamento delle Associazioni e delle Comunità degli Immigrati della Provincia di Trieste   2008

Raffaele Taddeo

Come si vive un territorio, un luogo,  come lo si assapora fisicamente o anche spiritualmente, come lo si investe di affettività, è un fatto diversissimo in ciascuno di noi.
Una delle differenze significative fra i vari popoli è l’uso degli spazi, sedimentato da secoli di cultura e di tradizioni.
Ma anche il singolo percepisce il territorio in maniera differentissima da chiunque altro.
C’è chi passa attraverso un luogo velocemente per approdare al più presto possibile al suo rifugio, la sua casa, che sente la più sicura.
C’è chi sembra volere fuggire da casa per andare ad abitare i luoghi che lo vedono camminare. Spesso ci si impossessa anche dei non luoghi come i caffè. Abitudine per altro di letterati a Trieste.
C’è chi strapazza il territorio che attraversa perché solo luogo di transito.
C’è chi invece lo cura e lo abbellisce perché estende la sua casa anche all’esterno.
Ciascuno vive il territorio in modo diverso.
Chi migra ha un doppio problema: capire come gli autoctoni manipolano i luoghi e dall’altra parte   investire di affettività la nuova residenza, pena il prolungarsi del disagio della migrazione.
“La mia città è in realtà un caleidoscopio d’altre città che si sono fatte amare, odiare e dove ho lottato per sentirle amiche benevole. Alcune si sono aperte subito come delle conchiglie accoglienti mentre le altre si chiudevano e con loro la diffidenza è stata reciproca”.
Queste parole di Vesna Stanić  sono la sintesi compiuta di tutto il quaderno migrazioni e paesaggi urbanicurato da Melita Richter Malabotta ed edito dal Cacit (Coordinamento delle Associazioni e delle Comunità degli Immigrati della provincia di Trieste).
Ma il testo antologico è esso stesso un caleidoscopio ove i paesaggi, le città, le case, le piazze, i palazzi sono percepiti in maniera diversa. Ciascuno di loro ha un colore, una sua luce più forte, più tenue, mai offuscata e inespressiva.
La varietà di sentimenti  con cui si è attanagliati dallo spazio dove si arriva a volte può portare a stati nostalgici il migrante che rivede nel luogo di nuova dimora o di transito uno territorio familiare quando l’accoglienza degli autoctoni si esprime positivamente o la cultura recettiva, sedimentata in secoli di passaggio di popolazioni sempre nuove, permettono un rapporto amichevole e affettivo.
Spesso sono suoni e odori a caratterizzare i posti, vocio nei mercati e nelle vie, odori forti o tenui a seconda dei cibi cotti.
Ogni città ha un suo odore, ogni quartiere ne ha uno proprio e diventa tanto più intenso quanto  più lo spazio è occupato come dimora da migranti che spesso con i sapori più intensi della cucina del loro paese annegano malinconia e amarezza, quanto più la solitudine non è sostituita  e vinta da incontri e relazioni cariche di calore.
Trieste in queste descrizioni, poesie, racconti è la città più presente.
Ma le testimonianze poetiche emerse hanno celebrato la dimensione affettiva di ogni luogo dove il migrante si sente “Qui come se fosse “.
L’antologia migrazioni e paesaggi urbani  è anche un insieme variegato di modalità di scrittura, dalla lettera alla poesia, dal saggio al racconto.
Si compie così un viaggio di luoghi e di forme espressive che costituisce la caratteristica precipua di questo testo ricco e interessante  sul piano della conoscenza e della empatia poetica.

 

2008

L'autore

Raffaele Taddeo

Raffaele Taddeo

E’ nato a Molfetta (Bari) l’8 giugno 1941. Laureatosi in Materie Letterarie presso l’Università Cattolica di Milano, città in cui oggi risiede, ha insegnato italiano e storia negli Istituti tecnici fin dal 1978. Dal 1972 al 1978 ha svolto la mansione di “consulente didattico per la costruzione dei Centri scolatici Onnicomprensivi” presso il CISEM (Centro per l’Innovazione Educativa di Milano). Con la citata Istituzione è stato coautore di tre pubblicazioni: Primi lineamenti di progetto per una scuola media secondaria superiore quinquennale (1973), Tappe significative della legislazione sulla sperimentazione sella Scuola Media Superiore (1976), La sperimentazione nella scuola media superiore in Italia:1970/1975. Nell’anno 1984 è stato eletto vicepresidente del Distretto scolastico ’80, carica che manterrà sino al 1990. Verso la metà degli anni ’80, in occasione dell’avvio dei nuovi programmi della scuola elementare, ha coordinato la stesura e la pubblicazione del volumetto una scuola che cambia. Dal 1985 al 1990 è stato Consigliere nel Consiglio di Zona 7 del Comune di Milano. Nel 1991 ha fondato, in collaborazione con alcuni amici del territorio Dergano-Bovisa del comune di Milano, il Centro Culturale Multietnico La Tenda, di cui ad oggi è Presidente. Nel 1994 ha pubblicatp per il CRES insieme a Donatella Calati il quaderno Narrativa Nascente – Tre romanzi della più recente immigrazione. Nel 1999 in collaborazioone con Alberto Ibba ha curato il testo La lingua strappata, edizione Leoncavallo. Nel 2006 è uscito il suo volume Letteratura Nascente – Letteratura italiana della migrazione, autori e poetiche. Nel 2006 con Paolo Cavagna ha curato il libro per ragazzi Il carro di Pickipò, ediesse edizioni. Nel 2010 ha pubblicato per l’edizione Besa La ferita di Odisseo – il “ritorno” nella letteratura italiana della migrazione.