Valentina Di Cesare, Michela Valmon
Oceani allo specchio
Radici edizione, marzo 2026
Curata da me e Michela Valmori e pubblicata da Radici Edizioni nel marzo 2026, Oceani allo specchio. Voci in dialogo dalle diaspore è il secondo volume della collana “Strade dorate” di cui mi occupo per il medesimo editore. Si tratta di un’antologia che affronta il tema della diaspora da una prospettiva originale: non soltanto attraverso le storie di chi lascia l’Italia, ma anche attraverso quelle di chi arriva in Italia, o da chi vi è nato da familiari con background internazionale, portando con sé altre lingue, memorie e appartenenze. Ventiquattro autrici e autori costruiscono così un mosaico narrativo in cui migrazione, identità e sradicamento diventano esperienze plurali e reciprocamente comunicanti.
Il merito principale del volume sta proprio nella scelta di mettere in relazione due movimenti apparentemente opposti: partire e arrivare. Ne nasce un dialogo che supera la tradizionale distinzione tra “noi” e “loro” e mostra quanto le identità siano, soprattutto nell’esperienza migratoria, mobili, stratificate e continuamente ridefinite. La lingua italiana assume un ruolo centrale: è talvolta lingua d’origine, talvolta lingua acquisita, ma soprattutto diventa uno spazio comune nel quale raccontare la distanza, la perdita, la memoria e la possibilità di ricominciare.
I testi, diversi per provenienza e sensibilità, alternano scrittura autobiografica, racconto e poesia, restituendo alla diaspora una dimensione concreta e personale. Accanto alla nostalgia e alla fatica dell’inserimento emergono infatti la ricchezza delle appartenenze multiple e la possibilità di trasformare lo sradicamento in una nuova forma di consapevolezza. Non c’è, dunque, un’unica esperienza migratoria: ci sono storie differenti, spesso contraddittorie, che trovano nella letteratura un luogo di ascolto e di confronto.
In questa prospettiva, l’antologia si colloca significativamente nel campo della letteratura transnazionale, una letteratura che mette in discussione l’idea che lingua, cultura e identità debbano necessariamente coincidere con i confini di uno Stato. Le storie raccolte in Oceani allo specchio attraversano infatti più geografie e più appartenenze: il luogo da cui si parte continua a vivere nella memoria, mentre quello d’arrivo modifica progressivamente il modo di guardare al passato. La distanza geografica diventa così anche una distanza interiore, ma può trasformarsi in una risorsa conoscitiva: guardare un luogo da fuori permette talvolta di riconoscerne aspetti prima invisibili. La lingua italiana assume un ruolo centrale in questo processo. È lingua d’origine per alcuni, lingua acquisita per altri, ma soprattutto è uno spazio di incontro. Scrivere in italiano significa, per le voci della raccolta, appropriarsi di una lingua e contemporaneamente trasformarla, portandovi dentro accenti, memorie, immagini e patrimoni culturali differenti. La lingua diventa dunque uno dei luoghi privilegiati della costruzione identitaria: non un territorio chiuso, ma una casa mobile, capace di accogliere esperienze diverse.
Il volume raccoglie i contributi di Venero Armanno, Antonio Casella, Ricardo Cattani, Anna Foschi Ciampolini, Gabriella Contestabile, Mario Contini Junior, Asmae Dachan, Mike Dell’Aquila, Erminia Dell’Oro, Kossi Komla Ebri, Silvia Falsaperla, Yvonne Fracassetti Brondino, Nader Ghazvinizadeh, Kamela Guza, Hanane Makhloufi, Gassid Mohammed, Sonia Lima Morais, Rahma Nur, Gianna Patriarca, Marinette Pendola, Angelica Pesarini, Rossano Rosi, Jo Sumerland, Marco Wong. La prefazione è di Pap Khouma e le postfazioni sono di Martino Marazzi e di Raffaele Taddeo.