Oltre Babilonia

Igiaba Scego
Oltre Babilonia
Donzelli 2008

Raffaele taddeo

Molteplicità di personaggi, molteplicità di storie, molteplicità di linguaggi. I romanzi di Igiaba Scego sono più elaborati, più complessi, più articolati. La scrittrice usa una focalizzazione mutipla nel senso che la realtà è vista con gli occhi non del narratore che tira le fila della vicenda, ma anche di altri narratori, tanti quanti sono i personaggi.
In questa Babele  di voci e narrazioni ogni volta, ad ogni capitolo,  bisogna “resettarsi” per riannodare le fila della vicenda.
Tre aspetti risaltano in maniera significativa e determinante:
a)      La fisicità.  I sentimenti nel loro manifestarsi sono contrassegnati da registrazione e modificazione di ordine corporeo.  In altro momento  era già stato segnalato questo aspetto che  nel romanzo Oltre Babilonia romanzo emerge violentemente facendo risaltare la unicità dell’essere uomo che è fatto di intelletto pensante ma che viene, a seconda dell’intensità delle relazioni e delle emozioni, investito da una pressione del proprio corpo che si concreta nelle sue  manifestazioni più vitali e fisiologiche.
b)      Il postcolonialismo. Questo romanzo di Igiaba Scego è inseribile all’interno del filone postcoloniale che in Italia si sta sviluppando in questi ultimi anni.   Aspetto significativo  già   affrontato dalla scrittrice Erminia dell’Oro, fugacemente da Shirin Fazel Ramzanali, ultimamente in maniera più significativa e più vigorosa da Gabriella Ghermandi nel suo volume “Regina di fiori e di perle”. Ciò che più incisivamente emerge da questo romanzo è l’attenzione prestata alla politica italiana anche dopo la seconda guerra mondiale nei confronti dei paesi del Corno d’Africa e in special modo dopo aver ricevuto da parte dell’ONU l’Amministrazione fiduciaria della Somalia. I governi che si succedettero in quel decennio non fecero altro che continuare una forma politica simile a quella antiguerra, diventando corresponsabili della tragedia che poi ha colpito quel paese da un certo momento in avanti, senza più un attimo di pace.
c)      L’ottica femminile.  Il romanzo è scritto al femminile perché caratterizzato e percorso da una visione del mondo colto con gli occhi della donna.  Non ci si accorgerebbe di questo se non per le descrizioni degli aspetti fisiologici della donna,  delle sensazioni erotiche descritte che  vengono proposte a partire dall’essere donna.
Non è solo un romanzo rivendicativo sul piano politico perchè sono trattate con delicatezza e compartecipazione emotiva storie  di donne che difficilmente riescono a riacquistare la loro identità femminile dopo aver subito violenza da piccole. Un peso che ci si porta addosso quasi fisicamente  per tutta la vita perché rende incapaci di  potersi innamorare, incapaci di saper cogliere la felicità che un amore profondo può offrire. Ma anche storie di uomini  violentemente privati della loro virilità e quindi impossibilitati a poter abbracciare una donna per sentire la propria mascolinità e la propria generosità generativa.
Persone che si amano, si perdono, si riprendono, ritrovano la loro dignità nel rapporto con figli o con amici.
Storie che si intrecciano in territori diversi, in rapporti di persone appartenenti ad etnie diverse, storie di lingue che si mescolano, si intrecciano in uno sforzo di comprensione che porti ciascuno fuori dal proprio isolamento, vero inferno e condanna dell’essere uomo.
Il romanzo di Igiaba Scego fa intravedere la possibilità di sviluppo creativo e poetico di una scrittrice che è riuscita finora a dimostrare entusiasmo, professionalità e talento pur in una struttura narrativa che sembra, a volte, ripetersi.

31-12-2008