Narrativa transnazionale

Orfana

Soraya era figlia unica, perché la madre era morta nel darla alla luce, viveva con una zia così povera da essere costretta a lavorare fuori casa.

Il padre aveva preso una seconda moglie dopo la nascita della bambina, ma morì poco dopo per un tumore; probabilmente la perdita della prima moglie che tanto aveva amato lo aveva segnato irrimediabilmente.

Soraya non solo era rimasta senza i genitori ma non aveva mai conosciuto neanche i quattro nonni, le persone che di solito si prendono cura dei piccoli rimasti orfani. E per una bambina è bello stare con i parenti.

Dopo la caduta dei talebani e il rientro in patria di molti emigrati arricchitisi all’estero, l’Afghanistan era in crescita sotto tanti punti di vista.

Soraya aveva cinque anni nel 2003. Mentre i ragazzi, e anche le ragazze, cominciavano a frequentare le nuove scuole statali, belle ed eleganti, e giocavano per la strada andando e tornando, lei stava in casa della zia ad aiutare nei lavori domestici e a tenere i bambini. Non poteva nemmeno essere adottata da una famiglia ricca per poter studiare anche lei … è vietato dal Corano quando ci sono consanguinei. Anche se molti paesi musulmani hanno modificato la propria legge, in Afghanistan, o meglio in quei villaggi intorno a Ghanzi, si seguiva la legge imposta dal Corano e dalla tradizione.

Di sua madre non era rimasta neanche una foto e nemmeno c’era qualcuno che potesse disegnarne la figura, la piccola andava allora davanti allo specchio e guardandosi immaginava come poteva essere stata sua madre, ma non il padre; non sapeva se era simile a suo padre.

Soraya si occupava tutto il giorno dei figli di sua zia.

I bambini erano piccoli ma numerosi, e lei diceva dentro di sé: “Voi siete parenti, è vero, ma non vi posso educare a mio modo, vi posso solo far star buoni e non far piangere, non lasciarvi mangiare quello che capita, stare attenta che non vi facciate male; devo trattarvi bene altrimenti la zia mi butta fuori di qui ‘

Questa, se era stanca la sera quando tornava dal lavoro, la lasciava sola a preparare la farina per fare il pane per il giorno successivo. A volte lo zio partiva presto la mattina per lavorare lontano e aveva bisogno di pane caldo, quando avevano un po’ di latte o di olio, lei faceva un pane condito più saporito.

Soprattutto in primavera, quando gli animali andavano a pascolare e mangiavano fiori e erbe fresche e la montagna è più fertile, coltivata dagli uomini e irrigata dalla pioggia, si poteva vivere meglio. In autunno o in inverno si mangiavano solo una volta alla settimana cibi con olio o yogurt, in primavera più spesso, addirittura anche a colazione si mangiava pane e burro di casa. La vita del contadino afghano è stagionale: in primavera, grazie alla natura lussureggiante, c’è la possibilità di variare i cibi, mentre in inverno si è costretti a mangiare quasi solo la carne che si era fatta seccare alla fine dell’estate, a volte questa carne conservata in luoghi polverosi o umidi mette i vermi, ma nonostante questo si mangia lo stesso, dispiace buttare via la grazia di Dio, basta farla bollire ore e ore.

Soraya non poteva fare troppi commenti sulle decisioni degli zii ben sapendo che sarebbe rimasta in quella famiglia fino al massimo a diciotto anni, grazie a Dio era bella e poteva avere tanti corteggiatori.

Le sere in cui sua zia era più serena cominciava a raccontarle di sua madre, ‘Sai, tua madre diceva che se avesse avuto una figlia femmina le avrebbe dato il figlio del nostro vicino, Qayum, lui ha 9 anni adesso, l’età giusta!

E Soraya si interrogava:

  • “Come faccio a crederle? Per farmi felice continua ripetere due parole che forse aveva sentito veramente o forse no. Oppure mi porta al cimitero dove io nemmeno riesco a credere che quello sia davvero il luogo di sepoltura di mia madre: sono tre massi, tre pietre su una tomba, neanche un’immagine…
  • Mia madre era più grande di lei, lei non può sapere nulla della sua infanzia, in ogni caso mia madre non le avrebbe raccontato la sua infanzia perché lei ne fosse la sua custode per me …
  • Madre e padre… voi non ci siete più, quando cammino ho la testa vuota, il cuore vuoto, vedo strade vuote davanti a me, perfino quando mangio porto la mano vuota alla bocca, vuoto tutto intorno a me, vuoto perché non ho una guida …
  • Potrei avere una famiglia e raccontare ai miei figli la mia e la vostra storia solo immaginandola? ‘

Al mattino quando si alzava, Soraya si lavava e pregava, alla fine pregava anche per i parenti mai conosciuti, non poteva fare altro per loro. Di solito una volta all’anno si facevano celebrazioni in onore dei defunti, si chiamava a casa la gente del villaggio a leggere il Corano, trenta persone per trenta capitoli, il tutto finiva in un’ora, era solo una lettura, cosi era sufficiente. Lei invece pregava individualmente per loro perché la potessero sentire durante l’orazione, come le avevano insegnato. Non poteva dare elemosine, non possedeva nulla, ma immaginava che quando avesse avuto una famiglia avrebbe rimediato, con soldi suoi. Poi, invece, iniziava a valutare che quando avrebbe avuto un pretendente una parte consistente dei soldi del contratto lo avrebbe intascato lo zio che l’aveva mantenuta, il poco che sarebbe avanzato sarebbe stato speso per la celebrazione del matrimonio, quei soldi non sarebbero mai stati suoi…

E proprio perché era molto bella all’età di 16-17 anni cominciarono ad arrivare i corteggiatori, il prezzo fissato dallo zio era alto, non tutti potevano permetterselo, e questo per lei era un indizio positivo perché era segno che sarebbe andata sposa in una famiglia ricca e avrebbe realizzato il suo sogno.

Non tutto sarebbe stato pagato in contanti, il pretendente avrebbe dato anche animali, tranne ovviamente animali impuri come l’asino o che non avevano un valore monetizzabile come i cani. Poi ci sarebbero stati anche da trenta a sessanta vestiti, questi venivano preparati dalla famiglia della sposa mentre la famiglia del ragazzo avrebbe comprato solo il tessuto, cotone per lo più e… argento, un tipo d’argento particolare a forma di moneta che, bucandolo, si poteva attaccare sui vestiti e davanti ai cappelli.

Ogni tanto Soraya si diceva: “Sono nata come un albero che cresce, che fa rami e foglie, senza mai vedere la sua radice; in natura ci sono alberi che fanno frutta e alberi che si seccano dalla tristezza”.

Non aveva mai visto il pretendente che era arrivato ad un accordo con lo zio, veniva da un altro villaggio, e lei non era mai uscita da casa, o meglio dal suo villaggio, se non per andare al cimitero. Dopo essere stata venduta, la settimana successiva il fidanzato sarebbe venuto per la prima volta a casa per buttarle sopra la testa uno “chador”, che era il segno che era stata acquistata e non poteva più avere corteggiatori.

La seconda volta lo sposo sarebbe venuto per conoscerla e parlarle. Soraya era timida, era la prima volta che affrontava un colloquio con un ragazzo giovane, “giovane” perché almeno sull’età aveva potuto intervenire al momento della contrattazione. Ed era ansiosa perché doveva far vedere che era brava, ovviamente anche il ragazzo che affrontava tutto questo per la prima volta era teso e preoccupato.

Il prezzo poteva essere pagato nel corso degli anni, poco alla volta, soprattutto se la ragazza era piccola, anche questo veniva concordato preventivamente. Nel caso specifico lo sposo aveva tre anni di tempo per saldare, in questi tre anni, dopo aver pagato almeno la metà della cifra concordata, i due promessi potevano incontrarsi a casa della ragazza. Ma il giovane, che non sapeva che Soraya fosse orfana, era svantaggiato perché non poteva andare spesso a trovarla in casa degli zii, quando fosse venuto doveva mangiare bene e essere trattato meglio, altrimenti poteva anche lasciare e andare a sposare un’altra.

Prima che arrivasse il fidanzato Soraya, perfino durante il sonno, soffriva, sognando che quando il ragazzo l’avesse toccata, sarebbe stato un assalto per lei, “una ragazza che viene a contatto per la prima volta con un ragazzo, oltre a essere timida, ha paura. Vorrei che non esistesse la notte. ’

Un giorno, quando ormai mancava solo una settimana al matrimonio, stava percorrendo una strada in salita in compagnia della zia, che aveva ormai quasi cinquant’anni. Questa propose di fermarsi un po’ a riposare e colse l’occasione per farle alcune raccomandazioni sull’atteggiamento da tenere nella nuova famiglia, con le mogli dei fratelli di suo marito. Le disse anche: ‘ Tua suocera è vecchia, lava i suoi vestiti, e prenditi cura di lei, non ha una figlia in casa e non sempre le nuore si interessano a una suocera, se non lo fai tu viene mangiata dai pidocchi. Riscalda l’acqua e lava lei con il sapone e i suoi capelli con “dug”[1], ripara le sue scarpe, rammenda le sue calze. E’ vecchia, ha solo più ossa, non ha carne, è cosi magra che sta per morire. Tu sei speciale per lei perché sei la moglie del suo ultimo figlio. Lei ne ha avuti tanti di figli, ha passato la sua vita tirando su figli e figlie e adesso è ridotta così … ‘

Soraya pensava tra sé:” Era questa la fortuna che sognavo per me? Smetto di curare i suoi figli e vado a prendermi cura di mia suocera? Va bene che vivrà al massimo altri cinque o dieci anni, poi spero che mi lasci almeno la sua eredità, anche se l’eredità di una donna è la metà di quella di un uomo. Mi lascerà dei vestiti che non potrò neanche usare”.

Finalmente giunse il giorno in cui i due giovani per la prima volta si incontravano per il fidanzamento. Arrivò lui e lo accolsero con una festa, tutti i vicini erano invitati e lei venne con una pecora detta “pay vazi”, letteralmente ‘aprire i piedi’. E c’erano tanti regali per lei. Quando finì la festa i due fidanzati si ritirarono in una camera, in altri casi, per chi ha una casa piccola, l’incontro avviene in cucina.

Rimasero da soli per alcune ore, le prime parole furono pronunciate dal fidanzato mentre la ragazza era completamente coperta e continuava a nascondere il viso come se il suo volto potesse essere bruciato dal sole, in realtà era lui il sole per lei, era lui che l’avrebbe accompagnata per tutto il resto della sua vita. Con lui finalmente avrebbe potuto sfogarsi e raccontargli tutte le cose che le aveva detto la zia, da lui voleva apprendere come si viveva con una mamma e un papà.

Il giovane la salutò educatamente, cercando di prendere la sua mano che era nascosta tra le vesti; le donne afghane vestono con molti abiti, uno sopra l’altro non solo per motivi religiosi ma anche per tradizione.

Sempre lui le fece girare con dolcezza la testa per vedere il viso e scoprì che stava piangendo. Le chiese: ‘ Perché piangi? Mi conosci, no? ’  Non dissero altro, come due sconosciuti.

“Come faccio a conoscerti? ‘ si risolse a chiedere Soraya ‘E’ la prima volta che ti vedo, sei di un altro villaggio lontano da qui”. Continuò il ragazzo: ‘Io non conosco la tua vita né i tuoi parenti, ma conosco il tuo viso da molto tempo, un giorno sono venuto in questo villaggio per vedere le ragazze di qui, sei stata l’unica a cui mi sono interessato. Ho chiesto a mio padre di venire a casa tua a chiedere ai tuoi.  Eri tu quella che volevo. ‘

Rispose la ragazza: ‘Allora vuoi solo una ragazza bella? ’

‘Si la voglio bella! Intelligente, educata.

Soraya aggiunse: ‘La bella deve essere tenuta in un posto speciale, non deve fare certi lavori pesanti come le altre donne e ha bisogno di vestiti belli e raffinati …

Il ragazzo rispose convinto: ‘Io metterò tutto a tuo disposizione, i miei sono abbastanza ricchi, ho altri tre fratelli ed io sono appena tornato dal Kuwait con un po’ di soldi.

Ti terrò in una bella camera invece che in cucina che è tutta nera di fumo e puzza di animali’.

La cucina di una casa contadina era composta, di solito, da una parte dove si preparavano i cibi e un’altra dove si ricoveravano gli animali, chi non aveva camere in più dormiva in cucina vicino al forno di fango, profondo come un pozzo.

Lui pronunciò per la prima volta la parola “amore”. ‘Amore, tu non piangere senza conoscermi, la nostra vita insieme non è ancora cominciata, questo è solo il primo incontro. I nostri problemi li dobbiamo risolvere noi; da noi stessi devono partire le cose belle, se io e te siamo uniti nessun altro ci può imporre regole! Io sono più grande di te, ho girato altri paesi prima di conoscerti, non ti preoccupare. Se sei agitata raccontami quanto vuoi della tua famiglia e della tua infanzia. ’

Non disse altro, si guardarono negli occhi reciprocamente.

Il ragazzo andò in camera da sua madre. Sua madre sorrise e disse: ‘ Figlio mio, come va? Come è andata? ‘ Prima di avere una risposta aggiunse a voce bassa “Lei non ha né padre né madre, i tuoi suoceri sono suo zio e sua zia, sono delle brave persone.

Il figlio disse con le lacrime agli occhi: ‘ Io per lei vorrei essere come padre, madre e fidanzato! Mamma, potevi dirmelo prima che è orfana, ora non importa, quando le do i suoi regali? tra quanto posso rivederla?

La madre rispose: ‘Io non potevo dirtelo, prima volevo vedere se ti piaceva davvero. Se voi due andate d’accordo tutto il resto viene dopo…

Tutte le decisioni vengono dai genitori o da altri parenti vicini e lontani, non sempre le figlie senza un padre capo della famiglia vengono educate bene, molte volte scappano da casa perché le parole di una madre, o vice madre, spessissimo non vengono ascoltate. ‘

Il figlio chiese anche a sua madre se poteva avere il primo rapporto con Soraya. La madre rispose: ’ no, figlio mio! Facciamo tutto a casa nostra. Vorrei festeggiare bene visto che sei il mio piccolo, l’ultimo figlio della mia vita. Lo zio aumenta continuamente la spesa per ogni cosa ed è meglio che la portiamo al più presto possibile a casa nostra. ‘

Fissarono il giorno del matrimonio, le due famiglie fissarono la quantità di gente che potevano portare, e quante pecore, mucche, pani… i genitori tornarono a casa mentre il ragazzo rimase altri due giorni con la sua fidanzata.

Una mattina si svegliò che lei era seduta vicino al suo letto, a tutta prima lui non l’aveva vista, aprì gli occhi pensando: “Era mio grande desiderio mangiare “nari-yei khosor madar” (cibo degli suoceri), se lei non ha conosciuto la bellezza di una vita con i suoi, non potrò vederla neanch’io, il problema di questo mondo è che gira e gira per tutti noi”

Lei vide che era sveglio e disse gioiosa: Amanullah buongiorno tesoro! Hai dormito bene?

Rispose: ‘ Si, mentre dormivo stavo bene, ora che mi sono svegliato meno, perché durante il giorno vorrei vedere le persone che desidero e non posso farlo … amore mio, non mi riferisco a te, ma ti capisco. Io non posso sostituirli, ma posso esserti vicino in qualsiasi momento, questo ti prometto … ora facciamo colazione e sorridiamo anche se non viene spontaneo, poi vado a casa…

La ragazza non poteva stare quanto voleva con il suo fidanzato, perché, non avendo genitori, doveva mantenersi facendo regolarmente tutti i servizi. Lo zio era severo a casa. Il dolore della fidanzata intanto era entrato anche nel cuore del ragazzo, tornò a casa, invitò la gente per il giorno del matrimonio e preparò la spesa per il pranzo nuziale.

Partirono con tutti gli invitati e con due asini in più perché al ritorno sua madre e la zia sarebbero venute con l’asino, all’andata sua madre montò un cavallo e solo Dio sa come si sentiva su quella cavalcatura: “Forse è l’ultima volta che salgo su un cavallo, ma che festa faremo! Ho anche preparato dei fazzoletti per ballare.

Quando arrivarono la sera, furono suddivisi tra le famiglie del villaggio a seconda del numero e delle possibilità di ciascuno. Si passò la notte festeggiando e ballando fino a tardi. Fu messa anche musica pashtun, anche se non fa parte della tradizione, ma andava bene per le danze dei giovani.

Si riunirono tutti in una stanza poiché è obbligatorio far ballare il fidanzato e la sua mamma o la persona che lo accompagna, lui balla con gli uomini e la madre sta in mezzo alle donne con un “saz” in bocca, uno strumento musicale a fiato, e due fazzoletti in mano o l’angolo dello chador da sventolare.

Il giorno dopo, la gente dispersa per tutto il villaggio si ritrovò di nuovo. Prima di mangiare si fecero dei giochi con le armi o dopo mangiato gli uomini si riunirono intorno allo sposo e le donne intorno alla sposa, i loro vestiti spesso sono a carico del suocero ma in questo caso erano stati pagati metà e metà dalle due famiglie, le foto non esistevano e i ricordi dei momenti importanti non potevano essere rivisti se non con la memoria.

Finito di vestirsi lo zio chiese altri soldi, finché questi soldi non fossero stati pagati non lasciava uscire la ragazza; ovviamente i parenti del ragazzo erano preparati a questa ulteriore richiesta e in questo caso la cifra era ragionevole e tutto andò bene.

La ragazza salì sul cavallo e si fecero le preghiere rituali, il padrone del cavallo, piagnucoloso e insistente, continuava a fare raccomandazioni a tutti ‘Se volete sparare, andate più lontano per favore che il mio cavallo ha paura delle armi da fuoco’.

Il Mullah che aveva finito di pregare disse che non dovevano accendere la musica finché lui era lì presente.

Ma lo sposo si fece baldanzoso: ’ E’ il giorno del mio matrimonio e decido io cosa fare”. E invitò il mullah ad andare avanti, perché voleva accendere gli stereo con una batteria in più in caso si scaricasse; intanto la ragazza sul cavallo pensava “è la prima volta che salgo su un cavallo e spero che sia anche l’ultima che ci salgo con un vestito da sposa”.

Passarono dal cimitero con gli stereo spenti e le armi basse, in silenzio assoluto, ognuno facendo una preghiera per i suoi morti. La sposa non poteva vedere dove erano, aveva il viso coperto e stava sul cavallo più alta di tutti, ma la strada la conosceva bene, l’aveva fatta mille volte con la zia, lo disse allo sposo “eh caro, ho passato ore e ore di preghiere con tutti i miei morti in questo luogo”.

Arrivarono davanti alla casa dello sposo, fecero tacere la musica perché dovevano fare altre preghiere e leggere dei versetti del Corano. Appena fece scendere la sposa dal cavallo, secondo le antiche usanze, lo sposo doveva montare lui e farlo correre per cinque minuti, ovviamente era la prima volta che saliva e non sapeva cavalcare, il padrone della bestia gli indicò come comportarsi per farlo girare a destra e a sinistra. ‘se non sai, non farlo correre, tieni duro, se molli il cavallo corre! E invitò ancora tutti a non sparare con i Kalašnikov.

Ovviamente anche nella casa dello sposo la sezione delle donne era separata da quella degli uomini, ma tutti continuavano a ballare e le donne andavano di continuo a vedere la sposa alzando lo chador. La madre, che era vecchia e stanca, nel frattempo si era addormentata, aveva fatto molta strada sopra l’asino, sopra una cosa grossa e larga per lei, che aveva gambe secche e che non poteva più muoverle agilmente. Passarono altri tre giorni di festa e la gente continuava a venire a vedere la sposa, anche se solo alle donne era permesso farlo davvero, mentre gli uomini, i suoi vicini, avrebbero potuto conoscere il suo viso solo dopo mesi o addirittura anni. Dopo la terza notte furono chiamati il mullah e il padre del ragazzo per fare da testimoni al “nikah”, il suggello definitivo, dopo il quale gli sposi potevano iniziare ad avere rapporti. Se la ragazza aveva il ciclo mestruale, il rito poteva essere rimandato.

Se tutto era a posto, il giorno dopo si poteva conoscere se la giovane era vergine o no. La verginità era una cosa positiva e un onore per la donna perché faceva vedere la sua sincerità avuta fino a quell’età.

Il giorno successivo venne sventolato il fazzoletto rituale davanti alle donne e il ragazzo ringraziò la sua sposa ma per la moglie questo era solo il punto di partenza, adesso doveva avere figli, in particolare un maschio…

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[1] Quando non avevano lo shampoo, usavano il siero che si separa dallo yogurt.

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Gholam Najafi