Recensioni

Per chi crescono le rose

Ingrid Beatrice Coman
Per chi crescono le rose
Uroboros     2010

Raffaele taddeo

I mesi di novembre- dicembre del 1989 furono  determinanti per la storia dell’Europa e dell’Occidente. Infatti a novembre cadde il muro di Berlino, qualche mese prima le frontiere dell’Ungheria si erano aperte e si ebbero dei rifugiati politici in Austria. Anche in Romania la fine del mese di Dicembre fu segnata dalla caduta del regime di  Ceauşescu, uno dei più duri fra quelli creatosi dopo la seconda guerra mondiale nelle nazioni dell’Europa dell’Est.
Il romanzo Per chi crescono le rose di Ingrid Beatrice Coman  presenta una storia d’amore nel contesto della fase finale del regime romeno, senza però che se ne avvertano le avvisaglie, sia perché lo spazio ove la storia d’amore viene raccontata è quella di una piccola cittadina della provincia, sia anche per il fatto che i cambiamenti repentini furono quasi una congiura di palazzo aiutata da un intervento pilotato dalla Russia che aveva mal digerito il distacco assunto dal dittatore rumeno nel suoi confronti.  Chi prese il potere dopo aver liquidato il dittatore represse poi manifestazioni che potessero portare a istituzioni autenticamente democratiche.
La storia d’amore, delicata, leggera, intensa fra un’adolescente e un docente di storia può essere considerata quasi una scusa per descrivere la situazione di repressione che vigeva nella Romania degli anni ’80.
Repressione che non tollerava la minima contestazione o per meglio dire il minimo dissenso perché chi era appena sospettato veniva preso e allontanato dalla società, chiuso in manicomi per essere debellato completamente nella sua volontà.
Individui distrutti, famiglie schiacciate, un clima di sospetti e di spie che faceva terra bruciata anche della solidarietà e del rispetto reciproco.
Gli aspetti più significativi del testo della scrittrice di origine romena  stanno proprio nelle analisi psicologiche che si fanno di coloro che subivano direttamente la repressione del regime.
Si descrive l’incapacità e impossibilità a  sopportare torture, specie quella della mancanza del sonno, torture che portavano i malcapitati, senza volerlo per nulla, a dire, fare nomi di complici, a volte del tutto innocenti, pur di far terminare quelle sevizie. Questo stesso fatto  poi portava alla distruzione psicologica dell’io, impossibilitato a riprendere una sua dignità, perché la dignità era stata calpestata.
Ma si descrive anche il dramma di chi non si era voluto piegare a firmare documenti di colpevolezza lasciando che le spese del suo atteggiamento le facessero le famiglie.
Il dramma dell’ostetrica Ileana, la più  brava di quel paese, che non può esercitare, né essere neppure interpellata  perché il marito aveva rinunciato ad addossarsi colpe non commesse.   Per vivere e mantenere le due figlie è costretta a fare l’inserviente di notte in ospedale. Non solo, per poter lavorare è anche costretta a divorziare dal marito.
E’  in questo clima che nasce e si sviluppa l’amore dell’adolescente Magda, figlia di Ileana, con il suo professore di storia Cattalin. E’ un amore che in tempi normali non si sarebbe forse neppure sviluppato perché solitamente i giovani amano e vogliono essere amati da altri giovani. Ma quando ogni prospettiva di vita manca, ogni speranza di un futuro non esiste perché il tempo è segnato dal fare per ore la coda per riuscire ad avere la porzione di latte e pane assegnata,  dalla frequenza a scuola e null’altro perché ogni rapporto con altri è visto con sospetto, allora la possibilità di riempire ad ogni costo il presente diventa una necessità, proprio come la sopravvivenza.
E’ un amore scaturito dalla necessità di considerarsi vivi; non per nulla rimane in sospeso, senza sapere come potrà concludersi, nel momento in cui la liberazione del paese avviene e ciascuno può incominciare a riflettere sulle proprie ferite e ripensare e come riorganizzare la propria vita.
Toccante è la storia della vita di Ileana, che combatte giorno per giorno la sua battaglia, poco convinta della scelta del marito che certamente aveva preposto a lei le sue idee politiche. Quando si ripresenterà, anch’egli delicatamente, come sanno esserlo le persone di vera cultura proprio nei momenti più tristi, un vecchio amico e forse mancato pretendente, Ileana, pur forse rimpiangendo la scelta da lei fatta di optare per l’uomo che sarebbe diventato suo marito, gli rimane fedele e quando la libertà raggiunta dal paese fa aprire le porte del manicomio sarà ancora lei ad essere presente e aspettarlo per riportarselo a casa, anche se giuridicamente era una divorziata.
Significativo è il titolo del romanzo che esprime l’impossibilità della fruizione della bellezza là dove ogni libertà è privata. Le rose crescono là dove c’è possibilità economica e potere politico.

Il romanzo è bello, intenso, delicato nella espressione dei sentimenti.

Gennaio 2011

L'autore

Raffaele Taddeo

Raffaele Taddeo

E’ nato a Molfetta (Bari) l’8 giugno 1941. Laureatosi in Materie Letterarie presso l’Università Cattolica di Milano, città in cui oggi risiede, ha insegnato italiano e storia negli Istituti tecnici fin dal 1978. Dal 1972 al 1978 ha svolto la mansione di “consulente didattico per la costruzione dei Centri scolatici Onnicomprensivi” presso il CISEM (Centro per l’Innovazione Educativa di Milano). Con la citata Istituzione è stato coautore di tre pubblicazioni: Primi lineamenti di progetto per una scuola media secondaria superiore quinquennale (1973), Tappe significative della legislazione sulla sperimentazione sella Scuola Media Superiore (1976), La sperimentazione nella scuola media superiore in Italia:1970/1975. Nell’anno 1984 è stato eletto vicepresidente del Distretto scolastico ’80, carica che manterrà sino al 1990. Verso la metà degli anni ’80, in occasione dell’avvio dei nuovi programmi della scuola elementare, ha coordinato la stesura e la pubblicazione del volumetto una scuola che cambia. Dal 1985 al 1990 è stato Consigliere nel Consiglio di Zona 7 del Comune di Milano. Nel 1991 ha fondato, in collaborazione con alcuni amici del territorio Dergano-Bovisa del comune di Milano, il Centro Culturale Multietnico La Tenda, di cui ad oggi è Presidente. Nel 1994 ha pubblicatp per il CRES insieme a Donatella Calati il quaderno Narrativa Nascente – Tre romanzi della più recente immigrazione. Nel 1999 in collaborazioone con Alberto Ibba ha curato il testo La lingua strappata, edizione Leoncavallo. Nel 2006 è uscito il suo volume Letteratura Nascente – Letteratura italiana della migrazione, autori e poetiche. Nel 2006 con Paolo Cavagna ha curato il libro per ragazzi "Il carro di Pickipò", ediesse edizioni. Nel 2010 ha pubblicato per l’edizione Besa "La ferita di Odisseo – il “ritorno” nella letteratura italiana della migrazione".
In e-book è pubblicato "Anatomia di uno scrutinio", Nel 2018 è stato pubblicato il suo romanzo "La strega di Lezzeno", nello stesso anno ha curato con Matteo Andreone l'antologia di racconti "Pubblichiamoli a casa loro". Nel 2019 è stato pubblicato l'altro romanzo "Il terrorista".