Recensioni

Poesie di fine mondo

Candelaria Romero
Poesie di fine mondo
LietoColle      2010

raffaele taddeo

“dolce poesia di fine mondo/ salvami/ tu che puoi” sono i versi che chiudono la poesia omonima e l’intera silloge. Versi significativi perché sottendono uno degli aspetti più importanti della poetica di Candelaria Romero. Il mondo, la realtà è sempre una minaccia, si riveste spesso di brutalità, di ferocia, di violenza e tristezza. La poesia diventa lo strumento attraverso cui è possibile rivestirla,  ridonarle serenità, gioia, spensieratezza, ma specialmente bellezza.
“Landscape e inscape” sta a significare la disarmonia che esiste fra un fuori e un dentro, la contrapposizione dei colori fra la realtà e l’io;  si raccolgono allora, al fine di armonizzare realtà e interiorità, “cartoline turistiche”, anche se non sempre si è capaci di edulcorare la realtà perché nell’impatto con essa il sogno che sembrava vita rimane assassinato “dal bianco delle lenzuola”.
Questa funzione della poesia serpeggia ovunque da quelle più strettamente improntate al sociale a quelle connesse con il sentimento amoroso.
La raccolta di poesie è divisa in cinque parti: una prima,  di contenuto vario per lo più a caratteristica sociale, dalla migrazione, alla violenza sull’infanzia, dai diritti negati ai lavoratori ai desapareditos.
Una seconda parte, breve, in cui l’attenzione della poetessa è per l’ambiente umano, la città, la natura. Sono poesie di rapida illuminazione che colgono nell’essenziale aspetti particolari della realtà. Ad esempio nella composizione  Roma  in questi due versi (la metà dell’intera poesia)  “Ricordati che sei mortale/ Ricordati che potresti vivere” viene evidenziato il dramma di questa città chiamata eterna che proprio per questo non ha in sé la capacità di capire la propria decadenza, non ha la capacità di riflettere sulla caducità della vita, non riesce a trovare le risorse per rincominciare una nuova vita. Sembra quasi racchiudere il dramma della religione cattolica orgogliosa della propria potenza e incapace di ridarsi energie per rivivere.
La terza parte della raccolta è una specie di tributo dato ai suoi genitori, entrambi scrittori e poeti per i quali Candelaria Romero nutre un affetto particolare.  Si avverte una sorta di dipendenza psicologica da loro. Lei, poetessa, non avrebbe potuto fare che la ricercatrice di versi per non tradire il rapporto amoroso con loro. Significativa la poesia  Figlia di un poeta  ove si dice “Si annebbia lo sguardo/ una strofa mi riporta cieca/ dietro la fronte sudata/ gioco ad essere te.”
Due elementi sono importanti e chiave anche della cifra poetica di Candelaria  Romero: a) “una strofa mi riporta cieca”. E’ un po’ il tema di Baudelaire nella poesia “i poeti” in cui si evidenzia che la poesia quando è tale non può che partire da una sorta di cecità, come Omero, per non vedere la realtà o non vederla nella sua crudezza. Compito della poesia è  invece sublimare, innalzare la realtà continuando così a infondere speranze di salvezza e felicità; b) “gioco ad essere te”. Sembra che il legame quasi ombelicale col padre non si sia mai rotto e spezzato e che l’essere poetessa per Romero sia un continuo confronto e raffronto con il padre.
La quarta parte tratta invece dell’amore e del corpo che ne è coinvolto. In qualche parte lievemente erotica, ma intensa, materiale, come nella poesia Fare l’amore.
Significativa in questo senso è lo stravolgimento del detto paolino  “Dilige e quid vis agis”, il cui il termine diligere, usato dai cristiani  col significato di amore spirituale. “Ama e fai quello che vuoi” qui viene caricato da sensualità; né è sufficiente il titolo della poesia a distrarlo dal suo significato carnale.
L’intera sezione della silloge poetica non prende in esame solo aspetti dell’amore fisico, ma anche la stanchezza del matrimonio, la necessità comunque di ricominciare sempre da capo e “morire insieme”.
L’ultima parte vuole essere un  sorta di inno alla poesia e sostanzialmente si riprende l’ipotesi del senso della poesia che abbiamo tracciato nelle prime righe di questa recensione. Si esamini a fondo la composizionePoesia in cui si ribadisce il concetto della possibilità della poesia di riabbellire la realtà: “Colomba nervosa posa zampe su cumuli di spazzatura/ sole democratico illumina discariche/ in cima la punta risplende/ l’alata depone splendore.”

31-11-2011

L'autore

Raffaele Taddeo

Raffaele Taddeo

E’ nato a Molfetta (Bari) l’8 giugno 1941. Laureatosi in Materie Letterarie presso l’Università Cattolica di Milano, città in cui oggi risiede, ha insegnato italiano e storia negli Istituti tecnici fin dal 1978. Dal 1972 al 1978 ha svolto la mansione di “consulente didattico per la costruzione dei Centri scolatici Onnicomprensivi” presso il CISEM (Centro per l’Innovazione Educativa di Milano). Con la citata Istituzione è stato coautore di tre pubblicazioni: Primi lineamenti di progetto per una scuola media secondaria superiore quinquennale (1973), Tappe significative della legislazione sulla sperimentazione sella Scuola Media Superiore (1976), La sperimentazione nella scuola media superiore in Italia:1970/1975. Nell’anno 1984 è stato eletto vicepresidente del Distretto scolastico ’80, carica che manterrà sino al 1990. Verso la metà degli anni ’80, in occasione dell’avvio dei nuovi programmi della scuola elementare, ha coordinato la stesura e la pubblicazione del volumetto una scuola che cambia. Dal 1985 al 1990 è stato Consigliere nel Consiglio di Zona 7 del Comune di Milano. Nel 1991 ha fondato, in collaborazione con alcuni amici del territorio Dergano-Bovisa del comune di Milano, il Centro Culturale Multietnico La Tenda, di cui ad oggi è Presidente. Nel 1994 ha pubblicatp per il CRES insieme a Donatella Calati il quaderno Narrativa Nascente – Tre romanzi della più recente immigrazione. Nel 1999 in collaborazioone con Alberto Ibba ha curato il testo La lingua strappata, edizione Leoncavallo. Nel 2006 è uscito il suo volume Letteratura Nascente – Letteratura italiana della migrazione, autori e poetiche. Nel 2006 con Paolo Cavagna ha curato il libro per ragazzi Il carro di Pickipò, ediesse edizioni. Nel 2010 ha pubblicato per l’edizione Besa La ferita di Odisseo – il “ritorno” nella letteratura italiana della migrazione.