Racconti e poesie

Pregiudizio e tolleranza

Piacere, sono Il Pregiudizio
dicono io sia un tizio alquanto bizzarro
perché vado in giro armato e sparo
a ogni minimo avvistamento sospetto
ma io non aspetto che sia qualcun altro a tirare il grilletto
per primo
io mi deprimo, senza pregiudicare
e cosa dovrei fare
con quest’ansia che mi rode il petto
non sai mai qual è il difetto
di quello mentre ti guarda stupito
cos’hai da guardare, io non ti do la mano, e neanche il dito
che poi magari ti salta in mente di chiedermi pure il braccio
allora sai cosa faccio
non ti do un bel niente, anzi, ti riempio di botte
ancor prima che tu abbia fiatato
così impari
che con il pregiudizio non si fanno affari
sono io che tiro le fila di questo gioco
e ho un esercito di alleati, alcuni dicono matti
come per loro sarei matto io
perché “non conosco altro dio al di fuori della mia ansia”
ma se uno magari ti dice di essere rosa, e poi si rivela fucsia
e ti fulmina con le sue tinte scioccanti e finte
tanto vale fulminarlo per primo
e così io mi esprimo in anticipo
mi precipito a precisare
che qualsiasi cosa tu vorrai fare
non ce la farai mai contro il pregiudizio
io ti vizio a suon di schiaffi che ti darò.
*
Piacere, sono La Tolleranza
Vivo in una stanza speciale, senza muri
Che si estende a ogni nuovo passaggio
So che potrebbe suonare strano, ma non è un miraggio
Questa stanza esiste davvero, i suoi muri sono un mistero
per coloro che fanno fatica a orientarsi senza le barriere
Ma io sono cresciuta credendo che le frontiere
Debbano avere un unico controllore: il cuore
Non ho problemi con nessuno
Senza i muri guardo oltre le confezioni e le pressioni e le pulsioni meste e disoneste
Ogni tanto il pregiudizio tenta di disorientarmi
Cerca di darmi qualche lezione che non comprendo
Io imparo vivendo a cuore aperto
E lui insegna a vivere in un deserto di cuori
E allora rimango fuori dai suoi muri
E me ne torno nella mia stanza di lusso
Ad osservare il flusso di gente, colori, usanze
Inaugurando altre stanze che si aggiungono alla mia
Sono proprietaria di una dimora sconfinata
Sì, sono fortunata, vivo in abbondanza
Sembra un’unica stanza, ma mio è tutto il mondo

L'autore

Raffaele Taddeo

Raffaele Taddeo

E’ nato a Molfetta (Bari) l’8 giugno 1941. Laureatosi in Materie Letterarie presso l’Università Cattolica di Milano, città in cui oggi risiede, ha insegnato italiano e storia negli Istituti tecnici fin dal 1978. Dal 1972 al 1978 ha svolto la mansione di “consulente didattico per la costruzione dei Centri scolatici Onnicomprensivi” presso il CISEM (Centro per l’Innovazione Educativa di Milano). Con la citata Istituzione è stato coautore di tre pubblicazioni: Primi lineamenti di progetto per una scuola media secondaria superiore quinquennale (1973), Tappe significative della legislazione sulla sperimentazione sella Scuola Media Superiore (1976), La sperimentazione nella scuola media superiore in Italia:1970/1975. Nell’anno 1984 è stato eletto vicepresidente del Distretto scolastico ’80, carica che manterrà sino al 1990. Verso la metà degli anni ’80, in occasione dell’avvio dei nuovi programmi della scuola elementare, ha coordinato la stesura e la pubblicazione del volumetto una scuola che cambia. Dal 1985 al 1990 è stato Consigliere nel Consiglio di Zona 7 del Comune di Milano. Nel 1991 ha fondato, in collaborazione con alcuni amici del territorio Dergano-Bovisa del comune di Milano, il Centro Culturale Multietnico La Tenda, di cui ad oggi è Presidente. Nel 1994 ha pubblicatp per il CRES insieme a Donatella Calati il quaderno Narrativa Nascente – Tre romanzi della più recente immigrazione. Nel 1999 in collaborazioone con Alberto Ibba ha curato il testo La lingua strappata, edizione Leoncavallo. Nel 2006 è uscito il suo volume Letteratura Nascente – Letteratura italiana della migrazione, autori e poetiche. Nel 2006 con Paolo Cavagna ha curato il libro per ragazzi Il carro di Pickipò, ediesse edizioni. Nel 2010 ha pubblicato per l’edizione Besa La ferita di Odisseo – il “ritorno” nella letteratura italiana della migrazione.

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